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Trento
16 giugno | 11:22

Cambiamento climatico e calo dei consumi nel vino, la Doc delle Venezie punta sempre di più sulla bassa gradazione: "Interesse crescente e ci sono margini di competitività"

I vini dealcolati non convincono, mentre le sperimentazioni sono orientate ai prodotti a bassa gradazione. Il comparto low-alcohol è in crescita, in particolare negli Stati Uniti: si stima un valore complessivo da 5 miliardi entro il 2028: "Occorre inoltre riconoscere, anche sotto il profilo normativo e merceologico, la specificità dei vini a bassa gradazione alcolica naturale, distinguendoli in modo chiaro dai vini dealcolati e parzialmente dealcolati"

VERONA. L'interesse del mercato verso i vini a ridotto contenuto alcolico è crescente e trova riscontro nelle dinamiche dei mercati internazionali. Il cambiamento climatico e l'evoluzione delle abitudini di consumo, in particolare nelle generazioni più giovani, sono tra le sfide del comparto agricolo. E già l'anno scorso il Consorzio Doc delle Venezia si è orientato verso la sperimentazione di un prodotto con una gradazione più bassa.

 

Un'evoluzione che è emersa anche nel corso del convegno "Il vino cambia: sfide ed opportunità. Il Pacchetto Vino e le sue prime applicazioni”, organizzato da Ugivi – Unione dei giuristi della vite e del vino, la Camera Civile di Mantova e Legal Hackers Mantova che si è svolto alla Cantina di Quistello. L’iniziativa, dedicata all’analisi delle novità introdotte dall'Unione europea, ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, professionisti e rappresentanti del settore vitivinicolo sui cambiamenti che interessano il comparto.

 

Nel corso della tavola rotonda conclusiva, moderata dal giornalista Giulio Somma, che ha riunito alcuni tra i principali esponenti del mondo vitivinicolo nazionale ed europeo, Luca Rigotti, presidente del Consorzio Doc delle Venezie, presidente del Settore vino di Confcooperative e del Gruppo di lavoro vino di Copa-Cogeca e il direttore del Consorzio Doc delle Venezie, Stefano Sequino hanno richiamato l’attenzione su una delle questioni più strategiche per il futuro del settore: la produzione di vini a bassa gradazione alcolica naturale, ottenuti a partire dal vigneto attraverso specifiche pratiche colturali e agronomiche e non mediante processi meccanici di dealcolazione in cantina.

 

“Con l’avvio di un nuovo anno di sperimentazione finalizzato all’ottenimento di Pinot Grigio a bassa gradazione alcolica naturale - commenta Sequino - prosegue un percorso che per il Consorzio Doc delle Venezie presenta un valore strategico in termini di opportunità di posizionamento e ulteriori margini di competitività in un mercato in costante evoluzione".

 

Un tema che il Consorzio segue e approfondisce da tempo e che rappresenta oggi tra gli ambiti di ricerca e innovazione più significativi per il sistema del Pinot Grigio del Triveneto (l'85% nazionale e il 47% di quello mondiale è coltivato tra Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia: 27 mila ettari di superficie vitata e più di 230 milioni di bottiglie tracciate e dotate di contrassegno di Stato). Già in occasione del convegno annuale del Consorzio, svoltosi a Trento nel novembre 2025, il dibattito aveva evidenziato la necessità di individuare nuove risposte alle trasformazioni del mercato e agli effetti del cambiamento climatico sulla viticoltura (Qui articolo). Il settore, anche per ragioni di investimenti, pensa più alla bassa gradazione rispetto ai dealcolati.

 

L’interesse crescente verso i vini a ridotto contenuto alcolico trova infatti riscontro nelle dinamiche dei mercati internazionali. Le più recenti analisi evidenziano una crescita costante del segmento No and Low Alcohol (NoLo), sostenuta dall’evoluzione delle abitudini di consumo, da una maggiore attenzione alla moderazione e dal crescente interesse delle giovani generazioni verso prodotti capaci di coniugare qualità, equilibrio e sostenibilità.

 

In particolare, nei principali mercati internazionali, il comparto low-alcohol continua a registrare tassi di crescita particolarmente evidenti che negli Stati Uniti – primo mercato di riferimento della Doc nordestina – sono stimati tra il +15% e il +18% nel periodo 2024–2028, con un valore complessivo atteso prossimo ai 4–5 miliardi di dollari entro il 2028, aprendo nuove opportunità per le produzioni vitivinicole di qualità.

 

Accanto alle esigenze del mercato, anche il cambiamento climatico impone nuove riflessioni al comparto viticolo (Qui articolo). L’aumento delle temperature medie e l’anticipo dei processi di maturazione determinano infatti un progressivo incremento del potenziale alcolico delle uve. Questo rende sempre più necessario individuare strumenti agronomici capaci di preservare l’equilibrio qualitativo e sensoriale dei vini. In questo contesto, prosegue il Consorzio, la produzione di vini a bassa gradazione alcolica naturale potrà rappresentare una concreta strategia di adattamento.

 

In questa direzione si inserisce il percorso avviato dal Consorzio con l'obiettivo di fornire ai produttori strumenti tecnici e scientifici che consentano di tutelare l’identità varietale e la tipicità territoriale del Pinot Grigio Doc delle Venezie ma nel contempo ottenere dei vini di elevata qualità più contenuti sul fronte del contenuto alcolico.

 

Non ultimo, nel corso del confronto è emersa la necessità di un adeguato riconoscimento normativo per questa specifica tipologia produttiva. I vini a bassa gradazione alcolica naturale, infatti, si distinguono nettamente dai vini dealcolati e parzialmente dealcolati in quanto la riduzione del contenuto alcolico è il risultato di interventi effettuati direttamente in vigneto e non mediante l’applicazione in cantina di tecnologie di sottrazione dell’alcol etilico.

 

"Occorre inoltre riconoscere, anche sotto il profilo normativo e merceologico, la specificità dei vini a bassa gradazione alcolica naturale, distinguendoli in modo chiaro dai vini dealcolati e parzialmente dealcolati. Si tratta infatti di una tipologia produttiva profondamente diversa, in cui la riduzione del contenuto alcolico deriva da scelte agronomiche e gestionali effettuate in vigneto, e non dall’impiego di successivi interventi tecnologici in cantina. Una distinzione sostanziale che può aprire nuove opportunità per le imprese e che merita di essere adeguatamente valorizzata e comunicata anche nei confronti del consumatore”, conclude Sequino.

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