Hydro, c’è l’accordo con il Gruppo Cortese. Insoddisfatti i sindacati: “Non è quello per cui ci siamo battuti. Il governo intervenga per la ripresa di tutte le attività”
C’è solo parziale soddisfazione per l’accordo preliminare tra Hydro e Gruppo Cortese (per la sola fonderia) presentato al Mimit. A destare timori è il fronte occupazionale. Da un lato, il Comune di Feltre e la Provincia di Belluno assicurano vigilanza affinché il futuro progetto industriale generi nuova occupazione. Dall’altro i sindacati condannano l’esclusione di una parte dei lavoratori e chiedono l’intervento del governo

FELTRE. Una trattativa definita logorante, eppure gli esiti al momento non sono soddisfacenti per tutti. Stiamo parlando del futuro di Hydro, oggetto di un nuovo vertice nel pomeriggio di martedì 15 settembre al Ministero delle imprese e del Made in Italy durante il quale è stata presentata l'intesa con il Gruppo Cortese.
Lo stabilimento feltrino è da tempo al centro di interlocuzioni per la cessione. Durante l'incontro sono stati illustrati i contenuti dell’accordo preliminare siglato tra Hydro e il Gruppo Cortese: l’operazione prevede la cessione del solo ramo relativo alla fonderia, escludendo dal perimetro di vendita l’estrusione.
Il Gruppo vorrebbe integrare il reparto nelle proprie attività industriali, già operative tra Longarone, Bolzano e Bassano del Grappa. Per quanto riguarda lo stabilimento feltrino, sono stati ipotizzati scenari di diversificazione e introduzione di nuove lavorazioni, da realizzare plausibilmente in 3-5 anni. Al momento, però, non c’è un piano industriale per Feltre, visto l’andamento incerto dei mercati, tra dazi e fronti di guerra instabili.
"Quella che abbiamo attraversato è stata una trattativa lunga, complessa e in alcuni momenti logorante - è il commento della sindaca di Feltre Viviana Fusaro - nella quale non sempre abbiamo riscontrato da parte di Hydro chiarezza e trasparenza. Il territorio, però, è rimasto unito e ha continuato a presidiare questa vertenza. Il fatto che al tavolo fosse presente il gruppo Cortese e che si stia entrando in una fase concreta è un elemento positivo, perché esiste una possibilità di evitare la completa dismissione dello stabilimento, ma non basta”. Secondo la sindaca, infatti, è necessario non solo salvaguardare la fonderia e una parte dell’occupazione, ma far sì che il progetto industriale “possa crescere, coinvolgere altre attività e recuperare ulteriore occupazione”.
Sulla stessa linea la Provincia di Belluno, il cui presidente Marco Staunovo Polacco ribadisce la vicinanza a lavoratori e rappresentanze per tutelare l’occupazione. “Allo stesso tempo - aggiunge - saremo al fianco del soggetto industriale che valuta l’acquisizione, nella misura in cui ci sarà la volontà di far crescere il progetto. Parliamo di un’area industriale importante per tutto il territorio provinciale, per cui dovremo accompagnare il confronto e favorire ogni condizione utile affinché il progetto industriale possa ampliarsi e generare nuova occupazione”.
Negativo, invece, il giudizio dei sindacati, preoccupati soprattutto dalle ricadute occupazionali. Secondo Fim Cisl Belluno Treviso, l’operazione garantirà la continuità solo per le 36 unità impiegate nel reparto fonderia, rispetto ai 79 lavoratori attualmente in forza allo stabilimento. Inoltre, per tutti i dipendenti legati alle attività di estrusione non è al momento previsto il riassorbimento, “aprendo scenari di esubero che contraddicono l'obiettivo iniziale della piena continuità produttiva e aziendale”. Le tempistiche paiono infine troppo serrate, con Hydro che ha manifestato la volontà di chiudere la compravendita entro dicembre.
"Non è la soluzione che auspicavamo - commenta Mauro Zuglian - né l'accordo per cui ci eravamo battuti. La nostra richiesta è sempre stata la continuità complessiva del sito. Condanniamo con fermezza la condotta di Hydro, che dopo aver annunciato la chiusura dell'impianto ha intavolato una trattativa al ribasso, cedendo solo una parte dell'attività e lasciando fuori oltre metà del personale”.
“Comprendiamo la necessità per parti datoriali e istituzioni di arrivare ad un accordo che possa garantire la continuità del sito - aggiunge Stefano Bona, segretario generale Fiom Belluno - e auspichiamo in un intervento del governo per rilanciare la produttività dello stabilimento e una ripresa di ogni attività. Tuttavia, riteniamo che questo accordo non tenga conto di un anno di lotta, della dignità di tutti i lavoratori e del destino di chi è rimasto fuori dall’accordo, sia i 130 lavoratori in forze nel 2025, a inizio vertenza, sia i 40 legati alle lavorazioni delle presse”.
Nei prossimi giorni sarà illustrato ai lavoratori il piano del Gruppo Cortese. “Saranno loro - conclude Bona - a decidere come rispondere. Dal canto nostro, anche se non siamo entusiasti del risultato saremo al fianco dei lavoratori nei prossimi passi. Auspichiamo che governo e Ministero contribuiscano finanziariamente al rilancio del sito e che la Regione intervenga per garantire supporto ai lavoratori in esubero e tutele ai dipendenti che saranno integrati nella nuova realtà aziendale”.














