Peccato che qualche autorevole spumantista trentino continui a disertare l'evento ma il TrentoDoc Festival è pronto a stupire. Ecco qualche curiosità su questo metodo

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia
Il brut che diventa intrigante, per una declinazione tra fonetiche francesi (Pas dosè, Blanc de Blancs, Blanc de Noirs, pure Sec e Demi-Sec, senza tralasciare il familiare Rosè) per indicare un vino che rinasce. Scaturisce da una meditata selezione di uve, una particolare tecnica di pigiatura, una prima subitanea macerazione dei chicchi e l’altrettanta fondamentale lentissima rifermentazione in bottiglia. Procedimento fascinoso: trasforma in suadenti sensazioni le acerbe note di spumanti appena ‘degorgati’ e li rende attraenti al punto da porli al centro di un festival tutto loro dedicato. Kermesse legata all’identità trentina di vini briosi in gran spolvero - sono i metodo classico più premiati, non solo a livello italiano - spumanti sulla scena dell’imminente Trentodoc Festival.
Denominazione Trento con la Doc tutta attaccata. Per distinguere le bottiglie elaborate da cantine fedeli all’Istituto di tutela e appunto riconosciute come speciali "griffe" di una Doc Trento che quasi passa in secondo piano e talvolta crea pure qualche incomprensione (da parte dei consumatori) e altrettanto timido scetticismo tra le aziende che vogliono mantenere una loro autonomia, senza aderire ai progetti dell’Istituto di tutela, appunto il Trentodoc.
Dopo questa doverosa precisazione - autorevoli spumantisti trentini continuano a disertare l’appuntamento festivaliero, nonostante roboanti operazioni di comunicazione istituzionale - il festival è pronto a stupire.
Programmato in ogni dettaglio da Trentino Marketing e supportato dal Corriere della sera, quotidiano sempre più attento all’evoluzione del buon bere e alle copiose sponsorizzazioni trentine, tra bollicine d’autore e l’altra prossima rassegna, il Festival dello Sport la città trasformata in uno speciale stadio agonistico, dopo essere stata "arena enoica".
Per declinare - o decantare - lo spumante Made in Trento è stata predisposta una programmazione decisamente coinvolgente: degustazioni a non finire, cenoni, pranzi conviviali, visite in 50 cantine, discussioni enoiche, ma pure momenti letterari tra personaggi del giornalismo, scrittori, artisti e cantanti. Tra questi spiccano Laura Morante, Walter Veltroni, Andrea Pennacchi, Davide Van De Sfros, Noemi e una nutrita serie di firme del Corsera.
Oltre 130 eventi, ospitati a Trento e nelle zone limitrofe dove si coltivano le uve del Trento Doc, senza tralasciare visite a castelli, residenze nobiliari e anche il Mart di Rovereto.
I Wine Talk saranno in gran parte moderati da Luciano Ferraro, condirettore del quotidiano milanese, con il supporto di sommelier e autorevoli esponenti della ristorazione nazionale, con Trento trasformata in una spumeggiante arena. Dove la parola ha stimolato ogni sfumatura, senza mai togliere allo spumante il ruolo di protagonista.
Anzitutto una kermesse per poter conoscere e non solo degustare la gamma dei Trento Doc. Una produzione vinicola davvero speciale, oltre 70 aziende associate all’Istituto di tutela, altre - almeno una trentina - che usano il nome della città per consolidare la fama delle bollicine trentine.
Una storia che risale al 1902 grazie a Giulio Ferrari, pioniere del vino spumante d’autore, quello che si confronta con lo champagne. Impegno e produzione subito rilanciata da un manipolo di cantinieri visionari, Nereo Cavazzani e Nello Letrari, per citare i più autorevoli - senza dimenticare gli sforzi promozionali intrapresi dall’allora Comitato Vitivinicolo e tutta una serie di congregazioni enoiche. Sempre con Trento protagonista, per giungere ad avere una Doc legata al nome della città.
La vocazione di Trento alla briosità era stata intuita già nei primi Anni '60 del secolo scorso con la progettualità di Nereo Cavazzani, scomparso nel 2010.
Aveva una visione, magari tutta sua, talvolta ermetica, ma sempre autorevole nella sua carica innovativa. Talmente prorompente da essere considerato "persona scomoda". Lo ribadiscono numerose pubblicazioni. Enologo per cipiglio, ma anche artefice di progetti di fraternità. Quelli che dovrebbero suscitare proprio la giusta cultura del vino.
Lui aveva escogitato un metodo - non a caso porta il suo nome - per velocizzare la presa di spuma, fare spumante sfruttando capienti contenitori in acciaio, senza minimamente contrastare la tecnica della lenta, lentissima rifermentazione in bottiglia. Voleva uno spumante popolare, immediato, per una giusta bevibilità che lui definiva "popolare". Insegnamento prezioso e che ora il Trento Doc rievoca, seppur con altri criteri e strategie di comunicazione mirate.
Per rafforzare lo stile di uno spumante trentino che suggerisce facile amplesso con la briosità del sorso salino. Mettendo in discussione personali percezioni sensoriali, osare oltrepassare le esuberanze della carbonica, perdersi nel "perlage". Un viaggio sensoriale che sicuramente si potrà rivivere nel prossimo fine settimana, per un Trentodoc Festival quanto mai stimolante. Lo spumante trentino è stato definito vino che concilia la leggerezza dell’essere. Da godere senza cadere nell’ingannevole facile approccio, tra allusioni e profonde energie, esile nell’aspetto, ma pregno nella sua personalità, pronto e preparato per coinvolgere la mente ancor prima del sorso materiale.
La vivacità come acrobazia e una dose che nell’effervescenza custodisce quanto di strambo riusciamo a pensare. Lasciando libera la nostra fantasia. Quella voglia di gioia che un sano calice di vino può – e deve – suggerire.














