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Trent'anni di vino, i vignaioli trentini si preparano a festeggiare guardando lontano

E' un mondo in continua innovazione quello dei Vignaioli del Trentino. Nel weekend  saranno protagonisti a Palazzo Roccabruna e  le aziende della settantina di soci del Consorzio spalancheranno non solo le porte, ma metteranno in degustazione le loro esperienze vitivinicole.

Di Nereo Pederzolli - 04 novembre 2017 - 03:51

TRENTO. Trent’anni, e non sentirli. Spronati esclusivamente dalla voglia di coltivare uva solo per fare vino. In proprio. Senza tanti giri di cantina. Solo da vendemmie autoctone, uve da interpretare prima in vigna che tra le botti. Una sfida che i Vignaioli del Trentino hanno vinto e che ora s’apprestano a festeggiare in un gioco fonetico che scandisce trenta (anni) con Trento, vino con vigna, vignaioli comunque trentini.

 

Sei lustri vinosi, tre decenni di vendemmie altalenanti, di scontri (enoici) e brindisi festosi, pure di gente di vigna assurti a simboli e le nuove generazioni che – come nei tini – sono un ‘ribollir’ d’innovazione. Esperienze da gustare, vini da ‘sentire’. Che nel prossimo fine settimana saranno protagonisti in alcune cantine e specialmente a Palazzo Roccabruna. Ma tutte le aziende della settantina di soci del Consorzio Vignaioli del Trentino spalancheranno non solo le porte, ma metteranno in degustazione le loro esperienze vitivinicole. Il vino nei calici, il vino che vuole essere sinonimo di ‘piccolo è bello, oltre che buono’.

 

Vignaioli caparbi, tenaci interpreti della variabilità di un Trentino vitato talvolta confuso, improntato a scelte vendemmiali dove quantità ( intesa come resa per ettaro ) si scontra con l’oculatezza delle scelte dei vignaioli più veraci, talvolta pure ‘testoni’, ma sempre orgogliosi della loro scelta di vita oltre che di vite.

 

1987-2017: un traguardo? Niente affatto. I Vignaioli vogliono guardare lontano, confrontarsi, senza timore, con i colossi enologici che operano tra le Dolomiti. Distinguendosi. Del resto lo stimolo alla differenziazione enologica è partita proprio da quanti, alcuni decenni or sono, volevano il distinguo tra cantine private e le potenti cantine sociali. Intuizione di una sparuta pattuglia di Patriarchi del Vino trentino. In primis quel Ferdinando ‘Mario Tonon, vero propulsore dell’innovazione enoica locale, il primo a volere la costituzione del Comitato Vitivinicolo, organismo che per anni è riuscito a conciliare spinte, tensioni, contrapposizioni spesso cruente suscitate da ‘visioni’ contrastanti tra piccoli produttori e il marketing operato da mega gruppi enologici con le ‘sociali’ alle spalle.

 

Il ‘vecchio’ Tonon ci ha lasciato lo scorso anno, una decina di mesi prima dell’altro Maestro di Vigna, Leonello Letrari, appena sepolto tra le vigne di Borghetto d’Avio. Due artefici della rinascita del vino, in piena autonomia con l’altro Patriarca dei Vignaioli, il compianto Gino Pisoni, primo presidente del sodalizio, integerrimo interprete delle uve della sua valle, quella dei Laghi e che a Pergolese, sotto Castel Madruzzo, ha insegnato a figli, cugini e tutta la variegata dinastia dei Pisoni ad operare nel giusto ‘spirito di vino’. Lanciando a suo tempo anche giovani vignaioli che diventeranno i leaders della ‘nouvelle vague’ vinaria tra le Dolomiti.

 

Da Mario Pojer, Carmelo Grigoletti a Nicola Balter, da Elisabetta Foradori ai fratelli Andrea e Roberto Zeni. Per non parlare del trio Pedrini-Chistè-Zambarda, i soci della Pravis di Madruzzo, coinvolti per anni ( assieme tra gli altri al Marchese Guerrieri Gonzaga) in una serie d’iniziative che hanno visto emergere le leve più singolari del vino trentino: i Cesconi di Pressano – Lorenzo è l’attuale presidente dell’associazione – i Poli di Santa Massenza, Beppe Pedrotti, cultore di viti lungo la sponda solatia del lago di Cavedine, gli Scienza di Vallarom, Eugenio Rosi, Marco Zani di Castel Noarna, Gigi Spagnolli. Poi nel Campo Rotaliano, i Donati, Giulio De Vescovi, i Zanini, pure il blasonato Baron de Cles. E tanti altri ancora.

 

Gente di vigna orgogliosa della sua specificità. Qualcuno ha scelto altre strade, disertando l’associazione, senza scissioni, ma favorendo pure un sano ricambio generazionale. Giovani che sono tornati alla vigna magari dopo che i loro padri avevano optato per il conferimento alle comode, sicure cantine sociali. Adesso è un … ribollir di nuove facce: Tranquillo Lucchetta di Bellaveder, Clementina Balter, Ettore e Ilaria Visentin, Valentino Cont, Carlo Moser – il figlio del Checco – poi i Clementi di Villa Persani, le figlie di Ruggero de Tarczal, pure Lorenzo Zadra, erede di Augusto Zadra, lo scopritore del Groppello di Revò. E tanti altri ancora. Che saranno protagonisti della Festa. Per prosit beneauguranti.

 

QUI è possibile conoscere l'intero programma dei festeggiamenti

 

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