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Trento
07 ottobre | 06:00

Confesercenti lancia l'allarme sulla crisi dei bar, Failoni smentisce: "Nessuna desertificazione, cambia modello d'impresa". Stanchina: "La raccolta firme è inutile?"

Il consigliere provincia di Campobase, Roberto Stanchina, incalza la Provincia sulla crisi dei bar. L'assessore Roberto Failoni: "C'è confusione sulle competenze, gli esercizi pubblici è secondaria per il Trentino. Situazione migliore rispetto all'Italia ma anche all'Alto Adige: un'attività che cambia classificazione non è necessariamente un'attività che chiude". La controreplica: "Bisognerà dire a Confesercenti che la raccolta firme che portano avanti è errata"

Confesercenti lancia l'allarme sulla crisi dei bar, Failoni smentisce: "Nessuna desertificazione, cambia modello d'impresa"

TRENTO. Bar in crisi in Trentino: 143 chiusure in 6 anni, persi 43 milioni. A lanciare l'allarme è Roberto Stanchina, il consigliere provinciale di Campobase incalza la Provincia: "Forte delle nuove competenze ottenute con la revisione dello Stato di Autonomia si intende anticipare lo Stato e favorire la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità con una specifica legge propria?". L'assessore Roberto Failoni, però, è secco e ridimensiona la portata del caso: "E' importante non confondere la riduzione dei bar con le chiusure. Un'attività che cambia classificazione non è necessariamente un'attività che chiude: può aver semplicemente aver cambiato modello e continuare a operare sul territorio". Un'analisi che non convince però l'ex assessore comunale: "Qualcuno dovrà dire a Confesercenti che portano avanti una raccolta firme per sollevare un problema che non esiste".

 

I riflettori sulla situazione dei bar viene accesa da Stanchina: "Dal 2019 al 2025 le attività sono scese da 1.591 a 1.448 con un calo del 9%. E' un dato di fatto che, quando un bar abbassa la serranda, la comunità perde un punto d'incontro oltre a un impatto economico complessivo per il Trentino stimato da Confesercenti in circa 43 milioni (Qui articolo). Questo è il quadro che emerge dall'analisi dell'associazione sui dati di InfoCamere. Oggi sul territorio provinciale ci sono circa 2,4 bar ogni mille abitanti, contro i 2,7 di sei anni fa".

 

Una situazione, dice l'esponente di Campobase, che sarebbe ancora più evidente a Trento. "Un calo del 9,7% al quale viene associata una perdita economica di circa 9 milioni", riferisce Stanchina. "Confesercenti punta ora sulla proposta di legge di iniziativa popolare dedicata alla rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità da poter portare il tema in parlamento e mettere a disposizione di Comuni e Province nuovi strumenti per contrastare un fenomeno di chiusure diventato ormai strutturale".

 

Da queste premesse la richiesta sulle iniziative che intende adottare la Provincia, soprattutto dopo aver ottenuto la competenza sul commercio nella cornice della recente riforma dello Stato d'Autonomia.

 

Nessuna desertificazione, ma un cambio di modello. Anzi, in Trentino il trend è più favorevole rispetto all'Italia, una situazione migliore rispetto anche all'Alto Adige. L'assessore evidenzia una certa confusione del consigliere provinciale di Campobase sul settore. In ogni caso la Provincia è attiva per supportare il comparto con alcune iniziative.

 

"E' importante non confondere la riduzione dei bar registrati con codice Ateco 56.3 con la chiusure dei bar", dice Failoni. "Un'attività che cambia classificazione non è necessariamente un'attività che chiude: può semplicemente aver cambiato modello e continuare a operare sul territorio".

 

Secondo i dati Istat, dal 2018 al 2024, quindi prima del Covid, nella provincia di Trento - viene specificato - il codice Ateco 56 (attività di ristoranti - tra i quali figurano anche i bar) registra una diminuzione complessiva di appena di 5 unità. "Nel dettaglio, alla diminuzione di 133 bar corrisponde a un aumento di 131 ristoranti: più che una riduzione del settore, emerge quindi una trasformazione della sua composizione. Un aumento più favorevole sia rispetto al dato nazionale, sia rispetto a quello della Provincia di Bolzano".

 

E nel periodo successivo al Covid, "il saldo in Trentino torna positivo con più aperture che chiusure. Questa non è una desertificazione ma un settore che si trasforma. A conferma di questo, cito i dati della Federazione italiana pubblici esercizi. Il rapporto 2026 evidenzia che, a livello nazionale, tra imprese uscite all'anagrafe dei bar, circa la metà non ha chiuso, ma ha cambiato classificazione, e in oltre 9 casi su 10 è diventato ristorante".

 

La Fipe riconduce questo fenomeno all'evoluzione del modello di impresa: a fronte di uno scontrino medio di poco più di 4 euro e di nove-dieci ore al giorno trascorse dietro al banco, molti esercenti scelgono di ampliare l'offerta e orientarsi verso la ristorazione a servizio di turisti e lavoratori.

 

"Per questo parlare di '143 chiusure' è improprio. Quel numero è un saldo tra il 2019 e il 2025 non un conteggio di attività cessate. E' ragionevole ritenere che anche in Trentino comprenda imprenditori che hanno investito in una cucina e cambiato modello per restare sul mercato", continua Failoni. "La stessa prudenza vale per le stime di perdita economica: se calcolate su quel saldo, finiscono per contare come perdita anche attività che continuano a operare sotto un'altra classificazione, come nel caso del codice Ateco 56.1. Inoltre il consigliere confonde la competenza in materia di commercio con quella relativa agli esercizi pubblici, che nel nostro statuto rientra ancora tra le materie di competenza secondaria. Non è stata introdotta nessuna modifica".

 

Per i servizi di prossimità, "ricordo che la Provincia sostiene 232 multiservizi, compreso gli esercizi di commercio al dettaglio sia i pubblici esercizi. Un modello che ci rende unici in Italia e, che, inizialmente rivolto ai soli esercizi commerciali, abbiamo esteso nell'aprile 2020 anche ai pubblici esercizi a sostegno della permanenza di questi presidi nelle località più svantaggiate".

 

E sul tema della rigenerazione urbana? "La maggioranza non aspetta un intervento dello Stato - ancora Failoni - ma si è già attivata come il disegno di legge di Biada 'Interventi per la tutela e la valorizzazione delle attività commerciali al dettaglio, artigianali e di pubblico esercizio presenti sul territorio provinciale' oppure il bando 'Fare impresa in aree a rischio di desertificazione commerciale' approvato venerdì scorso".

 

Poco convinto, però, l'ex assessore comunale con delega anche al commercio. "Bisognerà spiegare a Confesercenti del Trentino e all'associazione di categoria nazionale che portano avanti con impegno una raccolta firme che si basa su dati errati e su un problema che non esiste - replica Stanchina - così come qualcuno dovrà dire che gli esercenti partecipano a una petizione senza sapere quel che succede realmente".

 

Insomma, per il rappresentante di Campobase, la situazione è più complessa da ricondurre semplicemente a una trasformazione del settore. "E' come quando parla di grandi carnivori: pur di dire che va tutto bene, l'assessore nega l'evidenza, sbeffeggia gli interlocutori o i proponenti spiegando che non sono informati su regole e leggi. E' l’ennesima volta che qualcuno che grida al 'lupo al lupo', ma come succede con l’orso sul Bondone, qualcuno ha preso un granchio", conclude Stanchina.

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