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Trento
30 settembre | 11:19

Crisi del vino trentino? Forse è tempo di autocritica: dalle Uga alle divergenze tra consorzi, vignaioli e Doc cambiare è possibile

Tra incomprensioni e strategie promozionali che poco recuperano le potenzialità intrinseche delle produzioni nostrane il mondo del vino trentino si sta appiattendo mentre altrove (leggasi Alto Adige) le differenze si valorizzano. Il riscontro più eclatante è quello della Cantina sociale Roverè della Luna/ Aichholz che ha scalato le classifiche della critica enologica proponendo un Alto Adige Pinot Grigio Giatl

Crisi del vino trentino? Forse è tempo di autocritica: dalle Uga alle divergenze tra consorzi

TRENTO. La sintesi è stata volutamente provocatoria: qualità clamorosamente crollata. Il vino trentino (ma non lo spumante con Trento nella DOC) e il responso - diciamo aritmetico - dei giudizi delle principali guide enologiche ha subito suscitato una ridda di commenti all'articolo de il Dolomiti (Il Trentino del vino stroncato dalle guide: "Qualità clamorosamente crollata". L'Alto Adige (con la novità assoluta di una Doc) stravince su Trento). Pareri contrapposti. Mettendo però in discussione le modalità di gestione del comparto vitivinicolo trentino. Tra incomprensioni e strategie promozionali che poco recuperano le potenzialità intrinseche delle produzioni nostrane.

 

Troppe deleghe e l’uso sperticato della definizione Trentino Doc per vini che risultano omologati, senza nessuna distinzione territoriale, miscellanea che accomuna quelli prodotti in ambiti decisamente diversi. Indipendentemente che il vino - prendiamo ad esempio lo Chardonnay - sia vendemmiato tra Borghetto d’Avio, San Michele, Valle dei Laghi, Cembra o nelle emergenti zone marginali d’ altura o magari in Valsugana. Tutto vino omologato da una Doc poco attrattiva, proposto ad un consumatore che difficilmente potrà ricordare il paese, il vigneto o la cantina dislocata sul suo recente percorso turistico. L’emozione del sorso slegata al ricordo. Con il gusto penalizzato, al punto di percepire una qualità altrettanto banale. E’ da questa considerazione che la classifica dei premi relega il vino trentino lontano dal podio. Nonostante alcuni validissime enoproduzioni, difficilmente recepite come eccellenze. Che fare? Difficile dare una subitanea risposta.

 

Sicuramente il Trentino poteva (doveva?) recepire la spinta innovativa delle Uga - unità geografiche aggiunte - per rafforzare l’identità territoriale dei vini con la Doc Trentino in etichetta. Ma nulla s’è fatto, mentre l’Alto Adige ha individuato ben 84 specifiche zone viticole, con Uga in grado di differenziare ogni produzione. Suscitando curiosità, magari qualche confusione, ma rendendo fascinosa ogni bevuta. Proprio perché nel calice si percepisce una qualità legata alla singolarità del luogo di vinificazione. L’appeal dei vini altoatesini scaturisce anche da queste strategie chiamiamole ‘sensoriali’.

 

Il riscontro più eclatante è quello della Cantina sociale Roverè della Luna/ Aichholz che ha scalato le classifiche della critica enologica proponendo un Alto Adige Pinot Grigio Giatl. Perché ha rafforzato l’identità con la parola Giatl, come previsto da una delle Uga in vigore in provincia di Bolzano. Giatl, termine dialettale per ‘piccolo podere’, in realtà un grande balzo ( il paragone dello sbarco sulla luna. Neil Amstrong 20 luglio 1969 … potrebbe essere idoneo, dato il nome del comune sulla destra Adige) per il confronto tra due realtà vitivinicole strettamente confinanti e contemporaneamente così distanti.

 

Insomma, la cantina con la luna nel nome, forte dei suoi quasi 200 ettari tutelati dalla Doc Alto Adige è riuscita a scardinare l’immobilismo strategico di quanti, in Trentino, puntando alla luna guardano il dito. La sintesi provocatoria de il Dolomiti ha probabilmente colto nel segno. Oscurando però - è doveroso metterlo in chiaro - molti operatori che quotidianamente s’impegnano a migliorare qualità e immagine dei vini. Vitivinicoltori, enologi, dirigenti di cantine sociali che devono conciliare strategie commerciali, cambiamento del mercato, scelte della base sociale, indirizzi della politica provinciale. Divergenze su moltissime questioni, dal rapporto tra i Consorzi di tutela, quello del Vino Trentino Doc, l’altro del Trento con la Doc attaccata, poi i Vignaioli e senza dimenticare le strategie promozionali del marketing istituzionale.

 

Chissà, forse da una provocazione potrebbe scaturire una progettualità condivisa. Per discutere della giusta vocazione territoriale dei vini dolomitici (rese vendemmiali mirate, senza puntare sulla quantità, quella che genera vini buoni quanto banali) e quindi trasformali in mete turistiche da assaporare nel calice di degustazione.

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