Da sinistra a destra ancora si discute (con confusione) su Dolomiti Energia. La Cgil: "Quali interessi nel rischiare di smantellare la più grande industria del Trentino?"
Il Partito Democratico è intervenuto per puntualizzare la propria posizione e pure a destra ancora si discute sull'ipotesi di quotazione in borsa di Dolomiti Energia. Preoccupati i sindacati: "Si deve partire dalla società con una storia, competenze e professionalità e dalla tutela dei 1.700 dipendenti"

TRENTO. Una grande confusione sulla possibile quotazione in Borsa di Dolomiti Energia. Il futuro del colosso trentino ritorna (non ci è mai uscito) nel dibattito. Ci sono distinguo nel Partito Democratico e nel centrosinistra ma anche il centrodestra non sembra trovare un reale posizionamento in materia. Intanto la Cgil si chiede: "Quali sono gli interessi nel voler creare confusione a destra ma anche a sinistra e rischiare di smantellare la più grande società del Trentino?".
Il Partito Democratico è ora intervenuto con il segretario provinciale e consigliere comunale, Alessandro Dal Ri, perché la discussione "rischia di prendere una strada sbagliata. Si sovrappongono, infatti, due questioni profondamente diverse: da una parte la tutela dell'acqua come bene pubblico e le future concessioni idroelettriche, dall'altra il futuro industriale della principale azienda trentina. E' una confusione che non aiuta il confronto e rischia di impoverire una discussione che meriterebbe ben altro livello".
Il centrosinistra è rimasto un po' spiazzato dopo che il suo consigliere provinciale, Andrea de Bertolini, si è "schierato" sul punto specifico con il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti. Ma che ci siano posizioni diverse all'interno dei dem è noto. Così arriva la presa di posizione del Pd.
"La prima considerazione riguarda la politica provinciale", commenta Dal Ri. "Non c'è nulla di positivo nell'ennesimo rinvio annunciato dal presidente Fugatti. Da otto anni il Trentino assiste a una Giunta che, di fronte alle grandi scelte strategiche, preferisce rinviare piuttosto che decidere. E' accaduto su molte partite decisive per il futuro della nostra autonomia e sta accadendo anche oggi. Il Trentino, invece, ha bisogno di una politica che sappia indicare una direzione e assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Nessuno, tantomeno il Partito Democratico del Trentino, mette in discussione che l'acqua sia un bene pubblico. E' un principio sul quale non esistono ambiguità".
Ma proprio per questo, prosegue la nota, è necessario distinguere i piani. "La proprietà dell'acqua e il contenuto delle future concessioni dipenderanno dalle scelte della Provincia, che avrà il compito di fissare regole, obblighi di investimento, criteri ambientali e garanzie nell'interesse delle comunità trentine", aggiunge Dal Ri. "E' lì che si tutela il bene pubblico, non alimentando una contrapposizione artificiale con il futuro di Dolomiti Energia. Credo che anche il lavoro della commissione provinciale possa rappresentare un'occasione utile per approfondire questi temi e accompagnare una discussione che il Trentino non può affrontare con slogan o semplificazioni. C'è bisogno di entrare nel merito delle concessioni, del ruolo della Provincia e delle prospettive industriali di Dolomiti Energia".
In questo contesto si inserisce poi il discorso dell'ipotesi di quotazione in borsa del colosso trentino.
"Allo stesso tempo, sarebbe un errore considerare il futuro di Dolomiti Energia come una questione secondaria", evidenzia il segretario provinciale del Pd. "Parliamo della più grande impresa del Trentino, di una realtà che produce occupazione qualificata, investimenti, innovazione e valore economico per il territorio. E' un patrimonio industriale costruito in decenni che rappresenta uno degli asset più importanti della nostra Autonomia speciale. Il settore energetico sta vivendo una trasformazione profonda e il futuro dell'azienda non può essere affrontato con slogan o con la paura di discutere. Per questo motivo non convince una narrazione che continua a evocare lo spettro della privatizzazione. Nessuno ha mai proposto di privatizzare Dolomiti Energia o di mettere in discussione il controllo pubblico sulle risorse idriche. Anzi, l'ipotesi di ampliare la partecipazione dei Comuni all'interno dell'assetto proprietario va nella direzione opposta: rafforzare ulteriormente il radicamento territoriale dell'azienda e il suo legame con le comunità locali".
E la quotazione? "Un tema che merita di essere affrontato senza pregiudizi ideologici", continua Dal Ri. "La quotazione non è un obiettivo politico o un valore in sé. È eventualmente uno strumento, che può essere utile oppure no, e che deve essere valutato sulla base dell'interesse di Dolomiti Energia, della sua capacità di crescere, investire e competere mantenendo saldo il controllo pubblico. Trasformare questo dibattito in uno scontro tra pubblico e privato significa evitare la vera domanda: quale futuro vogliamo costruire per la più importante azienda del Trentino? La politica dovrebbe avere il coraggio di rispondere proprio a questa domanda. Perché l'acqua continuerà a essere un bene pubblico, regolato dalla Provincia nell'interesse dei cittadini. Il punto è capire se vogliamo che anche fra vent'anni Dolomiti Energia sia una grande azienda capace di creare valore, occupazione e sviluppo per il nostro territorio oppure se preferiamo continuare, come troppo spesso è accaduto negli ultimi otto anni, a rinviare ogni decisione strategica".
Un tema che divide la politica, anche nelle stesse coalizioni di centrodestra e di centrosinistra, e alimenta un dibattito piuttosto intenso, pure con una certa confusione (Qui un'analisi). Un tema sul quale i sindacati, pur con una certa cautela, affrontano più concretamente.
"Si dovrebbe partire da Dolomiti Energia perché si mettono in discussione 100 anni di storia industriale del Trentino e la più grande società del territorio con focus sulla produzione e distribuzione dell'energia elettrica", il commento di Andrea Grosselli, segretario della Cgil. "La tutela dei 1.700 dipendenti del Gruppo e il mantenimento di quel patrimonio di conoscenze, professionalità e competenze devono essere un punto fermo".
La Cgil, supportata unitariamente anche da Cisl e Uil, rilancia sulla "via francese". "Un'ipotesi che si basa su un regime autorizzatorio a una società totalmente pubblica: si dovrebbe avere il coraggio di spingere fino in fondo su questa strada per riconoscere il ruolo di protagonista a Dolomiti Energia", continua Grosselli. "Non si può utilizzare una commissione di inchiesta per immaginare di liquidare il destino degli addetti del Gruppo, già oggi a grandissima maggioranza pubblica, per ipotizzare di fondare una nuova società che alla fine avrebbe un azionariato privato più largo di quello attuale. E’ sicuramente una soluzione complessa, ma ha indubbi vantaggi: nel board di un assetto rinnovato potrebbero trovare posto tutti i Comuni, la risorsa idrica resterebbe saldamente in mano pubblica, verrebbe valorizzato il patrimonio di competenze e capacità industriali che il Gruppo Dolomiti Energia esprime e, soprattutto, si metterebbero al sicuro le lavoratrici e i lavoratori, i cui destini sono per noi fondamentali”.
I sindacati osservano il dibattito con grande preoccupazione. "Sembra esserci un disegno che vuole colpire la società, smantellare la più grande società del territorio e un'industria tra le più importanti a livello nazionale", ancora Grosselli. "Una realtà che investe fortemente nelle energie rinnovabili e che è in linea con le sfide di questa epoca, che genera profitto e che riesce a esportare all'esterno del territorio provinciale. Queste competenze andrebbero salvaguardate, così come l'importante pianta organica".
I sindacati restano contrari alla definizione di scenari che, invece, tendono a relegare Dolomiti Energia, con le sue competenze, la sua storia e soprattutto il suo capitale umano a un ruolo del tutto secondario.
"E se il tema è la tutela dell’acqua le organizzazioni sindacali ricordano che i timori evocati da più parti sono ingiustificati: già attualmente la legge trentina lascia in salde mani pubbliche la gestione dell’acqua, come è giusto che sia. Una dimostrazione? Quello che accade in questi mesi, in caso di riduzione dei quantitativi di acqua questo si traduce in una riduzione della quantità disponibile per la produzione idroelettrica, oggi in calo del 24% medio proprio per la siccità di questi mesi, perché la priorità è garantire l’acqua al sistema trentino e a quello delle regioni confinanti, cioè alle cittadine e ai cittadini".
Il Pil arranca a crescere e intanto si rischiano di mettere i bastoni tra le ruote a una società che funziona e investe. "Una dissonanza. E non si capiscono le logiche e gli interessi nell'affrontare un tema importante in modo così superficiale e trasversalmente alle forze politiche".
Una questione che andrebbe analizzata attraverso i dati e un eventuale piano, per le parti sociali. "Chiediamo che si apra un confronto con le organizzazioni dei lavoratori", conclude Grosselli.














