Contenuto sponsorizzato
Ambiente | 08 luglio 2026 | 19:30

Cucciolo di capriolo trovato impigliato nel filo spinato: "Tende a scuoiare l'animale, provocando ferite profonde e molto dolorose. Non è detto che riuscirà a superare lo stress dell'intervento"

Quello dei vecchi fili spinati abbandonati nei boschi dell'Appenino è un problema tutt'altro che trascurabile per gli animali selvatici, che può diventare una vera trappola mortale. "Ci è capitato persino di recuperare due cervi che stavano combattendo durante il periodo degli amori e sono rimasti incastrati con i palchi"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Un cucciolo di capriolo di appena un paio di mesi, che probabilmente correva al seguito la madre nei boschi del modenese, si è impigliato in un filo spinato che gli è costato la scorticatura di un’ampia porzione di pelle nella parte superiore di una delle gambe posteriori. Giaceva inerte, quando un escursionista l’ha trovato e ha contattato i tecnici del centro Fauna Selvatica "Il Pettirosso".

 

"Il filo spinato tende praticamente a scuoiare l'animale, provocando ferite profonde e molto dolorose. Quando siamo arrivati il piccolo di capriolo era ormai completamente immobile, esausto".

 

Intervenuti prontamente, gli esperti lo hanno recuperato sul posto e trasportato al Centro, dove è stato sottoposto alle prime cure. "In questi casi – ci spiegano gli operatori – in primo luogo l’animale viene sedato perché possa essere effettuata la sutura. Dopo la quale si procede con una terapia farmacologica, soprattutto antibiotica, per evitare infezioni dovute alle lesioni. Infine, non resta che aspettare e valutare come reagisce".

 

L’operazione di sutura, infatti, è andata per il meglio, e attualmente l’animale è in osservazione. Le difficoltà però non si fermano alle ferite. Come ci spiegano i tecnici de "Il Pettirosso", infatti, le prime 48 ore sono fondamentali.

 

"I cervidi sono animali estremamente sensibili allo stress. Possono morire anche soltanto per lo stress accumulato. Questo capriolo ha già subito il trauma dell'incidente, poi la cattura, il trasporto e adesso si trova in cattività mentre riceve le cure. Tutto questo rappresenta un forte stress e bisogna vedere se riesce a superarlo".

 

Se si riprenderà, allora si potrà pensare alla liberazione. Ma, di nuovo, non è finito qui il travaglio del piccolo cerbiatto. "Essendo un piccolo di circa due mesi, è molto difficile che possa ricongiungersi con la madre. Quando passa troppo tempo non c'è più la certezza che lei lo riconosca o che si ritrovino. Per un animale così giovane questo rappresenta sicuramente un'ulteriore difficoltà".

 

A causare la ferita, si diceva è un vecchio filo spinato, uno dei tanti ancora presenti e abbandonati negli Appennini. Questo tipo di interventi, per il Centro Fauna Selvatica, è diventato ormai abituale: il filo spinato, non adeguatamente visibile come da normativa, è un pericolo enorme per moltissime specie animali.

 

"Purtroppo è un fenomeno tutt'altro che raro. Noi veniamo chiamati anche cinque, sei, sette volte all'anno per animali rimasti impigliati nel filo spinato, almeno per i casi di cui veniamo a conoscenza. Nei boschi ci sono ancora tantissimi tratti di vecchio filo spinato abbandonato e non sappiamo nemmeno quanti animali muoiano senza che nessuno li trovi. Peraltro, le ferite provocate dal filo spinato sono devastanti e causano una vera agonia all’animale".

"Ci è capitato persino - continua l’operatore - di recuperare due cervi che stavano combattendo durante il periodo degli amori e sono rimasti incastrati con i palchi proprio nel filo spinato. Oppure, di recente abbiamo trovato un tasso incastrato con il fil di ferro nella pancia. Sono situazioni che purtroppo succedono molto spesso".

 

Oggi il filo spinato viene usato molto meno, anche perché comporta responsabilità per chi lo installa e provoca danni, si tende a preferire le reti elettrificate. Ben più visibili e meno dannose.

 

Ancora rimangono però i vecchi fili spinati, spesso segnale di dove un tempo arrivavano i pascoli e che oggi invece è coperto dai boschi. Per gli animali selvatici, moli dei quali si muovono di notte, è praticamente impossibile vedere un filo spinato arrugginito nascosto nella vegetazione.

 

Il Centro Fauna Selvatica Il Pettirosso, che si trova spesso ad effettuare questi interventi nelle zone montane dell’Appennino modenese, ha organizzato esso stesso alcune giornate per bonificare i boschi dal filo spinato, ma l’area da coprire è molto vasta.

 

L’invito degli operatori è dunque quello di contribuire nell’eliminare queste potenziali tagliole per gli animali selvatiche, segnalandoli alle forze dell’ordine competenti o tagliandoli personalmente.

 

"Noi invitiamo sempre le persone a segnalare la presenza di fili spinati abbandonati ai Carabinieri Forestali, o a tagliarli lì per lì, naturalmente facendo attenzione a non ferirsi e avendo il vaccino per l’antitetanica.

La normativa stabilisce come devono essere installate le recinzioni, nel perimetro di una proprietà e adeguatamente visibile a distanza. Ma quando ci si trova davanti a vecchi fili arrugginiti lasciati nel bosco diventano vere e proprie trappole mortali".

Contenuto sponsorizzato