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Trento
26 maggio | 17:12

"Ascensori bloccati all'ospedale perché l'edificio è alto e le funi sono lunghe? Basta toppe o scuse bizzarre di Asuit. Va aperto un tavolo di confronto"

Il sindacato di via Degasperi esprime profonda preoccupazione per "il cedimento strutturale e gestionale mentre il cronoprogramma per il nuovo polo ospedaliero universitario slitta inesorabilmente di un altro semestre e si sposta l’orizzonte di un’effettiva apertura al lontano 2033. Non c'è pace per la sanità trentina"

di Redazione

TRENTO. "Tra ascensori rotti e scuse a 'fune lunga' il vero nodo resta il personale", così Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp, e Sandro Pilotti, segretario sanità Cisl Fp, sull'ospedale Santa Chiara. "Subito un tavolo collegiale su manutenzioni, esternalizzazioni e organici".

 

Il sindacato di via Degasperi esprime profonda preoccupazione per "il cedimento strutturale e gestionale mentre il cronoprogramma per il nuovo polo ospedaliero universitario slitta inesorabilmente di un altro semestre e si sposta l’orizzonte di un’effettiva apertura al lontano 2033. Non c'è pace per la sanità trentina".

 

La Cisl si dice "sinceramente basita" per le giustificazioni delle autorità. "C'è perplessità, anche del personale, sulle recenti dichiarazioni della dirigenza tecnica di Asuit sul blocco di numerosi ascensori dell'ospedale. Davanti al grave disservizio di diversi impianti fuori uso, la motivazione ufficiale ha infatti dell'incredibile, cioè è fisiologico riscontrare problemi in quanto sono molto utilizzati e dotati di 'corde molto lunghe, nel senso che fanno parecchi piani'. Una scusa surreale a fronte di manutenzioni ordinarie e straordinarie che parrebbero non sempre tempestive o sufficienti, quando invece è evidente che sia necessario curare molto meglio i collegamenti interni e la logistica di una struttura così complessa".

 

Un problema, per la Cisl, che ha radici profonde. "Troppe attività strategiche all'interno delle nostre strutture sanitarie sono state progressivamente esternalizzate nel corso degli anni e i continui disservizi tecnici a cui assistiamo oggi sono la diretta conseguenza di queste scelte politiche e gestionali, che frammentano i servizi e allontanano il controllo diretto sulla qualità delle prestazioni".

 

I sindacati ribadiscono che il vero nodo cruciale, "oggi come sempre, resta il personale sanitario e di supporto, poiché gli ascensori fuori servizio non rappresentano solo un problema ingegneristico, ma si traducono immediatamente in un insostenibile aggravio di fatica per medici, infermieri, Oss, tecnici sanitari, personale amministrativo, ausiliario e addetti ai servizi in appalto, già stremati da turni massacranti e croniche carenze di organico. Bloccare i collegamenti verticali significa costringere l'intera macchina ospedaliera e tutti i suoi professionisti a percorsi alternativi infiniti, rallentando il trasporto dei pazienti, dei farmaci e dei pasti, aumentando a dismisura lo stress psicofisico e i carichi di lavoro in contesti già emergenziali".

 

Una situazione che "non può essere gestita con toppe temporanee oppure scuse bizzarre, ma va affrontata collegialmente attraverso un tavolo di confronto urgente tra l'azienda sanitaria, la dirigenza e le parti sociali. Non è accettabile che la prospettiva del nuovo ospedale nel 2033 diventi l'alibi per lasciare l'attuale Santa Chiara in uno stato di sofferenza manutentiva per i prossimi sette anni, scaricando l'efficienza dei servizi solo sulla buona volontà dei lavoratori. Chiediamo un piano straordinario immediato e un confronto collettivo permanente perché la sanità trentina si difende investendo sulle strutture, invertendo la rotta sulle esternalizzazioni e, soprattutto, valorizzando e tutelando le donne e gli uomini che ogni giorno la tengono in piedi", concludono Pallanch e Pilotti.

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