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Trento
27 maggio | 12:11

Gli altoatesini sbarcano in Trentino per produrre bollicine Trento Doc. I Walch di Termeno inaugurano la spettacolare ‘maison’ Moncalisse in Valsugana

Hanno realizzato la cantina in una frazione di Civezzano che non a caso si chiama Torchio, a quasi 600 metri d’altitudine. Dove pigiavano uve già nel Medioevo, arditi contadini che nel vino cercavano sollievo dalle fatiche in miniera. Il convivio inaugurale - a proposito: nessuna presenza politico istituzionale della Provincia di Trento - ha visto l’anteprima delle due primissime versioni di Moncalisse Trento Doc, neppure 5 mila bottiglie di spumante di altissima qualità

CIVEZZANO. Appena la vedi, tra ripidi filari di viti che guardano la Valsugana, è un susseguirsi di ''wow!''. Esclamazioni convinte, stupite per l’insolita collocazione della struttura, per l’altrettanta fascinosa architettura, tra razionalità postmoderna, il color bianco in sinergia con il rosso del porfido (la valle di Cembra è alle spalle) e una spinta dinamica sinuosa, per certi versi sovrastrutturale. Cantina di wow, la doppia w pregnante. In tutto. A partire dal nome della famiglia che l’ha realizzata, una storica dinastia di cantinieri sudtirolesi, vale a dire i Walch di Termeno. Non solo. Operativa dalla metà dell’Ottocento, ha sempre avuto il figlio primogenito con le iniziali del nome del fondatore Wilhelm. Dunque sempre con la W nell’idioma.

 

E ancora wow sia per la gestione affidata alle due giovani Caroline e Julia, figlie di Elena e Werner Walch, per poi rilanciare lo stupore assaggiando i primi spumanti della nuovissima, spettacolare ‘maison’ Moncalisse. Un nome che ha subito ritmato l’evoluzione dello spumante Trento DOC. Perché è la prima azienda vitivinicola altoatesina a puntare oltre il vicino confine geografico, realizzando - con grande intuizione e piena operatività imprenditoriale - su intrinsechi valori spumantistici di una zona del Trentino ricca solo di storia, ma scarsamente valutata per le sue indiscutibili potenzialità enologiche.

 

I Walch hanno reso omaggio alla vocazione del Monte Calisio, la montagna che separa la valle dell’Adige, Trento e le colline che puntano verso Pergine e la Valsugana. Hanno realizzato la cantina in una frazione di Civezzano che non a caso si chiama Torchio, a quasi 600 metri d’altitudine. Dove pigiavano uve già nel Medioevo, arditi contadini che nel vino cercavano sollievo dalle fatiche in miniera. Il Monte Calisio per secoli è stato il giacimento minerario di tutto il Sud Tirolo: nella montagna si scavavano minuscole gallerie per avere materiale argentifero, destinato prevalentemente alla coniazione di monete. Ecco da cosa deriva l’abbinamento con Calisio e argento e da questo binomio il nome della cantina, Moncalisse, declinazione fonetica per il brio di uno spumante rigorosamente Trento DOC.

 

L’inaugurazione della cantina ha spalancato l’accesso in un tripudio scenografico. Struttura rotondeggiante, esternamente, con un terrazzo che sarà riservato pure ad un bistrò e all’enoturismo. Poi, scendendo una scalinata altrettanto in sintonia con la sinuosità esterna, si arriva nel cuore operativo: sale di stoccaggio, l’affinamento sul lievito del vino in bottiglia e per la lavorazione, con una profondissima fraglia tutto cemento rosso granato, area riservata a futuri eventi enoici, scheggia sghemba paragonabile proprio alle suggestive falde argentifere ancora inesplorate del Monte Calisio. Vinificazione delle uve rigorosamente ‘per gravità’. Come scendere in miniera, naturalmente climatizzata.

 

Un team enologico con Stefano Bolognani - valente spumantista trentino - e la supervisione di Odilon de Varine, rinomato chef de cave schampagnista. Cantina tra le più spettacolari di quelle finora realizzate ( sicuramente la più affascinante del Trentino ) assolutamente voluminosa - quasi 10 mila metri cubi - pienamente inserita nella mirabile progettazione architettonica - fatta da due architetti, Nadia Moroder e David Stuflesser di Ortisei - per gestire ottimamente le vendemmie dei 12 ettari di viti che la circondano.

 

Il convivio inaugurale - a proposito: nessuna presenza politico istituzionale della Provincia di Trento - con sfiziosità a cura del ristorante Mil di Cermes, tra iconiche danzatrici in chiusura di serata, ha visto l’anteprima delle due primissime versioni di Moncalisse Trento Doc, neppure 5 mila bottiglie di spumante classico ha subito dimostrato l’alto valore delle bollicine nate sul Montis Argentarie. Un Extra brut Blanc de Blancs riserva 2017 ottenuto - come campeggia sull’etichetta - da viti storiche recuperate in filari precedenti il riordino fondiario, viti custodi pure d’incisioni rupestri, segni millenari che le due sorelle dalla doppia W vogliono rilanciare nel dialogo tra tempo e terra, reinterpretandolo in chiave contemporanea.

 

L’assaggio è corroborante, grande spinta aromatica, bella tonalità dorata, un sorso leggiadro, grazioso, pregno di energia, con un timbro vinoso di fondo, dettato da una sagace speziatura, con slanci di scorza di limone e altrettanta scorrevolezza al palato. Il progetto enoico delle Walch ora propone pure un Trento Moncalisse Millesimato Extra Brut Riserva 2019, fermentato parte in acciaio e in piccole botti di rovere. Due simboli di una denominazione che non teme i confini, con la DOC Trento sempre in gran spolvero.

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