Il Patt ci riprova e lancia un nuovo progetto politico: “Un'area autonomista e popolare per guidare il Trentino”
I prossimi passaggi del progetto lanciato, viene spiegato in una nota, saranno l'apertura del confronto interno agli organi di partito sulle priorità programmatiche e le basi valoriali su cui far poggiare il fronte comune territoriale e, ovviamente, l'incontro con le forze che decideranno di cogliere l'invito del Patt

TRENTO. Riunire il mondo civico, territoriale e moderato per restituire al Trentino il ruolo di laboratorio politico e sottrarlo alle “logiche romane”. Sembra essere questa la rotta tracciata dal segretario del Patt Simone Marchiori in vista delle prossime scadenze politiche.
Lo ha spiegato all'Auditorium di Garniga Terme, l'evento "Prospettiva Verticale" organizzato dal Partito Autonomista Trentino Tirolese. L'intenzione è quella di “costruire un grande blocco politico territoriale capace di arginare il centralismo dei partiti nazionali e di mettere al primo posto i valori e il sentimento autonomista. Non una sommatoria di partiti ma un fronte comune in grado di riaffermare 'anomalia' positiva e quella funzione di laboratorio che spesso hanno caratterizzato il Trentino”.
Marchiori ha voluto lanciare l'ennesimo appello per unire l'intera area popolare, civica e moderata sotto un'unica, grande visione.
“Lo dobbiamo dire subito: non cerchiamo alchimie strane, non siamo alle prese con tentativi nostalgici, né vogliamo far perdere la riconoscibilità che ciascuno si è conquistato sul campo” ha spiegato Marchiori dal podio. “Ma è giunta l’ora di proporre a questi partiti di trovarsi attorno ad un tavolo lasciando le legittime ambizioni e aspirazioni fuori dalla discussione: l’obiettivo è far tornare il Trentino a quella funzione di laboratorio politico e di 'anomalia' positiva rispetto allo schema nazionale".
Il segretario ha ribadito che il Patt intende giocare questa partita da protagonista, rivendicando il ruolo di motore politico del territorio. “Il Patt non è e non sarà mai un comprimario, un vagone di coda di coalizioni guidate da logiche romane, o un mero portatore di voti. Il Patt rivendica la funzione di federatore”.
L'intenzione è quindi quella di “dettare l'agenda” e di “ispirare e guidare un grande progetto di aggregazione che non debba aspettare che i leader nazionali dettino la linea, ma che scriva la propria azione partendo dalle valli, dal fondovalle e dalle esigenze reali”. Un fronte comune, ha spiegato il partito autonomista, alla prossima tornata elettorale, una grande area autonomista e popolare.
Il Trentino, ha spiegato ancora Marchiori, deve recuperare con forza la sua naturale capacità di connessione e scambio. “Dobbiamo smettere di pensarci come l'estrema periferia nord di Roma o la periferia sud di Innsbruck. Noi siamo una cerniera geopolitica e culturale fra il mondo mediterraneo e quello germanico-mitteleuropeo”.
A fare da cornice e garanzia a questo progetto c'erano i partiti storici dell'arco alpino: l'Union Valdôtaine (con Luciano Caveri), la Svp (con Martin Karl Pircher) e il Bard di Belluno (con Andrea Bona). Una presenza che sancisce la nascita di un'alleanza strutturale interregionale e rafforza il concetto ideologico su cui il Patt vuole fondare la nuova alleanza trentina.
“La differenza tra noi e i partiti nazionali è tutta qui” è la chiosa politica del progetto autonomista. “Loro applicano formule astratte; noi garantiamo la libertà di scegliere e la dignità di governarsi. A tutti i cittadini indecisi, a chi pensa che la politica sia lontana, diciamo: la risposta è qui, nella nostra capacità di autogoverno. Usciamo allo scoperto con orgoglio”.
I prossimi passaggi del progetto lanciato, viene spiegato in una nota, saranno l'apertura nei prossimi giorni del confronto interno agli organi di partito sulle priorità programmatiche e le basi valoriali su cui far poggiare il fronte comune territoriale e, ovviamente, l'incontro con le forze che decideranno di cogliere l'invito del Patt.












