Under 30, allarme sui redditi: “Paghe basse e scarse possibilità di carriera. La regione non è più la locomotiva del passato: puntare sul ceto medio per rilanciare l’industria”
Non è un quadro roseo quello che emerge da uno studio commissionato da Cisl Veneto sui lavoratori under 30 della regione. Il salario medio è infatti inferiore rispetto alle vicine Emilia Romagna e Lombardia, così come le opportunità di carriera e la nascita di start up

BELLUNO. Non è una regione per giovani: a lanciare l’allarme è Cisl Veneto, che denuncia i bassi salari e le minori opportunità di carriera degli under 30 veneti. “Vogliamo che il Veneto torni a essere modello di sviluppo e crescita: per questo serve una strategia che non si limiti ad interventi congiunturali, ma pensi in grande per fare sistema” è il commento del segretario generale Massimo Paglini.
Non va infatti bene per i giovani lavoratori veneti secondo uno studio promosso dal sindacato, secondo il quale non mancano i punti di forza ma da tempo la regione “non è più la locomotiva del passato” e fatica a tenere il passo con altre confinanti più attrattive.
La fotografia emerge dai dati sui salari elaborati dalla Fondazione Corazzin: vediamo allora alcuni di essi. Il salario medio standardizzato (cioè a parità di ore lavorate) della fascia 25-29 anni in Veneto è di poco superiore ai 21mila euro (21.467), 500 in meno dell’Emilia- Romagna e quasi 1.600 della Lombardia, mentre dai 25-29 anni ai 40-44 le retribuzioni aumentano del 23,8% (attorno ai 23.500 euro) contro il +27% dell’Emilia-Romagna de il +39.1% della Lombardia (dove si superano i 32 mila euro annui).
Va un po’ meglio per i più giovani bellunesi. In provincia, il salario medio standardizzato tra i 25-29enni è di 22.710 euro annui, tra i 30-34enni 24.646 euro (in entrambi i casi le cifre più alte tra le province), fino ai 39 anni 25.186 euro e per i 40-45enni 26.546 euro. In generale, il reddito medio da lavoro dipendente in provincia si attesta a 23.781 euro mentre quello da pensione è di 20.385 euro.
Difficile anche fare carriera in Veneto: tra i dipendenti privati under 40, quadri e dirigenti rappresentano solo lo 0,86%, rispetto all’1,03% e al 3,11% delle altre due regioni. Inoltre, se c’è comunque stato un aumento del reddito medio di 4.730 euro, tale crescita è stata bruciata dall’impennata dell’inflazione. A beneficiare soprattutto gli autonomi: gli artigiani, in un decennio, hanno visto i propri redditi crescere di oltre un terzo (35,9%), mentre i commercianti hanno goduto di un +27,9%. Più moderato l’incremento tra dipendenti: +15.6% nel privato e +9.1% nel pubblico. In fondo l’agricoltura, dove i dipendenti operai si fermano a 10.359 euro annui (+ 22,6% dal 2014) e gli autonomi a 14.111 euro (+18,5%).
Male anche startup e piccole medie imprese innovative: sui dati 2024/2025, il Veneto si attesta a 784 (di cui 606 startup), contro le 1.095 dell’Emilia Romagna e le 4.258 della Lombardia.
Sul fronte delle dichiarazioni dei redditi (oltre 362 mila dichiarazioni analizzate), più del 60% dei contribuenti dichiara tra 15mila e 55mila euro l’anno, ma c’è anche un 20,2% che non supera i 10mila euro, a fronte dello 0,9% che supera i 120mila euro. Confermata poi la disparità di genere: le donne si concentrano nelle fasce medio-basse di reddito, con oltre la metà che dichiara meno di 20 mila euro annui. Gli uomini, invece, si collocano in misura maggiore nelle classi tra 25mila e 30mila euro annui e la prevalenza maschile aumenta all’aumentare del reddito: a fronte di un 5,6% di uomini che dichiara tra 50mila e 100mila euro annui, le donne non superano l’1,5%.
Inevitabile infine la ripercussione sulla casa. Se è pur vero che il 60,7% dei contribuenti ha una prima casa di proprietà, ciò riguarda soprattutto le fasce di età più alte: sono proprietari dell’abitazione in cui vivono circa tre quarti dei 65-74enni (73,4%) e dei 75-84enni (77,4%), mentre solo il 21% dei 25-34enni riesce o vuole acquistare casa.
“Dobbiamo fare sistema - osserva Paglini - per organizzare distretti come il biomedicale e la motor valley emiliana. Al centro della visione deve esserci il ceto medio, legato all'insediamento in regione di attività produttive, professionali e di ricerca: vanno cioè create le condizioni affinché giovani, laureati, professionisti e figure specializzate, oltre che al resto della forza lavoro, scelgano di costruire qui il proprio futuro”.
Tra i settori su cui puntare secondo il segretario ci sono l'aerospazio o l’industria della difesa, nonché la reindustrializzazione su altri fronti già presenti. “Per farlo - conclude - servono una strategia e una regia univoca, a partire dalle politiche per la casa, i trasporti e più in generale il welfare. Ancora più serve un luogo dove unire le migliori energie, i migliori talenti e le alte competenze forgiate dal mondo accademico veneto e non può che essere un Consiglio regionale dell’economia, dello sviluppo e della ricerca che costruisca il nuovo modello veneto”.


















