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Trento
05 agosto | 08:17

Piano industriale, cauti i sindacati: “Primo passo, ma dubbi su stanziamenti e welfare. Mancano le previsioni delle risorse dedicate”

Cgil, Cisl e Uil intervengono dopo la presentazione del Piano economico-industriale 2040 per il Trentino: “Contro la stagnazione e il Pil a zero virgola, non bastano le opere pubbliche, ma servono investimenti su innovazione, crescita dimensionale e internazionalizzazione delle imprese”

Piano industriale, cauti i sindacati: “Primo passo, ma dubbi su stanziamenti e welfare
di Redazione

TRENTO. Piano economico-industriale 2040 per il Trentino, i sindacati: “Un primo passo, ma dubbi su stanziamenti e welfare”. A parlare sono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher, che dopo la presentazione della roadmap della Provincia per lo sviluppo economico del territorio alla fine del prossimo decennio (Qui Articolo). Le sigle ribadiscono l'apertura verso i primi contenuti del documento, chiedendo però fin da subito “azioni concrete per rilanciare industria e terziario avanzato, in una fase di grande incertezza per i settori, alle prese con scenari internazionali sempre più instabili, una crescente concorrenza dei Paesi asiatici e una rivoluzione tecnologica che rischia di spiazzare l'industria europea”.

 

“Il documento presentato oggi – dicono i segretari – è un primo passo, ma manca chiarezza sugli impegni di spesa pubblici e privati. Insomma, non c'è alcuna indicazione sugli stanziamenti. E senza una previsione di risorse disponibili non si può certo dare concretezza ad uno sviluppo più sostenuto del sistema produttivo trentino né si può dare una vera svolta nelle politiche economiche provinciali. Negli ultimi quattro anni il pil pro capite in Trentino cresce in media dello 0,1%. Siamo in piena stagnazione. Lo abbiamo già detto con l’assestamento di bilancio: per andare oltre lo zero virgola non bastano le opere pubbliche, ma serve un’industria e servizi avanzati che rilancino gli investimenti in innovazione e ricerca, puntino sulla crescita dimensionale delle proprie imprese e siano protagoniste nei mercati internazionali grazie all’export. Serve cioè una svolta non solo negli indirizzi, ma anche negli atti concreti di Provincia e sistema delle imprese. Noi non ci arrendiamo ad un destino di declino”.

 

Grosselli, Bezzi e Largher confermano che procederanno ora all'analisi dettagliata dei contenuti del piano “e soprattutto, come fatto poche settimane fa, ne discuteremo al nostro interno coinvolgendo in primis i delegati e le delegate del settore industriale. E se necessario chiederemo modifiche ed integrazione. Quello che ci interessa è che oggi dalle parole si passi rapidamente ai fatti perché il mondo intorno a noi corre e non ci aspetta. Così nella fase di implementazione serve massima condivisione e ci aspettiamo quindi un coinvolgimento continuo delle lavoratrici e dei lavoratori che subiscono per primi gli effetti di una domanda di lavoro schiacciata su occupazioni a basso valore aggiunto e della stagnazione della produzione manifatturiera. Se vogliamo rilanciare contrattazione e salari e quindi l’attrattività del Trentino dobbiamo avere massima convergenza”.

 

I sindacati rilevano però “una sottovalutazione di temi centrali nelle misure prospettate dalla Giunta provinciale, in particolare sul welfare e sul fronte dell'energia: “Su casa e politiche di welfare c'è uno schiacciamento sul privato che non può essere la soluzione. La Provincia dimentica il ruolo fondamentale della bilateralità contrattuale, a partire da Laborfonds e Sanifonds. Nel documento non si parla di investimenti pubblici su invecchiamento e salute, ma solo di apertura al sistema assicurativo privato. Questo è grave”.

 

Infine sull'emergenza energia i sindacati chiedono più coraggio: “Sia per le imprese che per le famiglie, l'autonomia non può limitarsi ad aspettare lo Stato".

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