L'economia trentina al 2040. Tra crisi demografica (-23.500 lavoratori) e priorità sulla ricerca (con 350 milioni in più l'anno), il piano della Provincia: “Obiettivo Pil +40%”
Presentato il piano “Trentino 2040”, per fare il punto sulle prospettive di sviluppo economico e industriale sul territorio provinciale per la fine del prossimo decennio. Spinelli: “Di fronte abbiamo due strade, la prima è l'attesa, la seconda è dire oggi cosa vogliamo essere tra 15 anni”

TRENTO. Maggiori investimenti nelle imprese innovative, valorizzare il capitale umano, rafforzare efficienza e resilienza delle imprese, rendere il credito un partner dello sviluppo. Sono questi i quattro vettori strategici attorno ai quali la Provincia ha incentrato il piano di sviluppo economico-industriale del Trentino per i prossimi anni – con un orizzonte chiaro, sia in termini di obiettivi che di possibili interventi, fisso al 2040.
L'obiettivo, hanno spiegato le autorità provinciali in un incontro per presentare il documento di sviluppo – discusso insieme a categorie, parti sindacali e mondo della ricerca – è di rendere il Trentino “un territorio leader per competitività, innovazione tecnologica, attrazione di talenti, qualità della vita, sostenibilità, interpretando in chiave positiva le grandi transizioni contemporanee, dall'energia al digitale e al ricambio generazionale, e soprattutto facendo dell'autonomia un laboratorio permanente di cambiamento”.
Una visione di ampio respiro che, ha precisato il vicepresidente Achille Spinelli, si concretizza in una serie di priorità e di obiettivi per la fine del prossimo decennio – alcuni dei quali decisamente ambiziosi, a partire da una crescita del Pil al 2040 fissata al +40%: secondo un report del gennaio di quest'anno del centro studi della Cgia di Mestre, la variazione percentuale del prodotto interno lordo in Trentino dal 2019 al 2025 è stata pari al 4,85% in termini reali; non è chiaro se l'obiettivo sia espresso a prezzi correnti o costanti. Oltre alla ricchezza a livello generale, il piano presentato punta anche ad un aumento del 30% della produttività del lavoro – del valore aggiunto per addetto – e del 20% del reddito medio pro capite, con una riduzione del divario salariale pari al 20%.
Il tutto, spiega Spinelli, a fronte di un costo stimato di diverse centinaia di milioni di euro: “Parliamo però di investimenti, che produrranno qualcosa di moltiplicato come risultato per l'economia. Ed è a quello che noi guardiamo maggiormente”. Ma procediamo con ordine.
“Vogliamo governare le trasformazioni in atto, non subirle – ha detto il vice-presidente nel presentare il lavoro –. Trentino 2040 mira a trasformare l'autonomia speciale in un'autonomia tecnologica, integrando innovazione, capitale umano, sostenibilità e principi Esg (ambiente, società e governance), per promuovere sviluppo produttivo e crescita inclusiva su tutto il territorio, le prime azioni riguardano l'attrazione dei talenti, tramite un incentivo commisurato alla tassazione Irpef, il sostegno alla crescita delle imprese attraverso un fondo di equity e il mix casa e risparmio. In quest'ultimo caso si incentiva con premialità Icef la raccolta dai privati cittadini per sostenere il recupero e riqualificazione delle case destinate ai lavoratori, rispondendo anche alle esigenze di manodopera sul territorio”.
Il contesto socio-economico di partenza, ha detto Spinelli, è per molti versi positivo ma presenta comunque diversi campanelli d'allarme: a livello demografico innanzitutto, da qui al 2040 il Trentino vedrà a livello generale una crescita della popolazione pari al 3,8%, alla quale si accompagna ad oggi un sostanziale azzeramento della disoccupazione (al 2,2%). Dati positivi, ai quali si affianca però una perdita di oltre 23.500 lavoratori, portando la percentuale di over 65 al 31,2%. Una sfida, quella demografica, alla quale le autorità vogliono rispondere con una maggiore attrattività, in particolare per quanto riguarda la ricerca.
Già oggi nel territorio trentino l'investimento in ricerca è sviluppo è pari all'1,6% del Pil, ben sopra l'1,4% medio in Italia – pur con un numero di ricercatori nel pubblico più del doppio (0,79%) rispetto al privato (0,31%) – ma guardando al 2040 la priorità è di rendere il territorio provinciale “un luogo attrattivo per i cervelli, protagonista nelle catene del valore europee e nei nuovi equilibri globali attraverso un modello di sviluppo economico competitivo che sia al contempo ad alta intensità di conoscenza e a basso impatto territoriale”, puntando a uno sviluppo economico “inclusivo delle valli”. In questo contesto il vantaggio competitivo primario del territorio è proprio il sistema di ricerca d'eccellenza (UniTn, Fbk, Fem), di fronte al quale la priorità, anche a livello imprenditoriale, è una transizione “dalla competizione sul costo del lavoro alla competizione sul valore aggiunto, per superare la trappola dei 'bassi salari'”, ha spiegato ancora Spinelli.
Diverse sono infatti anche le criticità dalle quali le autorità sono partite per elaborare il piano di sviluppo: oltre alle già citate problematiche di natura demografica – la cui portata va ben oltre il solo territorio trentino – la Provincia sconta una produttività che fatica a crescere, un significativo divario salariale e una mancanza di competitività per quanto riguarda i profili professionali più alti: “In altre parole – ha detto Spinelli – siamo in grado di formare personale, ma fatichiamo a trattenerlo sul territorio”.
Di fronte a questa situazione sono quattro i vettori di sviluppo economico individuati: evoluzione tecnologica – investire per lo sviluppo di imprese innovative –, capitale umano, efficienza e resilienza produttiva e sistema del credito. Per ognuna di queste voci sono stati elaborati una serie di indicatori, dei valori obiettivo e una serie di interventi da mettere a terra nel primo triennio.
Per quanto riguarda per esempio l'ambito di sviluppo di imprese innovative, tra gli obiettivi c'è la crescita fino al 3% della spesa in ricerca e sviluppo – grazie a un incremento previsto del privato – per un aumento di 350 milioni di euro l'anno, oltre alla crescita del 20% nel numero di brevetti depositati – con particolare attenzione a quelli legati alla sostenibilità e alle tecnologie deep tech. Molti i principali interventi prospettati nel primo triennio, a partire dalla cessione di parte del patrimonio immobiliare di Trentino Sviluppo “a fondi immobiliari esterni per rendere liquide risorse da re-immettere immediatamente a sostegno di nuovi insediamenti o nell'acquisizione di equity aziendale”.
Una misura, ha precisato il vice-presidente, che andrà naturalmente definita nei dettagli ma che potrebbe portare a ingressi di liquidità per diverse centinaia di milioni di euro. Così facendo, dice la Pat: “Si andrebbe a creare un fondo di equity, le cui risorse verrebbero investite direttamente nelle imprese, sostenendone la crescita e favorendo l'insediamento di nuove realtà produttive sul territorio”.
In generale, la priorità in questo ambito sarà di rafforzare il rapporto tra ricerca, tecnologia e sistema produttivo: “Previsto – dice la Provincia – il potenziamento dei poli scientifico-tecnologici (Meccatronica, Manifattura, Scienze della vita, Idrogeno), accanto al sostegno su adozione dell'intelligenza artificiale, valorizzazione dei dati, brevetti, startup e trasformazione digitale dei settori chiave, come agricoltura e turismo”.
Allo stesso modo, una lunga lista di obiettivi sono stati stilati per gli altri vettori di sviluppo: per quanto riguarda il capitale umano, per esempio, si punta ad un aumento del 30% nel tasso di attrazione di lavoratori altamente qualificati e di ritenzione dei talenti formati sul territorio. Tra gli interventi in programma sono state citate nuove politiche dell'abitare – da incentivi per alloggi per lavoratori a delle graduatorie rinnovate, basando i criteri non solo su indigenza e limiti massimi di reddito – alla promozione del territorio fino all'introduzione di una scuola internazionale, per fare del multilinguismo uno strumento di attrazione.
In questo contesto la Provincia punta “a mobilitare il risparmio dei cittadini, attraverso strumenti di investimento destinati al recupero e all'efficientamento energetico degli immobili da destinare ai lavoratori, prevedendo anche incentivi legati all'Icef” con l'obiettivo di “utilizzare il risparmio privato per rispondere al fabbisogno abitativo e sostenere lo sviluppo della comunità”.
“Valorizzare il capitale umano – aggiunge la Pat – vuol dire favorire la crescita dei talenti tramite migliori condizioni lavorative. L'Agenzia del lavoro diventerà un 'osservatorio predittivo' in grado di utilizzare Ia e big data per anticipare i fabbisogni produttivi e abbattendo il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, mentre sono previsti investimenti per favorire una partecipazione femminile nelle discipline Stem, multilinguismo e soluzioni abitative per studenti e lavoratori”.
Per quanto riguarda il rafforzamento dell'efficienza e della resilienza delle imprese, il piano mira “ad aumentare la competitività del sistema produttivo. Sarà incentivata l'indipendenza energetica delle aziende e verrà sostenuta la logistica intermodale lungo l'Asse del Brennero. Grande attenzione al passaggio generazionale e alla valorizzazione del Made in Trentino nel mondo”. Infine, il quarto vettore strategico punta a rendere il credito un partner dello sviluppo: “Significa rafforzare il ruolo del sistema del credito – dice ancora la Pat – come partner strategico dello sviluppo del territorio. Il Fondo strategico Trentino Alto Adige, gestito da Euregio+, rafforzerà il patrimonio delle aziende. Saranno promossi accordi con banche e Confidi per sostenere la transizione verde e il ricambio generazionale, insieme a nuovi strumenti assicurativi per la gestione dei rischi climatici e la tutela nel lungo periodo”.
La cabina di regia per l'intero piano sarà in mano alla Provincia, con il coinvolgimento delle associazioni di categoria, dei sindacati e del mondo della ricerca. I singoli indicatori di risultato verranno monitorati e le singole voci saranno discusse insieme agli attori sul territorio – attraverso dei momenti di confronto e di co-progettazione riuniti nel cosiddetto Valley Roadshow Trentino 2040 –, con l'obiettivo di scartare le iniziative che non dovessero risultare ottimali in termini di risultati raggiunti.
“Di fronte – conclude Spinelli – abbiamo due strade. La prima è quella dell'attesa, che porta al declino. La seconda è più scomoda: significa dire oggi cosa vogliamo essere tra 15 anni, assumendosi la responsabilità delle scelte. Ecco, questo percorso è Trentino 2040, dove il pubblico promuove e pianifica ma i veri protagonisti dello sviluppo sono cittadini, imprese, parti sociali”.














