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Trento
29 aprile | 06:00

"Meno gradi e più vitigni resistenti", il trentino Albino Armani lascia la presidenza del Consorzio Doc delle Venezie e indica le sfide: "Una risposta a stimoli del mercato"

Dopo un decennio alla guida del Consorzio Tutela Vini Doc delle Venezie, il presidente Albino Armani pronto a passare il testimone: "Cambio pianificato, si punta sul lavoro di squadra ma soprattutto su forze fresche e innovative". Lascia un ente solido e un bilancio in salute tra fatturati e superficie vitata in crescita tra Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia. E i dazi? "L'esposizione sul mercato statunitense non lascia naturalmente tranquilli ma a fronte di qualche inevitabile ripercussione i dati si mantengono buoni"

TRENTO. Si chiude un'era al Consorzio Tutela Vini Doc delle Venezie, la più estesa denominazione sul territorio nazionale. Il presidente uscente Albino Armani è pronto a cedere il testimone dopo un decennio alla guida dell'ente. L'imprenditore trentino lascia una situazione solida e, in particolare, due progetti già avviati. 

 

Un avvicendamento comunque pianificato da tempo. "Non è un salto nel vuoto", le parole a il Dolomiti di Armani. "In questi mesi si è lavorato per preparare il cambio di guida e l'entrata del nuovo Consiglio d'amministrazione. Nonostante le tante incertezze che abbiamo affrontato negli anni, il bilancio è positivo e i numeri sono in crescita. La situazione è solida e si può guardare al futuro con ottimismo: il lavoro di squadra è fondamentale e sono necessarie forze fresche per rafforzare le attività innovative".

 

L'85% del Pinot Grigio nazionale e il 47% di quello mondiale è coltivato tra Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia: 27 mila ettari di superficie vitata e più di 230 milioni di bottiglie tracciate e dotate di contrassegno di Stato. Un consumo e un volume di produzione di vino che è cresciuto negli anni con un raddoppio del volume di export dalla fondazione nel 2017 al bilancio in crescita a tripla cifra.

 

E' aumentata anche la crescita vitata nel Nord Est: +38% in Veneto, +53% in Friuli Venezia Giulia e +13% in Trentino. Tra i progetti avviati c'è quello della riduzione della gradazione alcolica. Il prodotto di punta è il Pinot Grigio a 11 gradi ma si vuole affiancare un vino a 9 gradi

 

"Una sotto-denominazione con un appellativo diverso e in fase di individuazione. Non ci si deve confondere con il vino dealcolato", aggiunge Armani. "L'idea è di rafforzare la presenza in altri mercati, così come rispondere a dinamiche e sensibilità sempre più forti. Un intervento a impatto zero che può avvenire già in vigna con la raccolta precoce dell'uva o in cantina con la fermentazione del mosto con ceppi di lievito caratterizzati da una bassa efficienza nella trasformazione degli zuccheri in alcol".

 

La sperimentazione è già in corso con le "Università di Verona e di Udine, il Crea, la Fondazione Mach, i Vivai Rauscedo". Anche l'iter burocratico è in fase avanzata. "Ci sono le aperture del Comitato nazionale vini e del ministero dell’agricoltura. Si attendono le modifiche normative per concludere il percorso e rispondere così alle sfide poste dai nuovi modelli di consumo".

 

Un'altra partita aperta è quella di rafforzare l'utilizzo dei vitigni Piwi. "L’introduzione di una tipologia di Pinot Grigio Doc Delle Venezie a bassa gradazione alcolica e l’utilizzo di varietà resistenti si inserisce nella crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale", prosegue il presidente del Consorzio Tutela Vini Doc delle Venezie. "Anche in questo caso c'è un progetto di modifica del disciplinare di produzione. L'intenzione è di affrontare le esigenze del mercato globale".

 

La performance del Consorzio appaiono in controtendenza: un incremento del +3% dell'imbottigliato e +8% di certificazioni con un totale di oltre 1,7 milioni di ettolitri confezionati. Un prodotto che raccoglie risultati interessanti anche sul fronte dell'internazionalizzazione. Il 50% delle esportazioni sono negli States, poi Regno Unito, Germania e Canada.

 

Le ombre lunghe e i rallentamenti causati dai dazi, annunciati, applicati e poi per il momento sospesi da Donald Trump, hanno avuto (per ora) impatti limitati. "L'esposizione sul mercato statunitense non lascia naturalmente tranquilli ma a fronte di qualche inevitabile ripercussione i dati si mantengono buoni. Se si resta nell'ordine del 10% il sistema può essere in grado di assorbire l'aumento dei costi", conclude Armani.

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