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| 04 agosto | 20:40

''Sei stato un compagno fedele, un collega, un amico silenzioso''. Addio a Zen, inarrestabile cane del soccorso alpino: protagonista di un gesto eroico, ha salvato decine di persone

“Avevamo un dialogo unico. Di Zen ce n’è stato solo uno”. È morto il pastore belga Malinos che col suo fiuto contribuì a salvare decine e decine di vite umane travolte dalle valanghe e disperse in montagna. Il Soccorso alpino piemontese lo ha ricordato sui social, salutandolo con affetto e commozione: era un punto di riferimento per l’unità cinofila e rimarrà per sempre nel cuore di tutti, padrone, soccorritori e soccorsi

Sei stato un compagno fedele, un collega, un amico silenzioso''
di Margherita Tomadini

CUNEO. Dopo aver trascorso una vita a salvare persone travolte dalle valanghe e disperse in montagna, Zen, pastore belga Malinos della 14esima Delegazione Monviso del Cnsas Piemonte è morto, lasciando, dopo undici anni, un vuoto incolmabile

 

A dare la notizia della sua scomparsa è stato proprio il Centro soccorso alpino e speleologico del Piemonte con un semplice, ma toccante messaggio pubblicato sui social introdotto da un “Ciao Zen!”.

 

Insieme al suo conduttore, Sebastiano Faraudo, ha formato un’unità cinofila da valanga e da ricerca in superficie tra le più preparate ed efficienti della Regione: “Decine di interventi a cui hanno partecipato in tutte le stagioni” si legge sempre nel post dedicato a Zen. 

 

La delegazione Monviso, sulla triste vicenda, ha scritto anche una nota inoltrata gentilmente a Il Dolomiti da parte del padrone e condutture di Zen, Sebastiano: “Sei stato molto più di un cane soccorritore: sei stato un compagno fedele, un collega, un amico silenzioso capace di capire ogni emozione. Con il tuo sguardo, le tue corse e la tua voglia di stare accanto a noi, hai reso ogni giorno più bello - raccontano - . La tua assenza lascia un grande vuoto, ma nessuno potrà portarci via i ricordi che abbiamo costruito insieme. Continueremo a sorridere ripensando ai momenti felici, agli intervenuti, alle esercitazioni, ai giochi e a tutto l’amore che ci hai regalato senza chiedere nulla in cambio”. 

Ma ricordarlo è anche e soprattutto il suo conduttore, insegnante e compagno di vita:Eravamo sempre assieme, anche nella quotidianità. Non vederlo questa mattina è stato un duro colpo. Di Zen ce n’è uno solo e questi undici anni sono stati intensi, belli, ma anche impegnativi. Addestrate un cane per questo campo non è semplice: noi due avevamo un modo unico di dialogare" spiega il soccorritore piemontese, descrivendo un legame costruito in anni di lavoro, tanta fiducia reciproca e perfetta sintonia (anche e soprattuto nelle emozioni). 

 

Nel corso della sua lunga carriera operativa Zen ha affrontato parecchi interventi in condizioni estreme (sempre accanto al suo conduttore), sia durante l’estate sia nei mesi invernali, e quando la neve rendeva la montagna ancora più insidiosa, era operativo presso la base dell’elisoccorso dell’aeroporto di Levaldigi, pronto a essere imbarcato in elicottero per raggiungere rapidamente le aree interessate dalle emergenze. 

 

Tra gli interventi che hanno segnato la sua storia resta indimenticabile quello del marzo 2018. Sulle montagne del Cuneese, uno scialpinista di 49 anni rimase sepolto sotto una valanga per quasi cinque ore. Giunto sul luogo dell’incidente, Zen individuò con straordinaria precisione il punto esatto in cui si trovava l’uomo e iniziò a scavare proprio sopra il suo volto. Quel gesto si rivelò decisivo: i soccorritori riuscirono a localizzare e liberare lo scialpinista, che venne tratto in salvo vivo e senza gravi conseguenze.

 

I numeri raccontano quello che (in parte) è stato il suo straordinario percorso: "Nove anni di operatività, 36 interventi di soccorso, cinque ritrovamenti di persone disperse in superficie, lo storico salvataggio in valanga del 2018, oltre 180 mila chilometri percorsi in auto e più di 6 mila euro di spese veterinarie, ma tutto ripagato da cosa vuol dire vivere in simbiosi col proprio cane" ricorda commosso Faraudo

 

 

La sua storia rappresenta la dimostrazione concreta del valore insostituibile delle unità cinofile da soccorso. L’olfatto di un cane addestrato resta uno strumento che nessuna tecnologia è in grado di sostituire, frutto di anni di preparazione e di un rapporto unico con il proprio conduttore. Per molte persone in difficoltà infatti, il primo segnale di speranza è stato proprio il miracoloso arrivo di Zen.

 

Poi, si conclude così la nota della Delegazione Monviso: “Grazie, Zen, per la tua fedeltà, per il tuo cuore puro e per averci insegnato il significato dell’amore incondizionato. Porteremo sempre con noi il tuo ricordo. Aiuta da lassù il tuo conduttore in questo momento provante, corri libero, senza dolore, tra prati infiniti. Noi ti cercheremo nei ricordi più belli e nel posto speciale che avrai per sempre nei nostri cuori. Ciao Zen. Con stima e infinito riconoscimento per il lavoro svolto”. 

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