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Trento
10 luglio | 20:15

Caccia al cinghiale con l'arco, Biancofiore: ''Vergogna. Trentino terra cristiana, giunta Fugatti contro il Papa''. L'esperto: ''Io mi fido dei tecnici, pratica diffusa nel mondo''

La discussione sulla delibera trentina si è immediatamente polarizzata con la politica a cavalcare messaggi semplificatori e slogan. Intervista a Marco Olivi, giurista e direttore scientifico del master in amministrazione e gestione della fauna selvatica alla Ca' Foscari

TRENTO. ''Chi ha pensato e approvato questa scelta dovrebbe vergognarsi. Il Trentino non è questo e non merita di essere rappresentato così. La nostra regione è una terra profondamente cristiana, ma la giunta non ascolta il Santo Padre che dice di tutelare il creato''. Chiama in causa persino il Papa, Michaela Biancofiore per attaccare la Giunta Fugatti sul provvedimento che prevede il via libera alla caccia al cinghiale con arco e frecce. Un provvedimento che sta scandalizzando tantissimi ma che in realtà recepisce una modalità di caccia prevista dalla legge italiana da più di 30 anni già diffusa in altri territori anche nazionali e all'estero e che gli esperti (Ispra su tutti) reputano efficace e meno disturbante (si pensi ai rumori) anche per la fauna selvatica. 

 

Il tema è diventato, dal punto di vista politico, terreno di scontro ideologico (da una parte i barbari che usano arco e frecce e dall'altra quelli che sparano pallettoni di piombo, civili contemporanei del 2026 capaci anche di causare danni indiretti gravissimi per il resto della fauna selvatica come il saturnismo nei rapaci) e come sempre accade in queste situazioni la voce degli esperti è stata surclassata da chi urla più forte degli altri allo ''scandalo'' maggiore. Michaela Biancofiore, pasionaria berlusconiana oggi parlamentare di centrodestra eletta in Trentino proprio con la coalizione di Fugatti e soci, definisce il provvedimento firmato dall'assessore Failoni ''una scelta che trovo inaccettabile, crudele e profondamente lesiva dell’immagine della nostra terra. In tutto il mondo stanno parlando del Trentino come di un territorio tribale. E, purtroppo, di fronte a una decisione del genere, è difficile dar loro torto. Non possiamo continuare a raccontarci come terra di natura, rispetto e bellezza, e poi approvare strumenti che condannano gli animali a una lunga agonia. La gestione della fauna è una cosa seria: non può diventare un tiro a segno''. E conclude: ''Continuerò a battermi contro questa delibera e contro ogni forma di crudeltà che offenda gli animali, il creato e la dignità stessa del nostro territorio''.

 

In realtà la caccia con arco e frecce è diffusissima in tutto il mondo, addirittura negli Stati Uniti e in Canada ci sono specifiche "stagioni di caccia con l'arco" dedicate (bowhunting seasons) che precedono quelle con armi da fuoco. Per non parlare di Francia o Spagna. Per capirne di più abbiamo chiesto un parere a Marco Olivi, giuristadocente di Diritto amministrativo all'Università di Ca' Foscari e direttore scientifico del Master in amministrazione e gestione della fauna selvatica: "E' una pratica molto usata in Francia e negli Stati Uniti ma in generale c'è una grande tradizione all'estero e ci sono già alcuni esempi concreti anche in Italia. Nel parco Colli Euganei ci sono un'ottantina di cacciatoriuna decina dei quali è arciere. Penso anche ai Colli berici, in Toscana e in altre regioni".

 

Questo perché in Italia la normativa nazionale consente l'uso dell'arco (non della balestra) nell'attività venatoria. Come detto Ispra nel suo parere (positivo) alla sperimentazione l'ha definita di "particolare interesse" e per questo chiede analisi e aggiornamenti annuali (Qui articolo). "Prima di tutto occorre distinguere l’attività di controllo sulla quale è ora intervenuta la Provincia di Trento, rispetto all’attività venatoria", aggiunge Olivi. "La 'caccia' è un'attività che soddisfa l’interesse del cacciatore subordinatamente alla tutela dell’ambientedella biodiversità e degli ecosistemi. Invece il 'controllo' è un’attività che viene svolta nell’interesse pubblico: per garantire gli equilibri ecosistemici, la sicurezza, la salute pubblica, la tutela di un settore economico etc. E' affidata al personale istituzionale ma c'è la possibilità di avvalersi di cacciatori che devono seguire determinati obiettivi in aree precise".

 

Per esempio quando c'è la necessità di eradicare specie alloctone, la necessità di arginare la Peste suina africana ("Continua a persistere nel nord-ovest italiano e si sta estendendo – seppur lentamente  in nuove aree di LiguriaEmilia e Toscana", così nel parere), di proteggere l'agricoltura da una popolazione estremamente prolifica che si espande velocemente e che danneggia pesantemente i raccolti. "Si persegue un interesse pubblico affidato a personale istituzionale (corpo forestale, guardie forestali e così via) e ci può essere l’ausilio dei cacciatori solo a due condizioni: l'attività dei cacciatori deve essere svolta sotto il coordinamento del personale istituzionale; è necessario che i cacciatori siano muniti di apposita abilitazione (non è sufficiente la licenza di caccia). In buona sostanza il ruolo dei cacciatori nell’attività di controllo è di rendere più efficiente l’azione del personale istituzionale che comunque deve essere compiuta".

 

La formazione, infatti, è un aspetto centrale anche nella risposta di Ispra agli uffici della Provincia di Trento: preparazione tecnica e pratica per arrivare a un'abilitazione (subordinata al pregresso possesso della qualifica di controllore del cinghiale) che si ottiene attraverso un corso. 

 

La polemica verte, anche, sulla sicurezza e il rischio che possono correre escursionistibiker e frequentatori della montagna. "Si punta a far soffrire gli animali. E' un rischio per tutti", così l'Enpa (Qui articolo). L'Oipa parla invece di un "salto indietro sconcertante". Naturali anche le reazioni politiche: "Si inaugura il safari medievale", per Lucia Coppolaconsigliera provinciale di Alleanza Verdi Sinistra (Qui articolo).

 

"Ho letto queste affermazioni come noto il fiorire di tanti esperti. Non è mio compito entrare nel merito, ma penso sia necessario distinguere le valutazioni di tipo politico dalle valutazioni di tipo tecnico. Dal punto di vista politico chiunque può esprimere valutazioni a favore o contro l’abbattimento degli animali selvatici. Invece le valutazioni tecniche devono  essere compiute da tecnici dotati di competenze in materia di gestione della fauna selvatica".

 

La base dunque è il parere positivo di Ispra, che considera arco e frecce un "valido mezzo alternativo all'impiego delle armi da fuoco se utilizzato in base a corretti principi e prassi adeguataInfattioltre all'efficacia terminale, questo strumento permette una maggior certezza dell'identificazione dell'animale oggetto di prelievo (il tiro si realizza a distanze inferiori ai 25 metri), privo di invasività ambientale e offre un'adeguata sicurezza passiva". 

 

L’arco può offrire, sempre per Ispra, un metodo alternativo di prelievo in zone caratterizzate da particolare criticità, cioè dove l’utilizzo di un’arma da fuoco può risultare non agevole o sicuro, così come non in linea a leggi e regolamenti, come per esempio in prossimità di centri abitati o in aree protette. Oltre agli aspetti relativi alle distanze. 

 

"Personalmente mi fido delle valutazioni dell’Ispra che può contare su ricercatori che rappresentano una eccellenza italiana in quest’ambito. In ogni caso al di là della mia opinione personale occorre considerare il ruolo istituzionale dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e quindi la Provincia di Trento deve considerare il parere dell’Ispra. Le valutazioni di Ispra con riguardo all’arco si sono peraltro consolidate negli anni anche in forza del monitoraggio su gran parte del territorio”, conclude Olivi.

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