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Trento
14 settembre | 21:46

“Sanità in affanno? Senza programmazione e risorse per gli infermieri gli ospedali periferici costretti a chiudere servizi. Basta misure tampone”

Ora! Trentino parte dalle dichiarazioni a il Dolomiti del presidente dell'Ordine degli infermieri di Trento, Daniel Pedrotti, per lanciare un allarme sullo stato della sanità in Provincia: “La grave carenza di personale infermieristico, resa evidente dalle difficoltà del reparto di Medicina di Cavalese e dai continui bandi deserti nelle valli, non è un episodio isolato ma la conseguenza diretta di una cronica assenza di visione politica”

“Sanità in affanno? Senza programmazione e risorse per gli infermieri gli ospedali periferici costretti a chiudere servizi
di Redazione

TRENTO. “Scontiamo gli errori nella programmazione del personale sanitario a livello nazionale, che il Trentino non ha saputo però correggere”. Sono queste le parole di Davide Pellegrini, coordinatore del gruppo sanità regionale di Ora! nel lanciare un allarme sullo stato della sanità in Provincia – partendo dalle dichiarazioni a il Dolomiti del presidente dell'Ordine degli infermieri di Trento, Daniel Pedrotti.

 

Lo stesso Pedrotti ha infatti tracciato il quadro di una situazione emergenziale nota da tempo” continua Pellegrini, ma non più rinviabile: “Come Ora! Trentino – dice – esprimiamo pieno sostegno alle osservazioni dell'Opi. La grave carenza di personale infermieristico, resa evidente dalle difficoltà del reparto di Medicina di Cavalese e dai continui bandi deserti nelle valli, non è un episodio isolato ma la conseguenza diretta di una cronica assenza di visione politica. I presidi periferici sono solo le sentinelle di una problematica che inesorabilmente sta colpendo anche Rsa e Case di cura convenzionate”.

 

Il problema, continua il responsabile di Ora!, è chiaro: “Se la Giunta provinciale non dedica risorse e non pianifica seriamente la risposta alla carenza di infermieri, gli ospedali periferici saranno inesorabilmente costretti a chiudere o ridurre i propri servizi, tagliando fuori le comunità di valle dal diritto a cure di qualità e in sicurezza”. Di fronte alla situazione, tanto a livello nazionale quanto locale, per Ora! la risposta non può essere legata a soli “interventi tampone, risorse scarse e soluzioni d'emergenza”. Un numero di infermieri e personale sanitario insufficiente infatti: “Porta a un inevitabile calo della qualità del lavoro, generando carichi fisici ed emotivi che alla lunga diventano insostenibili per chi è in corsia, fino a spingere molti professionisti all'abbandono o alla fuga verso altre realtà. È un circolo vizioso – continua Pellegrini – che va interrotto subito, prima di arrivare al punto di non ritorno della chiusura dei servizi. Gli ospedali di periferia sono soltanto i primi a soffrire di questa crisi, poiché nelle valli il problema è esasperato dalla scarsa attrattività, dall'alto costo della vita e dalla difficoltà di reperire un alloggio”.

 

“Le risorse economiche per intervenire ci sono – aggiunge il coordinatore del gruppo sanità regionale di Ora! - e la nostra autonomia ci dà tutti gli strumenti per farlo: la scelta di non intervenire adeguatamente sul capitale umano è unicamente una responsabilità politica della Giunta provinciale. Serve il coraggio di uscire una volta per tutte dalla logica delle emergenze e mettere in campo una pianificazione seria che renda attrattive le professioni sanitarie, in primis quella dell'infermiere, con stipendi competitivi. Oltre alla retribuzione, occorre creare percorsi stabili di crescita e carriera clinica per gli infermieri, valorizzando competenze specialistiche, master e lauree magistrali, e avere l'audacia di sperimentare sul campo le nuove tecnologie e la digitalizzazione per eliminare la burocrazia inutile e restituire tempo prezioso alla cura della persona. Non possiamo permetterci di attendere oltre, anche perché la stessa crisi rischia a breve di travolgere anche le altre professioni sanitarie. La Giunta smetta di applicare pezze bagnate, ascolti il grido d'allarme e accolga subito la richiesta dell'Ordine degli infermieri di istituire un tavolo di confronto permanente. Continuare a rinviare significa accettare passivamente il ridimensionamento della sanità pubblica trentina”.

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