Integrazione sanità-università sotto accusa: “Forti perplessità”. Medici e dirigenti: "Fino al 30% delle strutture complesse ai prof e carriere mediche a rischio"
Al centro delle criticità evidenziate dai sindacati vi è la significativa riduzione delle opportunità di carriera per il personale del servizio sanitario provinciale. Preoccupazione anche per il poco coinvolgimento e tra le principali criticità segnalate anche l'attuale assetto della struttura medico competente e la mancata previsione di un Dipartimento oncologico. La richiesta è quella di un un tavolo tecnico di confronto

TRENTO. Il progetto di integrazione tra sanità e università in Trentino? Un disegno ambizioso, presentato come leva di crescita, ma che nei corridoi degli ospedali accende un allarme ben diverso: a rischio ci sarebbe, infatti, la possibilità di fare carriera da parte del personale del servizio sanitario provinciale.
A dirlo senza mezzi termini sono i sindacati dei medici e dei dirigenti sanitari Anaao Assomed e Cimo – Fesmed che intravedono il rischio di una riduzione degli spazi per il personale medico ma anche di carriere e autonomia di chi, ogni giorno, tiene in piedi il servizio sanitario.
Mjriam Sanò, vice segretario di Anaao Assomed Trento e Sonia Brugnara, presidente di Cimo-Fesmed Trento parlano di “forti perplessità” sull’atto aziendale proposto dalla Provincia e dall’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata del Trentino (Asuit), finalizzato all’integrazione tra sistema sanitario e università.
“Condividiamo l’obiettivo di rafforzare il rapporto con il mondo universitario – dichiarano - ma riteniamo necessario approfondire alcuni aspetti della proposta, in particolare quelli che riguardano il ruolo e le prospettive della dirigenza medica e sanitaria del Servizio sanitario nazionale”.
Al centro delle criticità evidenziate dai sindacati vi è la significativa riduzione delle opportunità di carriera per il personale del servizio sanitario provinciale. In base alla proposta, fino al 30% delle strutture complesse potrebbe essere affidato a direzione universitaria, mentre la quota di strutture ospedaliere dirette da professionisti del servizio sanitario provinciale scenderebbe dal 7,2% al 5%.
“Si tratta di un ridimensionamento che rischia di compromettere seriamente l’attrattività dell’azienda - sottolineano Sanò e Brugnara - in un contesto già segnato da difficoltà nel reclutamento e nella fidelizzazione del personale”.
La richiesta è quella, quindi, di “garanzie chiare” affinché siano “tutelate la dignità e l’autonomia professionale” della dirigenza medica e sanitaria. “L’integrazione non deve trasformarsi, come già avvenuto in altre realtà, in una penalizzazione” spiega le due rappresentanti sindacali.
Ma a preoccupare Anaao Assomed e Cimo – Fesmed c'è anche il poco coinvolgimento. “Un cambiamento così profondo dell’assetto organizzativo richiede un percorso partecipativo più ampio, che vada ben oltre una semplice informativa sindacale - proseguono le rappresentanti -. L’assenza di un confronto preventivo rischia di produrre modelli organizzativi calati dall’alto e lontani dalla pratica clinica”.
La strada che i sindacati chiedono di seguire è quella dell’apertura di un tavolo tecnico di confronto con la Direzione generale, con l’obiettivo di costruire un’organizzazione capace di rispondere ai bisogni assistenziali, garantendo al contempo carichi di lavoro sostenibili ed equamente distribuiti.
Tra le principali criticità segnalate anche l'attuale assetto della struttura medico competente e la mancata previsione di un Dipartimento oncologico, “un’assenza difficilmente giustificabile alla luce dell’impatto epidemiologico delle patologie oncologiche, della loro complessità e della necessità di un coordinamento multidisciplinare strutturato”. Inoltre “la decisione di integrare le Unità Operative di medicina d'urgenza e Pronto soccorso di Trento e Rovereto e Trentino emergenza con quelle di anestesia e rianimazione in unico dipartimento rischia di creare confusione organizzativa e di rendere poco identitaria e funzionale l’attività del settore dell'emergenza con funzioni ed esigenze ben distinte”.
Sanò e Brugnara chiedono “la nascita di un’Azienda Sanitaria Universitaria integrata rappresenti una reale opportunità di crescita per tutti i professionisti, e non un aggravio organizzativo o gestionale”.












