Il Trentino del vino stroncato dalle guide: "Qualità clamorosamente crollata". L'Alto Adige (con la novità assoluta di una Doc) stravince su Trento
E' il periodo dei premi delle varie guide enologiche. Il Trentino si salva solo con una consolidata batteria di metodo classico. Tantissimo Alto Adige, che presenta anche una Doc, mentre Trento resta indietro: "Difficile consigliarne almeno uno"

TRENTO. Il tourbillon festivaliero dei bicchieri con i Trento Doc rimane ancora sospeso, mentre si svelano i premi delle varie guide enologiche con precise conferme: il Trentino si salva solo con una consolidata batteria di metodo classico.
Penalizzato anzitutto sui suoi vini, specialmente quelli che dovrebbero valorizzare la Trentino Doc. Basta scorrere gli elenchi tra i premi assegnati da Doctorwine, Gambero Rosso e pure da Wine Surf.
I vini dell’Alto Adige praticamente stravincono sul Trentino. Esempio: 26 Tre Bicchieri per Bolzano (con un solo spumante) mentre sono 14 quelli conquistati da Trento, ma grazie a 10 Trento Doc.
Non solo: dei 4 "vini fermi" solo 2 hanno la Doc Trentino, poi Igt Vigneti Dolomiti San Leonardo e - questa assoluta novità - un Alto Adige Doc Pinot Grigio presentato dalla cantina di Roverè della Luna / Aichholz. Come dire: ancora un premio da aggiungere a Bolzano e una doverosa constatazione.
Il fascino della Trentino Doc è in picchiata, dimostra poco appeal, concedendo ai "cugini" altoatesini altro intrigante vantaggio. Perché un vino marchiato Alto Adige - nonostante sia vinificato in Trentino - ha molto, ma molto più fascino.
Difficile dunque sostenere che il Trentino possa essere considerato ai vertici dell’enoturismo italiano. Perché il vino trentino manca di percezione e non di qualità. Paga le contrapposizioni (assurde) tra cantine sociali e vignaioli. Manca una regia strutturale. Dovrà tenerne conto anche la Provincia di Trento, superando trionfali dichiarazioni di stampo elettoralistico tra roboanti kermesse (molto ben sponsorizzate).
Pressoché identica pure la valutazione di Daniele Cernilli, il Doctorwine, curatore di una guida vini essenziale. Ebbene 45 vini sugli scudi - con il simbolo "faccini" - per il comparto altoatesino, mentre i trentini devono accontentarsi di 14 encomi. Con 8 spumanti e solo 2 "vini fermi" Trentino Doc.
Decisamente importante il riconoscimento al Methius, lo spumante dei Dorigati di Mezzocorona, per Cernilli uno dei top a livello italiano. E altra novità: tra i Trento Doc con punteggio da premio troviamo anche Moncalisse, quello elaborato a Civezzano dalla cantina Walch di Termeno.
Prima di citare nel dettaglio i vini premiati dalle cosiddette "bibbie enoiche" - in attesa del responso di Slow Wine - particolarmente pesante il responso di Carlo Macchi direttore di Wine Surf in merito alle degustazioni svolte in Trentino.
"Togliamoci subito il dente. Quest’anno la maggioranza dei bianchi trentini - spumanti metodo classico esclusi - sia del 2025 che di annate precedenti, ci hanno deluso. Naturalmente - scrive Macchi - ci sono anche note positive ma molto poche e quello che ha veramente sorpreso è stata la 'semplicità strutturale' di tanti vini. Manca indubbiamente un filo conduttore qualitativo che riassuma la provincia e dia un senso al futuro senza che questo venga visto come un continuo terno al lotto dei vitigni e dei vini su cui puntare. Esempio preciso: Mueller Thurgau quasi impossibile da individuare a causa di caratteristiche aromatiche slavate, quasi inesistenti, per non dire 'aiutate' da altre uve. Ma oltre a questo, che di per sé deve far riflettere, il problema è che la qualità dei vini è clamorosamente crollata e oggi ci risulta difficile consigliarne almeno uno".
E ancora, spulciando l’elenco del portale digitale di Wine Surf , in evidenza ("rifacciamoci la bocca", scrive Macchi) il Pinot bianco, qualche Chardonnay e poco altro. Nessuna concessione neppure per Nosiola, salvo solo il Vino Santo.
Torniamo ai Tre Bicchieri. Precise conferme, qualche ritorno in auge e alcune belle novità. Tra quest’ultime alcuni Trento Doc come il Rosè Piancastello 2020 di Endrizzi e il Pas Dosè Salisa 2020 di Villa Corniole, entrambi giunti alla "prima gamberista".
Per le conferme l’immancabile e portentoso San Leonardo 2021, il Riesling 2025 di Pojer&Sandri, il setoso Brut Rosè +4 Riserva 2016 di Lucia Letrari e il Brut Blauen 2019 di Moser. Poi il Re di Revì della cantina aldenese Revì.
I Lunelli - non presentando la Riserva del Fondatore - prendono Tre Bicchieri con il Perlè Nero 2019, mentre si distinguono gli spumanti di Rotari, Cesarini Sforza e Cantina Cembra.
Tra i Teroldego Rotaliani ecco il Sangue di Drago di Marco Donati e - ancora in auge - il raro Vino Santo Arèle 2015 di Pravis. Molti di questi vini trentini sono presenti anche sul podio di Doctorwine, in primis il San Leonrdo e i Trento di Moser, Rotari e Ferrari.
Difficile quantificare l’impatto di questi riconoscimenti sull’andamento delle vendite. Il mercato enoico è alle prese con problematiche ben più gravose dei giudizi della critica più esasperata. Le guide - lo sottolineano molte cantine, anche tra quelle premiate - sono utili sostanzialmente per la comunicazione. Soddisfano lo staff dei collaboratori delle aziende, suscitano momentanea curiosità, ma raramente - come succedeva nei primi Anni ’80 - fanno svuotare le cantine.













