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Trento
22 settembre | 10:39

Trentodoc Festival, un successo la kermesse dedicata alle bollicine: dal prestigio Ferrari al aziende emergenti fino ai spumantisti coraggiosi, boom di presenze

Tutte le case spumantistiche hanno giovato della kermesse. Appuntamenti da ‘tutto esaurito’, riscontri per incentivare produzione e strategie di comunicazione

TRENTO. Ultime ore per stappare bottiglie protagoniste del festival dedicato alle bollicine, una kermesse decisamente plateale, variegata, soprattutto ‘comunicata’ in tutte le declinazioni legate al concetto di un vino brioso. Forse anche troppo: col rischio che stappa faccia rima con stroppia. Impossibile sintetizzare gli oltre 100 eventi programmati in questo fine settimana, con Trento trasformata in una spumeggiante arena. Dove la parola ha stimolato ogni sfumatura, senza mai togliere allo spumante il ruolo di protagonista.

 

Conoscere per poter degustare al meglio una produzione vinicola con Trento nel nome. Per storia - è dal 1902 che in città si elaborano leggiadre bollicine - per caparbietà dei pionieri dello spumante classico - non solo Giulio Ferrari e un manipolo di cantinieri visionari, Nereo Cavazzani e Nello Letrari, per citare i più autorevoli - senza dimenticare gli sforzi promozionali intrapresi dall’allora Comitato Vitivinicolo e tutta una serie di congregazioni enoiche. Sempre con Trento protagonista, per giungere ad avere una Doc legata al nome della città. Talmente singolare Trento ha un doppio rafforzativo nella denominazione d’origine: Doc Trento, per spumanti tutelati dall’Istituto Trentodoc, tutta una parola. Non solo, da 3 anni anche un roboante Festival.

 

Iniziativa spettacolare, con momenti coinvolgenti, una regia affidata al Corsera, in sinergia con la Provincia e specialmente con assessorati che con le ‘bollicine di montagna’ vogliono dimostrare l’autorevolezza produttiva del comparto vitivinicolo trentino. Sfruttando anche personali aspirazioni elettoralistiche.

 

Bollicine accattivanti, una produzione per certi versi leader a livello nazionale, spumante che consolida il fascino trentino e spesso relega in secondo piano quello legato ai vini più stanziali, prodotti con uve decisamente dolomitiche. Sia quelle bianche (Nosiola) che varietà rosse - Marzemino in seria difficoltà di mercato, con il Teroldego rotaliano che resiste solo grazie alla fama di pochi, caparbi vignaioli. Insomma, tutto bene solo con lo spumante?

 

La kermesse in via di chiusura, sicuramente si. Basta soffermarsi sulla poderosa, capillare, divulgazione degli eventi, tra degustazioni sopraffine, esclusive e riservate ai più esigenti, a tutta una serie di convegni, wine talks, cook tales, sparkling stories, fino ai vari ‘fuori festival’. E ancora. Spettacoli di stampo teatrale, sipario con musica, attori e personaggi dello spettacolo, intercalati da brindisi nelle cantine, degustazioni nei palazzi, castelli e sale trasformate in centri d’analisi sensoriale. Cuochi stellati provenienti da varie regioni, lo spumante come ingrediente di pasti pantagruelici. Scenografia e spumante come contenitore di culture. Variegate. Senza dimenticare temi legati all’intelligenza artificiale, nella ricerca di nuovi stili per soddisfare i consumi, la salute e il piacere, la scoperta di siti territoriali (la valle di Cembra) dove la vite è davvero ‘di montagna’. Coinvolgendo pure i più giovani, bambini accompagnati (alla Pravis di Madruzzo) in cantina dai genitori, non per bere, ma per capire il valore simbolico dell’uva, quella destinata a generare vini godibili.

 

Torniamo al prestigio del Trentodoc. Una fama in gran parte dovuta al Ferrari. E’ la ‘maison’ della famiglia Lunelli che produce oltre il 70% delle bottiglie con bollicine trentine. Ferrari, poi la forza di Cavit e Mezzacorona, ‘lasciando’ alle altre 64 cantine aderenti l’Istituto un mercato attorno ai 3 milioni di esemplari.

 

La potenza del ‘brand’, la forza del ‘marchio d’origine’ è stata però in qualche maniera messa a disposizione delle aziende emergenti, a piccoli quanto capaci cantinieri, spumantisti coraggiosi, interpreti di un comparto assolutamente valido. I riscontri vengono proprio dai primi bilanci del Trentodoc Festival in via di chiusura.

 

Tutte le case spumantistiche hanno giovato della kermesse. Appuntamenti da ‘tutto esaurito’, riscontri per incentivare produzione e strategie di comunicazione.

 

Tra le varie degustazioni, doveroso omaggio proprio all’epopea del Ferrari. Con due eventi ospitati a Villa Margon, nella miglior scenografia possibile per valorizzare la storicità di una produzione vitivinicola molto più importante dello spumante classico.

 

Così si sono assaggiati dei Trento millesimati pronti per soddisfare i più esigenti. Con una ‘master class’ di vini del 2006, spumante lasciato sui lieviti per quasi 18 anni! Volutamente ‘sboccati’ di recente, per ‘rispettare il passato, interpretare il presente e stimolare il futuro’. Ecco allora una sequenza di Ferrari Pelè, di Perlè Rosè, seguita da una Riserva Lunelli Magnum, un fascinoso (quanto strepitoso) Perlè Nero, prima di chiudere con il sempre esclusivo Giulio Ferrari. Tutti Trentodoc 2006, presentati dal nuovo enologo dei Lunelli, il francese Cyril Brun. Degustazione decisamente emozionante, con Matteo e Marcello Lunelli che spiegano l’evoluzione dei loro gioielli enoici. Accuditi con saggezza e ora ‘rivisitati’ dall’enologo francese. Che chiude la degustazione con una doverosa importante citazione a Ruben Larentis, lo ‘chef de cave’ trentino più conosciuto: ha lavorato per 37 dai Lunelli, con una dedizione incessante, consentendo allo spumante trentino di conquistare gli onori enologici più esclusivi

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