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Trento
29 marzo | 22:07

Sanità, scontro sulle Case di Comunità. Zanella: “La mancanza di personale rischia di aggravarsi”. Tonina: “Grosso impegno” e si punta anche sui liberi professionisti

Sull'uso dei liberi professionisti il presidente dell'Ordine dei Medici ha spiegato: "Di per sé non è la soluzione migliore. Occorre impegnarsi per assumere nuovi medici, ma se non ci sono, sicuramente è la strada più ragionevole da perseguire. L'importante è che siano professionisti qualificati e in grado di dare un contributo positivo"

TRENTO. Reparti sotto organico, bandi deserti, dimissioni che scavano ulteriori vuoti. La Sanità trentina si sta apprestando a un cambiamento davvero radicale con l'apertura delle 14 Case di Comunità sparse sul territorio. Se però da un lato prova a cambiare pelle, dall'altro si sta scoprendo sempre più fragile.

 

A lanciare l’allarme nei giorni scorsi è stato il consigliere provinciale di opposizione Paolo Zanella, che parla apertamente di “criticità” sul fronte del personale. Il rischio è che la tanto attesa riforma parta senza le gambe necessarie per reggersi.

 

È notizia di questi giorni, spiega in una interrogazione Zanella “della dimissione di un oncologo che seguiva il day hospital oncologico dell'Unità operativa di Medicina interna di un ospedale trentino e la diffusa carenza di personale infermieristico in tutti i reparti di degenza dell'Ospedale S. Chiara di Trento (e non siamo in un periodo di picco di ferie e congedi parentali), rilevata dalla Direzione professioni sanitarie, ha reso necessario rimodulare la presenza infermieristica e la riduzione dei posti di degenza nell'Unità operativa di Terapia intensiva 1”. A questo si aggiungono i bandi deserti per il passaggio volontario al ruolo unico di assistenza primaria dei medici di medicina generale e per la mobilità intraziendale sempre con passaggio al ruolo unico di assistenza primaria.

 

Un quadro che, secondo Zanella, rischia di aggravarsi proprio con l’apertura delle Case della comunità e degli ospedali di comunità: nuovi servizi che, senza personale sufficiente, potrebbero trasformarsi da opportunità a ulteriore fattore di pressione sul sistema.

 

“La carenza di infermieri rispetto alla copertura dei servizi sanitari esistenti e di quelli di prossima apertura (Case della Comunità e Ospedali di Comunità in primis) – spiega Zanella – è stimata dall'Ordine delle Professioni Infermieristiche in circa 500 unità; gli ultimi dati sulle dimissioni del personale dell'Azienda sanitaria risalgono agli anni 2022 e 2023 ma nulla si sa di quanto accaduto negli ultimi due anni e se siano stati pensionamenti e dimissioni volontarie di infermieri a determinare questo ulteriore aggravamento delle difficoltà a coprire le piante organiche di reparti e servizi. Nel bando di inizio anno per la copertura di 54 incarichi vacanti a ruolo unico hanno presentato domanda solo 10 medici e 9 studenti e alla fine sono stati coperti solo 12 incarichi”. Numeri che registrano un moltiplicarsi di allarmi.

 

Di segno opposto la lettura dell’assessore provinciale alla salute Mario Tonina. Entro giugno saranno 14 le Case di Comunità inaugurate in Trentino, fino ad oggi sono 7 quelle attivate e non tutto il personale è stato trovato.
“Bisogna tenere presente – ha spiegato l'assessore Mario Tonina contattato da il Dolomiti – una parte del personale è già presente sul territorio, dai medici di medicina generale ai pediatri di libera scelta. Certamente servirà altro personale per garantire gli obiettivi fissati con le Case di Comunità ma c'è l'impegno di tutti per cercarlo”. Tonina sottolinea l'importanza di un cambio di paradigma della Sanità trentina con l'attivazione delle strutture. “Ci sarà una maggiore presa in carico dei pazienti, ci saranno meno persone che andranno nei pronto soccorso e questo si riverserà positivamente sull'intero sistema”.

 

La strada da seguire per l'assessore è in sostanza quella che si è già vista in via sperimentale in Val di Sole negli scorsi anni con il “Laboratorio territoriale Vivere la Salute+”, promosso nell’ambito della Strategia Nazionale Aree Interne (Snai) e realizzato dalla Provincia autonoma di Trento insieme ad Asuit e TrentinoSalute4.0 – Fondazione Bruno Kessler. Un esperimento che è riuscito a portare i servizi vicino ai cittadini, ma anche a mettere in rete i saperi, le tecnologie e le energie di un territorio che sa prendersi cura di sé.

 

Il nodo centrale rimane comunque il personale. Se da un lato, come spiega Tonina, una parte è già presente sul territorio, dall'altro occorre trovarlo e non sembra essere un'impresa facile visto i continui bandi a vuoto e i risultati ottenuti con le varie ricerche interne.

 

A confermare l'impegno è la direttrice sanitaria Denise Signorelli. “Ci sono bandi, c'è il concorso per gli infermieri e per i reclutamenti sono queste le modalità che vengono usate oggi”. Fondamentale sarà capire se gli interventi di attrattività previsti dalla Pat riusciranno effettivamente ad avere una risposta positiva. “Come già detto dall'assessore, molto del personale necessario per le Case di Comunità c'è già. Stiamo mettendo in campo un modello organizzato che è la vera novità. È il personale che dovrà imparare a integrarsi assieme”. Non è escluso l'utilizzo anche di liberi professionisti per coprire la mancanza di personale. “Si mettono in campo tutte le possibilità di reclutamento che l'azienda sanitaria ha a disposizione” conclude Signorelli.

 

Più cauto sull'uso di liberi professionisti il presidente dell'Ordine dei Medici del Trentino, Giovanni De Pretis. “Che ci sia una carenza di personale è un dato noto e con il quale dovremmo fare i conti per qualche anno ancora. Sicuramente questo riguarda in particolare i medici di medicina generale, che sono quelli più coinvolti nelle nuove Case di Comunità. Tutto questo si tradurrà inevitabilmente in un avvio graduale di queste strutture, che rappresentano comunque un progetto ragionevole, condivisibile”.

 

Sull'utilizzo dei liberi professionisti De Pretis conclude spiegando che “Di per sé non è la soluzione migliore. Occorre impegnarsi per assumere nuovi medici, ma se non ci sono, sicuramente è la strada più ragionevole da perseguire. L'importante è che siano professionisti qualificati e in grado di dare un contributo positivo”.

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