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Trento
10 giugno | 16:52

Dall’elezione della candidata di Kaswalder alla Corte dei Conti al futuro “ignoto” di Fugatti. Demagri attacca il governatore: “O Roma o Trento, purché ci sia una poltrona”

Un voto, quello avvenuto martedì in Consiglio provinciale  che apre più di una riflessione.  Dall'elezione della candidata proposta da Walter Kaswalder che in passato era finito sotto la lente proprio della Corte dei conti (Poi assolto) per la vicenda Pruner al futuro politico di Fugatti. La consigliera di Casa Autonomia: "Se Bertoli fosse stato nominato giudice della Sezione di Controllo della Corte dei Conti di Trento, nel 2029 ci saremmo trovati di fronte a un paradosso intollerabile: il controllato di ieri sarebbe diventato il controllore di se stesso”

di G.Fin

TRENTO. Quella del governatore Maurizio Fugatti è stata una sconfitta non solo nei numeri ma anche, ancora una volta, nell’immagine di divisione che la coalizione  di Governo ha dato durante l’elezione del  giudice di nomina consiliare all'interno della Corte dei Conti.

 

La scelta dell'aula di eleggere Barbara Balsamo, proposta dal consigliere Walter Kaswalder, e non il candidato sostenuto dal presidente, Lorenzo Bertoli, arriva al termine di un confronto nel quale le forze di minoranza avevano espresso forti perplessità rispetto a una candidatura che presentava evidenti profili di criticità.

 

Al termine del voto segreto il risultato: Barbara Balsamo ha ricevuto 16 voti ( 14 delle minoranze a cui vanno sommati due della maggioranza” mentre Lorenzo Bertoli si è fermato a 15 voti.

 

Un voto che apre più di una riflessione e che mostra, da questo punto di vista, una chiara fragilità politica di Fugatti incapace di compattare l’aula attorno a una nomina così importante. 

 

“Da Direttore Generale di Cassa del Trentino, il dottor Bertoli ha sottoscritto strumenti finanziari derivati impegnando la disponibilità economica della Provincia Autonoma di Trento; contratti che, secondo i pesanti rilievi della Corte dei Conti, non avrebbero mai dovuto essere sottoscritti per legge. Tali contratti scadranno definitivamente nel 2029. Solo allora, al termine fisiologico dell'operazione, la magistratura contabile si pronuncerà sull’eventuale danno erariale effettivo. Se Bertoli fosse stato nominato giudice della Sezione di Controllo della Corte dei Conti di Trento, nel 2029 ci saremmo trovati di fronte a un paradosso intollerabile: il controllato di ieri sarebbe diventato il controllore di se stesso” ha spiegato la consigliera provinciale di Casa Autonomia Paola Demagri commentando la votazione avvenuta nelle scorse ore. 

 

Questioni che hanno portato l’opposizione a votare l’altra candidata, Barbara Balsamo. “Per me, e per tutti i colleghi consiglieri di minoranza, aver evitato a tutti i costi quella nomina non è stato un semplice atto di opposizione politica” spiega ancora Demagri. “È stato un atto di protezione e di profondo rispetto verso la Corte dei Conti, compiuto affinché i cittadini trentini possano continuare ad avere piena, totale e incondizionata fiducia in questa autorevole e fondamentale istituzione di garanzia”.

 

Se da un lato il voto ha evitato una situazione definita “intollerabile” dell’opposizione dall’altro ha peró materializzato un altro paradosso che fa riscuotere.  Barbara Balsamo è stata proposta da Walter Kaswalder ed è proprio Kaswalder, che in passato si è trovato coinvolto in una vicenda finita sotto la lente della magistratura contabile (Poi assolto) per il caso Pruner. Ora si è visto eletto un proprio candidato all’interno dell’organo di controllo contabile.

 

“Non credo - commenta la consigliera di Casa Autonomia - che Kaswalder abbia nominato questa persona nella Corte dei Conti sperando che questa mossa sia utile  a lui. Mi aspetto però, e non ho dubbi che accadrà, che la persona eletta  si asterrà quando fosse eventualmente chiamata ad occuparsi di vicende che riguardano Kaswalder”.

 

Quello del giudice della Corte dei Conti non è stato l’unico tema  discusso in consiglio provinciale. 

 

Tra le questioni che hanno suscitato maggiore attenzione anche il futuro politico del presidente Maurizio Fugatti, chiamato a chiarire le proprie intenzioni rispetto alla prosecuzione del mandato e alle prospettive della legislatura. Il governatore ha risposto  a una interrogazione di Filippo Degasperi (Onda) spiegando di “non essere in grado di fare previsioni sul 2028” sottolineando che decisioni di questo tipo dipendono da molteplici fattori “tra cui aspetti personali, famigliari e professionali e di salute”. 

 

Una risposta che non ha soddisfatto l’opposizione. “Fugatti ha detto di tutto e di più, senza peraltro rispondere al question time. A seguito delle sue risposte - ha affermato Paola Demagri - mi sono convinta ancora di più del fatto che lui operi solo per il proprio tornaconto personale”. 
 

E sulla possibilità di una sua nuova candidatura alla guida della Provincia dopo una sua possibile elezioni in Parlamento,  Demagri afferma: "La norma stabilisce che un presidente non possa proseguire il proprio mandato oltre la legislatura, eppure ieri lui ha enfatizzato il fatto che, dopo un anno di ‘raffreddamento’, potrebbe ricandidarsi per altri due mandati. Questa sua provocazione ha avuto il tenore della sfida, dell’onnipotenza e del mettere le mani avanti per far capire che non intende mollare: o a Roma o a Trento, purché ci sia una poltrona, anche di seconda linea. Una parabola che tradisce l'assenza di alternative fuori dalla politica. Questo attaccamento al potere nuoce soprattutto ai trentini: un politico afflitto dalla necessità di ricandidarsi a tutti i costi non sceglie e non opera per il bene della comunità, ma solo per il proprio tornaconto elettorale”.

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