Tra regolamento (giudicato non legittimo) e referendum, alta tensione per i vitigni in quota. C'è chi predica calma: "Tema delicato ma serve analisi nel rispetto della comunità"
La vicenda dei vitigni in quota genera attriti e anche confusione tra la volontà di chiedere un referendum e il Comune che ha avviato un tavolo di confronto che richiede tempi lunghi. Gli interventi dell'imprenditore Albino Armani e di Marco Scartezzini (fondatore di Liber Group)

BRENTONICO. La questione vigneti in quota è sempre argomento centrale e spinoso sull'Altopiano di Brentonico. La tensione si è alzata, nuovamente, dopo il voto in Consiglio comunale che, tra le altre cose, ha assistito a un lungo e sofferto dibattito sul regolamento proposto dal Comitato biodiversità e salute, realtà promotrice di un referendum. La maggioranza, lasciata libera di esprimersi dopo una riunione interna, è andata formalmente sotto. Il risultato è che comunque il documento - considerato illegittimo dalla segreteria comunale dopo un'analisi normativa interna - è stato bocciato attraverso due fasi.
Il Comitato naturalmente è "rammaricato. A maggior ragione si conferma necessaria la strada del referendum". Una procedura, per i proponenti del regolamento bocciato, che viene considerata "segnata da gravi mancanze (tali da dividere la maggioranza) e con motivazioni disinformate e prive di reale fondamento giuridico".
Preoccupazioni e timori che sono comunque estesi. Una situazione simile riguarda anche, per esempio, il Bellunese. C'è una certa contrarietà sui nuovi vigneti (Qui articolo). Un argomento che merita certamente attenzione ma sul quale Albino Armani predica calma.
"L'agricoltura richiede grande equilibrio, così come l'eventuale installazione di nuovi vigneti", dice l'imprenditore di una famiglia lagarina che opera nel vino dal lontano 1607, con cantine in Veneto, Friuli e vigneti trentini proprio sul versante di fondovalle del Monte Baldo e già presidente del Consorzio Tutela delle Venezie Doc. "Le preoccupazioni sono legittime ma c'è il rischio di creare troppa confusione riguardo a un tema che tocca tantissimi fattori".
Che le aziende del vino investono sulle terre alte è già realtà ma l'arrivo dei vigneti non è automatico, servono i terreni alle quote ottimali, risorse e tempo. "Un protocollo può certamente essere utile e può dettare un perimetro chiaro di azione, ma la soluzione non è semplice proprio perché coinvolge svariati settori, compreso l'uso di fitofarmaci", evidenzia Armani. "In Trentino ci sono regolamentazioni estremamente stringenti già oggi nei tempi, nei modi e nelle tipologie di prodotti. Norme valutate e approfondite dai tecnici, quelli della Fondazione Mach in primis, e più restrittive di quanto previsto in Italia e pure in Europa".
Le zone più in quota possono essere particolarmente appetibili per una produzione forte del Trentino, cioè il TrentoDoc e i vitigni a base di spumante. "Ci sono zone più vocate e più adatte per la viticoltura, sicuramente serve un'analisi preliminare di un certo tipo prima di installare eventuali nuovi appezzamenti", aggiunge Marco Scartezzini, fondatore di Liber Group, realtà delle Dolomiti che da più di 20 anni commercializza in Trentino Alto Adige, in Italia, all'estero e negli Stati Uniti vini di altissima qualità e punto di riferimento e di contatto tra produttori e mondo Ho.Re.Ca.. "Inoltre è evidente la necessità di rispettare la comunità, così come quelle realtà che già sono attive e presenti sul territorio".
Una regolamentazione "può essere una soluzione ma richiede attenzione e approfondimento perché si inserirebbe in un contesto normativo che incide in vari settori", continua Scartezzini. "Per questo non ci si deve far prendere dalla fretta ma analizzare e valutare i contesti in prospettiva".
IL CONTESTO
Attriti che si inseriscono nella cronice di un tema sicuramente delicato e complesso che è emerso dopo un investimento di un grande player di svariati ettari da destinare alla viticoltura. La zona è vocata, in particolare per il metodo spumante, ma l'interesse dei colossi apre a riflessioni sul rischio monocoltura, così come di perdita di controllo di diverse dinamiche, anche economiche, e l'aggressione del territorio. Una dinamica che merita certamente attenzione.
Da un anno il Comune ha avviato un percorso partecipativo con diversi incontri per definire dei paletti e arrivare nell'ambito della revisione del Prg a una regolamentazione, un protocollo che potrebbe rappresentare un unicum in Italia e diventare un progetto pilota a livello nazionale (Qui articolo). Un iter in fase avanzata a partire da un'analisi commissionata a un'azienda di consulenza, Agenda21, con la previsione di un’adozione preliminare delle variazioni entro l’inizio del prossimo anno (Qui articolo).
Nel frattempo è spuntata una raccolta firme sottoscritta da circa 1.000 persone per chiedere un monitoraggio e una regolamentazione dei vigneti (Qui articolo). Un'iniziativa per portare all'attenzione pubblica e delle amministrazioni locali "i rischi legati all’espansione incontrollata della monocoltura intensiva, un fenomeno destinato a crescere anche in contesti montani a causa dei cambiamenti climatici, che spingono le colture verso quote sempre più elevate" (Qui articolo).
E in questa cornice si inserisce la definizione del regolamento (bocciato) e l'intenzione di arrivare a un referendum (anche in questo caso non sono mancate le tensioni con il Comitato che ha inviato una lettera di messa in mora all'amministrazione con il supporto dell'associazione "Più democrazia in Trentino" per alcuni ritardi mentre l'amministrazione ha risposto che non c'è la volontà di ostacolare il meccanismo ma la necessità da parte del Comitato di regolarizzare parte della documentazione per poter procedere oltre nell'iter).
IL REGOLAMENTO PROPOSTO DAL COMITATO BIODIVERSITA' E SALUTE
Il Comitato ha proposto un Regolamento per definire alcuni paletti, in particolare sull'uso dei prodotti fitosanitari, più stringenti della normativa vigente che "oggi, a soli 30 metri da case, asili, scuole, parchi e strutture sanitarie, permette di irrorare, anche i più tossici, senza adottare alcuna misura che ne limiti la deriva, a qualunque ora del giorno e della notte".
Tutela degli abitanti: entro 100 metri dagli edifici residenziali, obbligo di irrorazione a minima deriva in fasce orarie solo serali, e divieto ai fitofarmaci più tossici; entro 50 metri, ammessi solo i fitofarmaci per agricoltura biologica;
Tutela dei luoghi sensibili (asili, scuole, parchi e strutture sanitarie): entro 200 metri, irrorazione a minima deriva in fasce orarie solo serali, e divieto ai fitofarmaci più tossici; entro 100 metri, ammessi solo i fitofarmaci per agricoltura biologica;
Tutela degli animali e delle colture bio: entro 50 metri da ricoveri per animali, apiari e terreni non trattati chimicamente, ammessi solo i fitofarmaci per agricoltura biologica;
Tutela delle acque: entro 50 metri da corsi d’acqua di ogni categoria e livello, sorgenti d’acqua, specchi lacustri, fiumi, pozzi, canali, divieto ai fitofarmaci;
Limitazioni meteorologiche: divieto di irrorazione anche con semplice brezza (movimento delle foglie);
Obbligo di realizzare barriere vegetali permanenti in prossimità degli edifici residenziali (entro 100 metri) e delle aree sensibili (entro 200 metri).
IL PARERE DELLA SEGRETERIA COMUNALE
Si è arrivati al Consiglio comunale con un parere della segreteria comunale ai sensi del Codice degli enti locali della Regione Autonoma Trentino Alto Adige e del Regolamento sui controlli interni del Comune di Brentonico del gennaio 2017.
Il documento è stato giudicato illegittimo. Perché?
Sviamento di potere e vizi di competenza urbanistica: come già rilevato dalla Commissione per i procedimenti referendari, l’introduzione di distanze minime e l’obbligo di piantumazione di barriere vegetali "permanenti" entro le fasce di sicurezza configurano surrettiziamente dei vincoli reali. Tali limitazioni d’uso del suolo sono tipiche della zonizzazione urbanistica, che a livello comunale è riservata al Piano Regolatore Comunale.
Eccesso di potere: gli ipotizzati obblighi di comunicazione preventiva per nuovi impianti agricoli intensivi e l’istituzione di un apposito registro comunale, entrerebbero in contrasto con la normativa urbanistica provinciale, non rientrando tra le competenze proprie del Comune. La norma provinciale, infatti, specifica il titolo edilizio necessario all’esecuzione dell’intervento, oppure se questo si configuri come attività edilizia libera (con obbligo o meno di comunicazione preventiva al Comune).
Violazione del principio di irretroattività: il regolamento può operare esclusivamente per il futuro. Non può avere un'efficacia retroattiva penalizzante sui diritti acquisiti e sulle situazioni colturali legittimamente consolidate prima della sua approvazione. Per tali ragioni, le prescrizioni contenute nell’articolo 20 risultano illegittime.
Lesione dei diritti costituzionali e carenza di proporzionalità: le misure indicate generano un impatto critico su diritti di rango costituzionale primario: la libera iniziativa economica privata (Art. 41 Cost.) e la proprietà privata (Art. 42 Cost.). Questi operano come necessario contrappeso ai pur preminenti diritti alla salute e all’ambiente invocati dai promotori.
Pregiudizio economico alle imprese agricole: L’introduzione di maggiori distanze di sicurezza, di vincoli orari eccessivamente stringenti e dell’obbligo di barriere vegetali permanenti (di difficile realizzazione) incide negativamente sulle modalità di godimento dei fondi rustici. Ciò compromette la redditività delle imprese agricole operanti sul territorio comunale.
"L'azione amministrativa deve sempre rispettare il quadro costituzionale, la legalità e i principi di proporzionalità e ragionevolezza", si legge nel parere. "I diritti citati sono comprimibili solo entro questi limiti. Per i motivi sopra esposti, la proposta di regolamento in esame è da ritenersi illegittima".
Motivazioni rispedite al mittente e reputate fuorvianti dal Comitato ma si parte da questo parere nella votazione in Consiglio comunale.
LA (DOPPIA) VOTAZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE
Cosa è successo nella seduta del 29 luglio scorso? C'è stata una doppia votazione.
Il Comitato lamenta di non essere stato ascoltato "benché lo Statuto comunale preveda esplicitamente la possibilità di interpellare i proponenti - attaccata il Comitato - non siamo mai stati uditi dalla Commissione, né messi a parte di quanto discusso al suo interno, né informati dell’istruttoria contestualmente avviata. Nel frattempo, infatti, l’Amministrazione ha richiesto pareri a soggetti terzi, a vario titolo competenti. Non siamo mai stati informati della richiesta di tali pareri, né del loro contenuto. La trattazione della proposta si è quindi svolta in modo sostanzialmente unilaterale ed esclusivo da parte del Comune, senza alcun reale coinvolgimento dei promotori".
E' qui che si inserisce la prima votazione. Il coinvolgimento e l'allargamento del tavolo partecipativo è stato valutato dai consiglieri. Una messa in stand by del documento per un confronto tra le parti. La maggioranza, libera di espressione secondo sensibilità, è andata in ordine sparsissimo. E' arrivato un pareggio: 9 a 9. Tecnicamente il governo comunale è andato sotto e così è stato "No" con la necessità di passare alla trattazione della parte successiva e cioè la possibilità di esaminare il Regolamento per approfondire l'adozione di alcune disposizioni.
La maggioranza si è divisa, due consiglieri si sono espressi con le minoranze, ma l'esito è stato piuttosto scontato. La valutazione preliminare degli uffici, un parere negativo, era troppo pesante da sorvolare e, stante il percorso parallelo e istituzionale, la bocciatura è stata sostanzialmente inevitabile: 13 contrari, 4 astensioni e 1 solo voto favorevole, quello di Mauro Dossi. Il Comune prosegue, quindi, nel solco del percorso già avviato ormai 12 mesi fa a ridosso dell'insediamento.
IL REFERENDUM
Resta sullo sfondo la chiamata alle urne per una consultazione popolare per introdurre misure più restrittive di quelle attualmente in vigore tra maggiori distanze di sicurezza da abitazioni, asili, scuole, parchi pubblici, strutture sanitarie, nonché nuove distanze di sicurezza da ricoveri di animali, apiari, colture biologiche e risorse idriche; maggiori limitazioni meteorologiche e orarie per l'irrorazione dei fitofarmaci e barriere vegetali obbligatorie entro le distanze di sicurezza per contenere l’effetto deriva.
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Servono almeno 380 firme di cittadine e cittadini iscritti alle liste elettorali di Brentonico. Due le opzioni (serve un documento di identità valido). In Comune: lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8.30 alle 12.00, presso l'Ufficio Anagrafe/Elettorale, o il mercoledì pomeriggio fino alle 17.00 previo appuntamento; dal Comitato: gli interessati possono contattare l'ente via mail (biodiversitasalutebrentonico@yahoo.com).













