“Occhialeria, serve una politica industriale che tuteli la filiera corta", l’allarme dei sindacati: "Stiamo perdendo professionalità che non saranno più recuperate”
A pochi mesi dal primo appello per richiamare l’attenzione sulla situazione dell’occhialeria, i sindacati lanciano un nuovo grido d’allarme: mentre anche in questo settore avanza velocemente l’innovazione tecnologica, la crisi colpisce soprattutto terzisti, fornitori e piccole imprese. Da qui la richiesta di un confronto con imprenditori e, soprattutto, mondo politico per tutelare le professionalità artigiane e incentivare la formazione

BELLUNO. “Il declino del settore occhialeria è inevitabile? Noi non lo crediamo, anzi riteniamo ci siano le condizioni affinché non accada, ma rimanere fermi o muoversi solo attraverso percorsi tradizionali e già impostati non è sufficiente. È infatti necessario fare una fotografia aggiornata del settore e mettere in campo soluzioni adeguate”.
A pochi mesi dal primo appello per richiamare l’attenzione sulla situazione dell’occhialeria (qui), i sindacati lanciano un nuovo grido d’allarme per quelli che definiscono “segnali contrastanti e non rassicuranti”. Al centro delle preoccupazioni c’è soprattutto la filiera. “A soffrire maggiormente - rileva Milena Cesca, Femca Cisl - sono terzisti, fornitori e piccole imprese. L’impressione è che non ci sia solo un rallentamento dei mercati, ma siano attuate scelte strategiche che portano i player a spostare le produzioni altrove e questo significa mettere in ginocchio il territorio e perdere professionalità che non saranno più recuperate”.
La filiera intermedia sta infatti subendo la crisi più delle grandi realtà, con ricorsi frequenti agli ammortizzatori sociali e cessazioni di attività. “La provincia - rileva Giampiero Marra, Filmtec Cgil - è rappresentata da circa 12.800 addetti, che a livello nazionale sono oltre il 60% del comparto. Oggi c’è un forte calo dei volumi, che ricade soprattutto sulla filiera corta bellunese: molte realtà sono in cassa integrazione, altre chiudono, con una contrazione rispetto al 2019 del 19% delle imprese”.
Nel 2025, inoltre, sono state 2.2 milioni le ore richieste di cassa integrazione, mentre quelle autorizzate sono salite a 1.079 milioni dalle 698 mila del 2023. Il primo trimestre del 2026 sembra andare leggermente meglio, ma non basta. “Va dato atto all’imprenditorialità bellunese - afferma Marco Frezzato, Uiltec - di dimostrare cenni di resistenza investendo su brand propri, ma va ripensato l’intero territorio. Certamente l’occhiale classico non sparirà, ma non possiamo non notare che anche in ambito medicale la tecnologia avanza velocemente e su questo dobbiamo puntare”.
Manca infatti ancora una filiera completa dell’occhiale intelligente Made in Italy. E se il mondo datoriale spinge sull’IA come leva per rimanere competitivi (qui), lato lavoratori si sottolinea la centralità del processo artigianale. “Dobbiamo creare un sistema - aggiunge Marra - per rendere possibile produrre questi occhiali anche in Italia, non solo all’estero. Il compratore del lusso vuole sempre più un prodotto che rappresenti un reale Made in Italy, per cui la filiera va salvaguardata. Al momento, invece, le piccole realtà in situazioni di cassa integrazione o crisi vedono i lavoratori uscire dal comparto e non tornarci”.
Accolto inoltre con favore il fatto che Luxottica abbia deciso di localizzare in Agordo tali produzioni, facendo - è la speranza - da apripista al cambiamento, ma serve anche un solido intervento legislativo. Da qui la richiesta di attivare tavoli tra parti sindacali, datoriali e politica che permetta sia di affrontare il tema della trasformazione tecnologica sia di ricomporre l’asset tra aziende e il territorio che le ospita, “dal quale derivano la sapienza e la capacità dei lavoratori che ne hanno determinato le fortune”.
Per questo, il prossimo 14 luglio i delegati sindacali del settore presenteranno una ricerca con i dati aggiornati del comparto e una lettura critica che permetta di mettere in campo proposte e soluzioni. A partire dalla necessità da un lato di formazione di professionalità avanzate, dall’altro di interventi sul fronte di servizi e infrastrutture in difficoltà.
“Dobbiamo fare in modo che l’eccellenza che ha costituito il mondo dell'occhiale finora continui a farlo. Ciò avviene solo garantendo ricambio generazionale, rapporti di lavoro sicuri, crescita professionale e spazi di sviluppo di un territorio già di per sé scomodo e aspro. Servono quindi politiche industriali che si occupino di formazione, servizi e salari, perché se i lavoratori hanno bisogno delle imprese, è vero anche il contrario, perciò va ricostituito il connubio sempre insistito tra aziende e territorio” concludono.












