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Ambiente | 10 aprile 2026 | 06:00

Dalle zecche agli animali, fino all'uomo: "I casi di zoonosi stanno aumentando drasticamente perché in molte zone ci sono sempre più selvatici e vegetazione invasiva"

Infezioni capaci persino di provocare l'aborto degli animali, che possano interessare bovini, ovini, caprini, equini, suini, canidi, felidi, roditori e ungulati selvatici, per arrivare potenzialmente all'uomo, con conseguenze anche molto gravi. Dietro a questo quadro regna il piccolo artropode, la cui espansione è l'esito di uno squilibrio ecosistemico

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Le zoonosi sono infezioni o malattie che possono essere trasmesse direttamente o indirettamente tra gli animali e l’uomo, ovvero che possono passare attraverso il contatto diretto con animali infetti o il consumo di alimenti contaminati. Nell’uomo queste malattie possono avere diversa gravità con quadri clinici che vanno da una sintomatologia lieve fino al decesso.

 

Le ricerche condotte dall’Efsa (Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare) indicano che tra un terzo e la metà di tutte le malattie infettive dell’uomo ha origine zoonotica, ossia vengono trasmesse da animali. Circa il 75% delle nuove malattie che hanno colpito l’uomo negli ultimi 10 anni (come la malattia del Nilo occidentale) è stato trasmesso da animali o da prodotti di origine animale.

 

Le zecche possono trasmettere numerosi agenti patogeni quali batteri, virus e protozoi responsabili di diverse malattie, denominati appunto zoonosi. Spesso però, l’agente patogeno dalla zecca può arrivare all’uomo attraverso altri animali, selvatici o domestici, e da allevamento. Talvolta, la zecca può essere trasmessa dal selvatico, come un capriolo, alla vacca al pascolo, per arrivare solo da ultimo ad attaccare (e talvolta infettare) l’uomo.

 

Tra le malattie più significative trasmesse dalle zecche ricordiamo la Babesiosi, Rickettsiosi, Anaplasmosi, Ehrlichiosi, Bartonellosi, Febbre Q, la Borreliosi e la Meningoencefalite (TbE). È importante riconoscere le caratteristiche cliniche di tali patologie per una diagnosi precoce ed un tempestivo trattamento di queste infezioni. Ne fa un quadro dettagliato il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Inail.

 

La Babesiosi, anche chiamata piroplasmosi, è una nota patologia d’importanza veterinaria che colpisce prevalentemente bestiame, cavalli e cani. Le babesiosi sono malattie parassitarie sostenute da parassiti dei globuli rossi (in alcune specie anche dei linfociti) del genere Babesia, la cui trasmissione è assicurata da zecche dure (Ixodidae). Le diverse specie di Babesia possono interessare numerosi animali domestici e selvatici, in particolare: bovini, ovini, caprini, equini, suini, canidi, felidi, roditori e ungulati selvatici.

La trasmissione di questi protozoi è strettamente correlata alla presenza dei vettori specifici, ectoparassiti temporanei, che vivono liberi nell’ambiente e che, tranne alcune eccezioni, compiono il proprio ciclo biologico e nutrizionale coinvolgendo un ampio ventaglio di ospiti. La circolazione di Babesia negli animali domestici e accidentalmente nell’uomo sarebbe favorita dalla presenza di serbatoi selvatici e dalla progressiva sovrapposizione tra habitat domestici e selvatici.

 

Le Rickettsiosi sono malattie febbrili causate da batteri intracellulari obbligati appartenenti al genere Rickettsia e trasmesse da zecche, pidocchi, acari e pulci. Le Rickettsiae presenti nel bacino del Mediterraneo appartengono al gruppo delle Spotted Fever Group che causano una sintomatologia caratterizzata da esantema nell’80% dei casi, ad esordio agli arti inferiori e con tipico coinvolgimento delle superfici palmo-plantari. A seconda della specie di Rickettsia coinvolta nell’infezione può comparire, nel sito del morso della zecca infetta, una macchia nera ulcero necrotica denominata Tache Noir.

L’incubazione delle Rickettsiosi è di 6-10 giorni e l’esordio della malattia è acuto, simil influenzale, con febbre alta, fotofobia, cefalea, artromialgie, tosse e confusione mentale. A causa dell'associazione con le zecche e altri vettori, le infezioni da Rickettsie sono più comuni durante i mesi più caldi e nelle persone esposte ad attività all'aperto.

 

La Bartonellosi (o "malattia da graffio del gatto") è una zoonosi causata da batteri del genere Bartonella, parassiti del sangue trasmessi principalmente da pulci, zecche, gatti e cani. Questi batteri si moltiplicano all’interno dei globuli rossi. Nella maggior parte dei casi il gatto e il cane non manifestano sintomi. Il gatto può trasmettere la Bartonella all’uomo tramite il graffio, il morso o con oggetti contaminati dalla sua saliva.

La malattia ha un periodo di incubazione di 1-2 settimane e si manifesta con gonfiore dei linfonodi e febbre. Può comparire una lesione vescicolare o pustolosa ad esito benigno. Nei ruminanti gravidi può causare aborto. Evitare di farsi mordere o graffiare dal gatto, utilizzare comuni antiparassitari sull’animale e disinfestare periodicamente l’ambiente in cui l’animale stesso soggiorna può aiutare a prevenire tale malattia.

 

Anaplasmosi ed Ehrlichiosi coinvolgono i generi Anaplasma ed Ehrlichia, che comprendono numerosi batteri intracellulari obbligati trasmessi dalle zecche agli ospiti vertebrati.

Entrambi i batteri causano malattie sistemiche con tempi di incubazione che variano da 1 a 3 settimane a partire dal morso della zecca infetta. Queste patologie sono caratterizzate da sintomi poco specifici, febbre, anoressia, anomalia dei parametri ematologici e alterazione degli enzimi epatici. Pertanto sono necessari esami di laboratorio per effettuare diagnosi e poter iniziare una terapia adeguata nei tempi e modi. Negli animali possono causare: aborti negli ovini; ridotta produzione lattea, aborto e infertilità nei bovini; febbre, letargia, anoressia ed edema agli arti negli equini; febbre, apatia, anoressia e difficoltà motoria nei cani.

 

Coxiella burnetii, l’agente causale della Febbre Q nell'uomo e della Coxiellosi negli animali, è un batterio zoonotico che si trasmette per inalazione di particelle di polvere contaminate provenienti da feci, urina, latte ed invogli fetali di animali infetti. Anche le zecche possono trasmettere la Coxiella e svolgono un ruolo importante nel mantenimento del ciclo vitale di questi batteri in natura.

I ruminanti sono i serbatoi primari dell'agente patogeno e la fonte principale di infezione nella maggior parte dei focolai di Febbre Q nell’uomo. Il patogeno può inoltre infettare una vasta gamma di mammiferi domestici come gatti, cani e cavalli ma anche uccelli, rettili e artropodi. Nell’uomo la malattia è spesso asintomatica. Quando si manifesta può decorrere in forma febbrile acuta, ad esordio improvviso con brividi, cefalea, astenia, polmonite, pericardite che può cronicizzare causando endocardite. Negli animali la malattia causa prevalentemente episodi di aborto.

 

La febbre ricorrente è la denominazione applicata alle febbri periodiche clinicamente simili ma eziologicamente distinte, che può essere causata da molte differenti specie di borrelie; i vettori prevalenti sono le zecche molli del genere Ornithodorus, che possono parassitare tanto l’uomo che piccoli animali (roditori). Questa malattia però può essere provocata anche dai pidocchi: se trasmessa da zecche può assumere un carattere endemico, se gli agenti sono i pidocchi è invece a carattere epidemico.

L’uomo rappresenta un ospite occasionale per questa zoonosi che, peraltro, è presente in varie parti del mondo, tra cui alcuni paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. Il pidocchio del corpo, Pediculus corporis humanus, è in grado di trasmettere soltanto la Borrelia recurrentis e il contagio avviene da persona a persona, senza richiedere la presenza di ospiti intermedi o serbatoi animali. Le zecche, invece, trasmettono all’uomo più specie di Borrelia, che sono mantenute in natura da uccelli, roditori, animali domestici e da fattoria.

 

La meningoencefalite da zecche (Tick borne Encephalitis - TbE), o meningoencefalite primaverile-estiva, è una malattia virale acuta del sistema nervoso centrale, causata da un virus molto simile a quelli responsabili della febbre gialla e della dengue. Diversi animali (roditori, caprioli, ovini, caprini) sono, come l’uomo, ospiti del virus e contribuiscono al mantenimento del ciclo di trasmissione dell’infezione; gli uccelli molto probabilmente partecipano durante le migrazioni a trasportare passivamente le zecche anche a notevole distanza.

Il virus può infettare in maniera cronica la zecca e sopravvivere durante tutto il suo ciclo vitale (larva, ninfa e insetto adulto). La femmina di zecca adulta infetta può trasmettere l’infezione anche alle successive generazioni per via trans-ovarica. Il periodo dell’anno in cui si evidenzia la maggiore incidenza dell’infezione è quello che va da aprile a novembre e i luoghi considerati a maggiore rischio sono le zone boschive o rurali, dove è stata segnalata la presenza di zecche infette o segnalati casi di infezione nell’uomo. I mesi primaverili, quelli caldi estivi e quelli autunnali, dopo un’estate calda e umida, sono i periodi a maggiore rischio in quanto corrispondono alla massima attività delle zecche.

La trasmissione del virus da uomo a uomo non è mai stata riportata, mentre vi sono casi di trasmissione dell’infezione dalla madre infetta al feto per via transplacentare. L’infezione può essere contratta anche con l’ingestione di latte non pastorizzato proveniente da animali infetti, in modo particolare caprini.

 

La zecca è un animale molto insidioso per l’uomo, ed è una preoccupazione che si sta diffondendo. Dietro a questo quadro c’è una ragione di equilibrio ecosistemico: ce lo spiega il professor Luca Battaglini, zootecnico dell’Università di Torino.

 

"I casi di zoonosi da zecca stanno aumentando drasticamente perché in molte zone ci sono sempre più selvatici e sempre più vegetazione invasiva. Boschi non curati, boschi di invasione, ecotoni: sono spesso delle zone in cui una volta l'animale pascolava. Ma adesso che i pascoli si riducono sempre di più, prevale il degrado dell'ambiente, l’impoverimento della vegetazione, il sottobosco si infittisce, favorendo l’ospitalità della zecca e aumentando il rischio di infezione".

 

"Attualmente – continua il professore - stiamo studiando questa presenza delle zecche con dei veterinari in una ricerca dove vorremmo vedere anche se ci sono dei problemi sull’animale da allevamento, se c'è un'incidenza di zecche particolare soprattutto nei bovini. Su una vacca da latte, l’attacco della zecca può sottrarre sangue, può irritare l'animale, stressarlo, causare lesioni cutanee o intaccare la produzione".

 

In passato si sono registrati casi di cervidi affetti da meningoencefalite, anche con la presenza di gravi sintomi neurologici: atassia, movimenti barcollanti ed equilibrio precario, tremori muscolari, movimenti ripetitivi della testa, digrignamento dei denti, ipersalivazione e decubito prolungato. Tuttavia, osservare casi (soprattutto gravi) rimane più probabile nell’uomo che negli animali, il che evidenzia l’importanza della sorveglianza sanitaria sulla fauna e del suo inquadramento nel contesto ecologico.

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