Contenuto sponsorizzato
Trento
15 settembre | 12:14

Sanità trentina, la “coperta corta” non basta più: "Si riducono i posti letto e gli ospedali di valle pagano prezzo della crisi". Demagri: "Non è percezione, è emergenza"

In un'intervista a il Dolomiti il presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche, Daniel Pedrotti, ha parlato di “rischio concreto” di perdita progressiva di servizi. La consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri: “Ciò che si vede è un continuo 'balletto' di dirigenti che, a suon di delibere, passano da un contesto all’altro, da un ospedale a via Degasperi, senza retrocessioni stipendiali ma con 'nuove funzioni'. Una mobilità che sembra costruita su misura per pochi, mentre altri professionisti restano senza prospettive

Sanità trentina, la “coperta corta” non basta più: Si riducono i posti letto e gli ospedali di valle pagano prezzo della

TRENTO. “Dopo un anno, la risposta dell’assessore Mario Tonina all’interrogazione presentata dal collega Malfer conferma finalmente ciò che abbiamo denunciato sin dall’inizio: non si tratta di “percezioni”, ma di fatti. La carenza di infermieri e la conseguente riduzione dei posti letto, misura estrema adottata per evitare rischi per i pazienti, mancata assistenza e gravi difficoltà gestionali  è la prova evidente che il sistema è in sofferenza profonda”. La consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, usa queste parole per lanciare un allarme chiaro: il personale sanitario continua a mancare e la carenza di infermieri sta iniziando a incidere concretamente sull'organizzazione degli ospedali trentini. 

 

Il presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche, Daniel Pedrotti, ha parlato di “rischio concreto” di perdita progressiva di servizi a causa proprio della mancanza di personale. (QUI L'ARTICOLO)   

 

“Tutti gli altri parametri citati nell’interrogazione – ha spiegato Demagri facendo riferimento presentato dal collega Malfer - dalla presenza media giornaliera alla revisione dei programmi di ricovero, non sono altro che effetti diretti della mancanza di personale. Non siamo di fronte a un 'buon governo' né a una 'gestione della domanda': siamo di fronte alla gestione dell’emergenza, alla mancanza di risorse umane e alla totale assenza di una strategia”.

 

Il decreto Balduzzi del 2012 aveva fissato gli standard poi diventati la base del DM 70 e dell’intera discussione sulla rete ospedaliera: riduzione dei posti letto, riconversione, appropriatezza, soglie, indicatori. La riforma Balduzzi ha segnato il passaggio da una rete ospedaliera “espansiva” a una rete “razionale”, basata su standard, volumi e sicurezza.  “Ha imposto – spiega Demagri - alle Regioni di scegliere, di riconvertire, di misurare. È la radice di tutto ciò che oggi discutiamo quando parliamo di posti letto, appropriatezza, volumi minimi, reti cliniche, ospedali di comunità. Oggi, invece, la realtà è ben diversa. Si stima che nell’Azienda Sanitaria manchino più di  200 infermieri: un numero enorme, equivalente alla chiusura virtuale di un intero ospedale. Per evitare che una valle si ritrovi priva di un presidio fondamentale, si ricorre alla solita 'coperta corta', strappando personale da un territorio per tamponare le falle di un altro. Un approccio che non riguarda un singolo presidio, ma che indebolisce l’intero sistema provinciale”. 

 

A mancare oggi, commenta ancora la consigliera di Casa Autonomia, è una visione politica.  “Ciò che si vede è un continuo 'balletto' di dirigenti che, a suon di delibere, passano da un contesto all’altro, da un ospedale a via Degasperi, senza retrocessioni stipendiali ma con 'nuove funzioni'. Una mobilità che sembra costruita su misura per pochi, mentre altri professionisti restano senza prospettive. Dove l’Asuit non decide, decidono gli infermieri: lasciano l’Azienda per orientarsi verso sedi dove sono valorizzati e ascoltati. La fuga del personale è imputabile alla governance centrale, che scarica poi la responsabilità sul Servizio delle Professioni Sanitarie. Il risultato è un personale demotivato, esausto, inascoltato”.

 

Un esempio emblematico è la situazione del carcere. “I professionisti rifiutano di andarci perché non viene garantito il rientro nel proprio reparto dopo un periodo di servizio in una struttura complessa e stressante. 'Se vai lì, ci rimani': questa sarebbe la gestione della carriera? E il rischio di spogliare altri reparti è concreto” spiega Demagri che sottolinea anche come la scelta di attingere tramite mobilità o selezioni interne per il futuro Hospice Pediatrico solleva dubbi fondati: l’organico potrebbe essere “strappato” a unità operative già in sofferenza, come Pediatria o Neonatologia. Il tema del personale per l’Hospice presenta una doppia criticità: da un lato la pianificazione dell’équipe multidisciplinare, dall’altro la difficoltà reale di reperire professionisti senza indebolire ulteriormente altri reparti.

 

“Le modalità di reclutamento avviate dall’Azienda – spiega la consigliera - mostrano un orientamento chiaro: si punta soprattutto su mobilità interna e selezioni, ma 'reclutare' significa spesso spostare il problema, non risolverlo. Significa togliere da una parte per coprire un’altra, senza affrontare la radice della crisi: la mancanza di personale, la fuga dei professionisti, l’assenza di una strategia politica. Oggi non serve una narrazione rassicurante: serve una scelta politica chiara, una missione definita, una programmazione seria. Serve dire ai territori cosa si vuole fare degli ospedali di valle”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Sport
| 15 settembre | 16:39
Dopo il ritiro dal biathlon, Dorothea Wierer non smette con lo sport ad alto livello e cambia "specialità": prenderà parte [...]
Cronaca
| 15 settembre | 12:17
A comunicarlo sono le autorità della Provincia di Bolzano, dopo la seconda operazione congiunta portata avanti dal Corpo forestale provinciale e [...]
Cronaca
| 15 settembre | 15:08
La 92enne è morta nel corso della notte. Ieri sempre nella stessa zona aveva perso la vita con una dinamica simile anche Maria Covi di 84 anni
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato