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| 09 aprile | 18:55

La sfida al "centro" di Ora! Boldrin: "Calenda e Marattin? Pronti a dialogo ma niente alleanze se rimarranno differenze radicali. Venezia? Mi candido oltre le ideologie"

Dalla sfida al "centro" in vista delle politiche alla candidatura a sindaco di Venezia: Michele Boldrin racconta a il Dolomiti le coordinate politiche di "Ora!", il nuovo partito nato dall'esperienza del Movimento Drin Drin. "A livello nazionale – dice Boldrin – ci collochiamo laddove chi ha voglia di cambiare l'Italia e renderla capace di affrontare il futuro vuole collocarsi. Abbiamo insistito, e continuiamo a insistere, sul territorio nazionale per un confronto aperto sui problemi con tutti i partiti, inclusi ovviamente quelli 'ufficialmente' di centro, da Azione a Più Europa fino al Partito Liberaldemocratico"

TRENTO. Mentre si avvicina la tornata elettorale che, nel 2027, traccerà il nuovo panorama politico italiano, alla più ampia sfida tra l'attuale maggioranza ed il campo largo si somma un'importante partita interna al (cosiddetto) centro, dove negli ultimi mesi si è registrato l'ingresso di un nuovo protagonista: “Ora!”, il partito nato dall'esperienza del Movimento Drin Drin e capitanato dall'economista Michele Boldrin – segretario – e dall'imprenditore Alberto Forchielli – presidente. 

 

Proprio Boldrin sarà a Trento questo venerdì (10 aprile) per un incontro – “L'Italia nel mondo che cambia”, alle 20 in Sala Giorgia Depaoli in via Clarina – nel quale, tra le altre cose, si presenterà la visione di Ora! per il futuro del Paese. Visione che s'incardina, dice il segretario a il Dolomiti tracciando le coordinate politiche del partito, sul tema chiave dell'innovazione e che lo stesso Boldrin ripropone, a livello locale, nel lanciare la sua candidatura a sindaco di Venezia per le elezioni di maggio. Ma procediamo con ordine. 

 

Innovazione e classe dirigente: le parole d'ordine di Ora!

 

“Diciamo che nel centro siamo stati collocati in automatico, tra i due 'pollai' – ironizza Boldrin, originario di Padova e da 40 anni professore negli Stati Uniti, dove oggi insegna alla Washington University di Saint Louis – di una politica italiana dominata da blocchi ideologici che si interessano poco o nulla delle questioni concrete della vita delle persone. A noi però importa poco delle etichette, anzi: siamo convinti che questo ideologismo esasperato, che cerca soluzioni ai problemi di oggi in ideologie antiche, sia inutile e dannoso”. 

 

La nascita di Ora!, continua il segretario, è stata di fatto il prodotto di un'iniziativa da un lato matura e dall'altro estemporanea: “Sia io che Alberto Forchielli da anni insistiamo sul fatto che il declino italiano abbia delle cause ovvie, ma che nessuno vuole affrontare: pensiamo per esempio all'istruzione e al sistema universitario, che andrebbero ripensati da cima a fondo, pensiamo al sistema fiscale, all'eccesso di spesa pubblica, specialmente a quella pensionistica e assistenziale nei confronti delle imprese. Sono tutti fattori ovvi per chi si occupa di questo genere di problematiche: la politica italiana ha però deciso che, di fatto, di tutto questo non si parla”. 

 

Un silenzio che, secondo Boldrin, a livello pratico si traduce in una problematica che dovrebbe essere in cima alla lista delle priorità politiche: “La mancanza di innovazione. Per la maggior parte il Paese sta diventando sempre più estraneo al cambio tecnologico mondiale. Un processo che impoverisce progressivamente l'Italia, decennio dopo decennio, e che la rende sempre meno attraente proprio per chi quell'innovazione sarebbe in grado di portarla, ma che non trova qui un ambiente adatto. Dall'altra parte siamo di fronte a un Paese sempre più anziano, sempre più dominato da persone che guardano al passato e che ragionano su un orizzonte temporale molto corto. È in questo contesto che abbiamo lanciato il Movimento Drin Drin: molte persone, e molti giovani, hanno aderito e ci siamo sentiti in obbligo di costruire un partito”. 

 

“Noi pronti a dialogare al centro per costruire un programma”

 

D'altronde, nel (cosiddetto) centro non mancano spazi di manovra politica guardando al 2027. Tra Azione e Partito Liberaldemocratico – rispettivamente il partito di Carlo Calenda ed il gruppo fondato da Luigi Marattin nel marzo dello scorso anno – la sfida, anche per Ora!, è chiara: attrarre le componenti di elettorato più moderate di due poli, quello di centro-destra e quello di centro-sinistra, sempre meno “di centro”. 

 

“A livello nazionale – dice Boldrin – ci collochiamo laddove chi ha voglia di cambiare l'Italia e renderla capace di affrontare il futuro vuole collocarsi. Abbiamo insistito, e continuiamo a insistere, sul territorio nazionale per un confronto aperto sui problemi con tutti i partiti, inclusi ovviamente quelli 'ufficialmente' di centro, da Azione a Più Europa fino al Partito Liberaldemocratico”. 

 

E tra i principali nodi politici sui quali confrontarsi, ovviamente, c'è quello relativo alla politica internazionale: “Pensiamo al Medio Oriente – continua il segretario di Ora! –: noi abbiamo preso posizioni chiarissime di condanna sulle violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, sul ruolo dell'Unione europea. Gli altri partiti di quest'area - sostiene Boldrin - sembrano incapaci di farlo, oppure si allineano, come ha fatto il piccolo gruppo di Marattin, alla posizione israeliana di rifiuto e negazione dei diritti dei palestinesi, di guerra continua e, adesso, di distruzione del Libano. Qualcuno ha preso una posizione netta sulla questione libanese? Eppure sta accadendo qualcosa di simile a quanto visto a Gaza. Noi su questi temi preferiamo essere molto precisi e molto espliciti: per chiunque voglia confrontarsi e trovare un programma comune, noi siamo pronti.  Ma bisogna discutere pubblicamente, non si fanno accordi sotto banco”.

Proprio sull'ambito estero, però, le differenze di vedute oggi sembrano nette: “Se permarranno differenze radicali su questioni fondamentali, semplicemente non si potrà andare assieme. E la politica internazionale oggi è certamente tra queste: dall'energia al commercio, dalla difesa ai diritti umani, dal ruolo dell'Ue al debito pubblico, tutto oggi si decide nell'ambito internazionale, sia relativo al contesto Ue, al rapporto con gli Stati Uniti o con il resto del mondo. Presentarsi uniti ma con idee differenti è inutile: è una delle cause della sostanziale paralisi politica del governo attuale, che sconta le sue divisioni interne e che si limita dunque a fare propaganda più che a governare. Pensiamo alla riforma della giustizia, sulla quale ci siamo espressi favorevolmente pur con riserve: la maggioranza non ha saputo nemmeno gestire una sua riforma, che è stata trasformata in battaglia ideologica e in definitiva bocciata. Coalizioni come quelle che vediamo oggi non fermeranno il declino del Paese: c'è bisogno di cambiare classe dirigente e di attivare la parte produttiva della società civile italiana, quella che oggi fugge all'estero o si nasconde”. 

 

La partita a Venezia

 

Le stesse priorità sono alla base della scelta di Boldrin di candidarsi a sindaco di Venezia, per le amministrative in programma tra il 24 e il 25 maggio 2026: “Conosco Venezia, ci sono cresciuto – spiega il segretario di Ora! – l'ho vissuta sia sulla terraferma che nel centro storico: oggi sento una certa tristezza nel vedere come è ridotta la città. Venezia è un simbolo dell'Italia di oggi: apparenti ricchezze, tanta bellissima arte, turisti che vanno e vengono. Però è una città che si struttura in realtà  su bassi redditi, arretrata sul piano tecnologico, vittima di una decadenza tanto sociale quanto fisica: penso in particolare agli edifici di terraferma, ma anche nel centro storico, se si escludono alcuni hotel di lusso rinnovati grazie a fondi esteri”. 

 

Nessuno – continua – ragiona sul fatto che Venezia sarebbe un luogo ideale per uno sviluppo del terziario avanzato, che presenta un ambiente naturale, culturale, storico e artistico ideale, che ha spazi dove potrebbe aprirsi al mondo e far crescere, con un minimo di iniziativa diplomatica, un grande sistema legato a ciò che oggi genera ricchezza: l'economia della conoscenza. Ci sarebbe grande interesse, ma come a livello nazionale anche in Laguna il problema è la mancanza di una classe dirigente. Destra e sinistra hanno governato per anni, facendo di fatto le stesse cose: l'unica differenza è stata la retorica”. 

 

E lo scontro retorico oggi, dice Boldrin, si concentra in particolare sul progetto che prevede la costruzione di una moschea in via Giustizia, a Mestre. Un'iniziativa di ampio respiro – si prevede, oltre al luogo di culto, la realizzazione di spazi culturali e aree verdi – e di riqualificazione che, prevedibilmente, è al centro del dibattito politico in vista delle amministrative di maggio e sulla quale Ora! si dice fortemente favorevole

 

“A promuovere il progetto – spiega il professore – è la comunità formata da migliaia di persone di fede musulmana che lavorano principalmente a Porto Marghera. Persone che, per la maggior parte, sono purtroppo 'residenti' e non 'cittadini', visto che lo Stato italiano non dà il diritto alla cittadinanza nonostante anni di lavoro e di contributi versati. E per tutta risposta la destra, invece di lavorare per l'integrazione con i religiosi islamici, cercando di evitare estremismi e di estrarre piuttosto il lato positivo che ogni religione possiede, si spacca e si oppone, con la Lega che fa attivamente campagna elettorale contro la moschea. La sinistra invece, timorosa e pavida, aperta alla libertà religiosa solo quanto conviene, non prende posizione. Stiamo parlando di una comunità i cui membri tengono letteralmente in piedi Fincantieri, facendo lavori che cittadini italiani difficilmente farebbero e con salari che non accetterebbero mai. Governare però è anche assumersi la responsabilità di prendere posizione e di dire delle cose: per questo mi candido, è necessario governare la città in maniera seria e intelligente, al di là delle ideologie”.

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