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Trento
15 aprile | 08:21

Da Vinitaly il vino rilancia le ambizioni e anche per il Trentino ci sono novità nel campo spumantistico. Ma che via e vai di politici

I Vignaioli indipendenti del Trentino a Vinitaly evidenziano la necessità di rivedere la gestione produttiva del vino italiano per affrontare la svalorizzazione dei terreni e la sovrapproduzione

VERONA. Sul traguardo finale, per una edizione che scaccia certe apprensioni, rilancia la sfida enoturistica, interpreta nuove tendenze. E registra l’ubriacatura di continue presenze politiche. Anche di quanti poco hanno da spartire con le questioni del buon bere. Tra i padiglioni - specialmente del Trentino - di politici che poco hanno da spartire con la cultura del buon bere. Almeno il presidente Maurizio Fugatti può vantare il titolo di enotecnico. L’ultima a cercare spazio sui social è stata l'assessora alla cultura e all'istruzione Francesca Gerosa. Sfruttando la presenza di Giorgia Meloni, dell’onnipresente ministro Lollobrigida (ha stazionato per tutti i giorni della fiera enoica) e della cordiale disponibilità della famiglia Lunelli. Ed ecco che tutto diventa apoteosi vinosa, pardon: spumeggiante. Chissà per quali mire elettorali.

 

Così Vinitaly imposta le ultime ore d’apertura, registrando ulteriori novità in campo spumantistico. E’ il caso di Felsen, piccola quanto decisa iniziativa spumantistica trentina, pronta a entrare con grande determinazione nel mercato del Trento Doc più rappresentativo.

 

 

La montagna torna protagonista nel padiglione dell’Alto Adige. Quasi 90 aziende vitivinicole che presentano le Uga - unità geografiche aggiuntive - rafforzative della Doc. Scelta strategica orgogliosamente portata avanti dalla provincia di Bolzano e altrettanto scartata da Trento. Cantine che cercano di dare risposte concrete e strategiche al calo dei consumi tra i giovani, con questioni che gravano sul settore da dazi doganali e ripercussioni sul costo energetico scatenato da conflitti bellici.

 

Il vino altoatesino vanta prestigiosi riconoscimenti, Winespectator mette in prima pagina le giovani della famiglia Walch, cantina che a fine maggio inaugurerà la nuovissima struttura realizzata a Civezzano, con uno spumante chiamato Moncalisse.

 

Le Uga rafforzano identità e rilanciano progetti di micro turismo e tutela territoriale. I vini che provengono da queste zone possono riportare sull’etichetta l’ indicazione geografica da cui provengono.

 

Accanto alla zonazione, il secondo asse della presenza altoatesina a Verona riguarda l’enoturismo. Il lavoro condotto dal Consorzio insieme con Idm punta a costruire una rete territoriale capace di offrire un’esperienza enogastronomica più ampia e articolata, rivolta sia ai residenti sia ai visitatori. L’obiettivo dichiarato è fare dell’Alto Adige una meta enoturistica riconoscibile e d’alto prestigio. Territorialità e identità.

 

Impegno, questo, intrapreso però da schiere di vignaioli, specialmente quelli che hanno disertato gli spazi istituzionali di Verona, animando un padiglione allestito dalla Fivi, la federazione vignaioli indipendenti.

 

Una decina le aziende del Trentino, da Balter - Clementina Balter è la presedente del consorzio vignaioli - a Moser, ma anche i Pisoni, Borgo dei Posseri, Klinger, Furletti, Furli e Zanotelli, senza dimenticare Maso Corno.

 

A Vinitaly la Fivi ha presentato una Ricerca condotta in sinergia con la Bocconi e altri istituti di credito, che racconta dell’orgoglio e della felicità di essere Vignaioli Indipendenti, come ha sottolineato Rita Babini, vignaiola presidente dell’Associazione, che si fondano su radicamento territoriale, qualità delle produzioni e sulla gestione familiare. Precisi i riscontri anche tra le aziende trentine o - come indicato sulle etichette dei produttori Fivi - aziende delle Dolomiti.

 

E ancora. Rita Babini ha evidenziato la necessità di rivedere la gestione produttiva del vino italiano per affrontare la svalorizzazione dei terreni e la sovrapproduzione. “Il valore fondiario - ha spiegato - è spesso utilizzato come garanzia per i mutui, tende a decrescere a causa della sovrapproduzione di vino, che supera la capacità di assorbimento del mercato. Questa dinamica, va affrontata con una riduzione delle rese soprattutto nel settore dei vini generici, che presenta giacenze in crescita da 3-4 anni, nonostante annate difficili come il 2023 ed evitando la concessione di deroghe di produzione in alcuni casi fino a 400 quintali per ettaro, che danneggiano il valore del vino e non promuovono la qualità”. Le ultime ore di apertura di Vinitaly consentiranno di fare un bilancio più approfondito, ma già i riscontri sono più che positivi.

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