Da Colle Santa Lucia "riparte" l'assalto dei ladini al Trentino Alto Adige: "Il presidente della Provincia si impegni a concludere l'iter di anni fa"
A prendere posizione in particolare è Maurizio Troi, assessore del Comune di Colle Santa Lucia, in vista delle elezioni per la presidenza della Provincia di Belluno

COLLE SANTA LUCIA. I ladini del Bellunese tornano a chiedere il passaggio al Trentino Alto Adige. E la rivendicazione diventa materia di rivendicazione politica con le elezioni (di secondo livello) per la presidenza della Provincia di Belluno.
L'iniziativa viene presa da Maurizio Troi, assessore di Colle Santa Lucia, Comune che con Cortina d'Ampezzo e Livinallongo del Col di Lana, compongono le popolazioni ladine residenti nel Bellunese.
"Tutti gli amministratori locali della Provincia di Belluno il prossimo 18 marzo sono chiamati a eleggere il presidente della Provincia e vorrei ricordare che tutti i sindaci all'inizio del loro mandato sono tenuti a rispettare il giuramento fatto in fase di insediamento che prevede di osservare lealmente la Costituzione italiana". A questo proposito, cita Troi, l'articolo 132 comma 2 recita: "Si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati a un'altra".
"La popolazione ladina dei 3 Comuni di Colle Santa Lucia, Livinallongo del Col di Lana e Cortina d'Ampezzo ha potuto esercitare democraticamente il diritto di voto sulla questione del ritorno dei tre comuni dalla Regione Veneto alla Regione Trentino Alto Adige, con oltre l'80% dei voti favorevoli su una base di oltre il 70% di cittadini votanti", spiega Troi. "Che esiste la legge 482/99 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche. Che storicamente i 3 Comuni sono stati divisi forzatamente dalla loro Regione Storica di appartenenza con il Regio Decreto 800/1923 imposto dal governo fascista, tuttora in vigore. Che la popolazione ladina dei 3 Comuni da 19 anni attende una risposta dal parlamento italiano".

Le rivendicazioni si appoggiano a ragioni storiche, ma anche di cultura e identità. "Un eventuale parere espresso del Consiglio provinciale non ha alcuna valenza giuridica in quanto nel caso specifico la costituzione richiama al parere espresso dai cittadini residenti nell'ambito dei tre comuni. In questo ambito un eventuale parere sarebbe di fatto illegittimo, in quanto contrario ai principi costituzionali. Il parere dei Consigli regionali sono consuntivi e non vincolanti, infatti alle Regioni viene richiesto un parere senza carattere di vincolo. Non vengono utilizzati i termini 'accordo' oppure 'intesa'. Esistono già precedenti riguardanti il passaggio di Comuni tra Provincie (oltre 20) e da una Regione a un'altra (3). Dopo queste necessarie premesse, in qualità di consigliere comunale chiamato al voto, voterò solo nel caso in cui il sindaco candidato alla presidenza della Provincia di Belluno sosterrà pubblicamente la conclusione dell'iter amministrativo per il passaggio dei 3 Comuni alla Regione Trentino Alto Adige, come dovere civico, democratico e politico di chi si candida a rappresentare questi tre Comuni in sede provinciale".
Un orgoglio e un'identità manifestata anche durante le Olimpiadi con l'esposizione della bandiere per "protestare" contro il mancato coinvolgimento durante i Giochi. Il Trentino e l'Alto Adige non hanno mai escluso, anzi, un ricongiungimento ma negli anni i passi sono stati pochi per ripotare i fodom e Anpezo sotto le insegne di un'unica regione.
Attualmente a livello parlamentare ci sono due disegni di legge, firmati dal senatore dell'Svp Meinhard Durnwalder in collaborazione con il Patt, che però riguardano il passaggio dei Comuni di Valvestino e di Magasa (in Lombardia) e Pedemonte (in Veneto) al Trentino. Un'iniziativa che ha aperto ancora una volta la discussione anche tra Cortina d'Ampezzo, Colle Santa Lucia e Livinallongo del Col di Lana. Le popolazioni ladine chiedono insomma risposte e di concludere l'iter avviato quasi 20 anni fa.
"In caso contrario, prenderò atto della volontà di agire in contrasto, oltre che all'articolo132 comma 2, anche ai principi fondamentali della Costituzione Italiana contenuti nei seguenti articoli: 1 la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, 2 si richiede l'adempimento della solidarietà politica e 6 la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Per questi motivi, oltre al fatto che la popolazione dei 3 Comuni Ladini rimarrebbe di fatto priva di rappresentanza politica, si porrebbe un problema di legittimità rispetto al ruolo pubblico che il candidato presidente andrebbe a ricoprire. Non votare un presidente, che dovesse rifiutarsi di rispettare i principi costituzionali, sarebbe un atto dovuto nei confronti di quei cittadini che democraticamente si sono recati alle urne e da anni aspettano una risposta", conclude Troi.












