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Ambiente | 04 luglio 2026 | 12:00

Uno scivolo a forma di mucca, alto 6 metri, può essere la soluzione alla crisi del settore agro-pastorale? Qualcuno pensa di no, soprattutto il costo del parco giochi è di circa 1 milione di euro

È questo il prezzo stanziato dalla Giunta regionale a favore del progetto di un parco giochi a quasi duemila metri: tre scivoli, alti 5-6 metri, a forma di fontina, mucca e bidone del latte. Dopo il titolo di "Luna park della montagna" conferitogli da Legambiente, il progetto ha trovato l’opposizione del comitato di cittadini "Ripartire dalle Cime Bianche"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Per il parco giochi di Monterosa Ski, a 1980 metri di quota, non si bada a spese: è stato stanziato un milione di euro per delle nuove e curiose attrazioni. Parliamo nello specifico di tre scivoli "giganti" a forma di fontina, mucca con vitello e bidone del latte. Strutture alte cinque-sei metri, pensate per promuovere la conoscenza del mondo pastorale e destinate a bambini dai 3 ai 12 anni.

 

Il cantiere - ormai in corso d’opera - si trova all’arrivo della telecabina Champoluc/Crest, in località Crest nel comune di Ayas, in Valle d'Aosta. Le opere previste vanno dall'installazione dei tre grandi scivoli in plastica sostenuti da strutture in legno e acciaio, a una pista per biglie. L'intento dichiarato di questo allestimento - così si legge nel resoconto del consiglio regionale del 17 aprile 2025 - è quello di far riconoscere un'attività tipica del territorio: quella dell'allevamento e del settore lattiero-caseario.

 

La spesa per tale intervento, sempre secondo gli atti del Consiglio regionale, si aggirerà attorno al milione di euro, dei quali la Regione coprirà 796.000 euro, a valere sui fondi della legge n. 6/2018.

 

Nonostante i buoni (seppur non del tutto chiari) propositi dichiarati, questo progetto non ha mancato di destare contestazioni, e gli è valso il titolo negativo di "Luna park della montagna" da parte di Nevediversa 2026, il report annuale redatto da Legambiente (ne parlavamo qui).

 

Il parco giochi non ha convinto i tecnici di Legambiente, che parlano di "un investimento colossale che va nella direzione di trasformare sempre di più la montagna in un parco giochi artificiale a pagamento". Una spesa, sempre - secondo Nevediversa - decisamente fuori misura, specialmente se considerato che "con poche migliaia di euro si potrebbero valorizzare le peculiarità autentiche dei villaggi Walser di Soussun, Crest, Frantze e Cunéaz, in ogni stagione".

 

"Un comitato di residenti - concludeva l’associazione ambientalista riguardo il progetto di Monterosa S.p.A. - vi si sta opponendo".

 

Il riferimento è all’associazione Ripartire dalle Cime Bianche, un comitato spontaneo di cittadini, composto da residenti, proprietari e amici storici di Ayas, attivo nella tutela e valorizzazione dell'alta Val d'Ayas e del Vallone delle Cime Bianche.

 

Proprio i membri del comitato, in un comunicato, parlano del progetto del parco giochi come di un vero e proprio monumento alla "mucca da mungere, rappresentata in questo caso dalle casse pubbliche regionali, utilizzate per finanziare un'opera che appare difficilmente riconducibile alle finalità per le quali era stata approvata la legge regionale di riferimento". 

 

L’associazione, l’11 marzo 2026 ha presentato un esposto contro il progetto di Monterosa S.p.A. alla Procura regionale della Corte dei Conti, contestando la conformità dei finanziamenti alla Legge regionale Valle d’Aosta n. 6/2018.

 

"Per la realizzazione di un parco giochi per bambini con scivoli giganti, pur di possibile interesse turistico come lo potrebbe essere un campo da golf o una discoteca, appare del tutto estranea alle finalità di mantenimento o sviluppo dei complessi funiviari come definite dalla legge".

 

La realizzazione del parco, dunque, secondo l'associazione non rientrerebbe tra le tipologie di intervento ammesse dalla normativa di riferimento. Il che, se così fosse, comporterebbe una violazione di principi quali il vincolo di destinazione della spesa pubblica, specialità e tipicità della spesa, e la corretta gestione delle risorse finanziarie regionali.

 

Il danno però, come già sostenuto da Legambiente, andrebbe oltre le eventuali irregolarità giuridiche. Sarebbe piuttosto quello di sottrarre finanze pubbliche a obiettivi di reale interesse comunitario, come quelli sui quali il progetto del parco affermava di impegnarsi: favorire la pastorizia e l’uso della cabinovia nelle mezze stagioni.

 

"Se l'obiettivo fosse davvero sostenere la pastorizia - continua il comitato - sarebbe opportuno affrontare il progressivo abbandono degli alpeggi della zona, dove le mandrie sono sempre meno numerose e dove molte infrastrutture tradizionali richiedono manutenzione costante. Basti pensare ai rivi di fertirrigazione mantenuti ancora oggi da alcuni alpeggi, come quello di Gavine: con una cifra analoga si potrebbero sostenere decine e decine di aziende d'alpeggio".

 

O ancora: "Se invece si intende promuovere un territorio capace di coniugare turismo e attività agro-pastorali, si potrebbe guardare ad esempi consolidati come il vicino comune savoiardo del Grand-Bornand, che valorizza la cultura alpina attraverso iniziative diffuse, accessibili e integrate nel territorio durante tutto l'anno".

 

Confidando che la segnalazione venga attentamente valutata, il comitato manifesta con ironia le potenziali conseguenze della scelta di approvare un progetto di questa natura.

 

"Diversamente, potremmo presto assistere ad ulteriori iniziative considerate funzionali allo ‘sviluppo del sistema funiviario’ e al ‘sostegno della pastorizia’: una sala giochi con la messa in palio di alcune forme di Fontina, con ingresso riservato ai malcapitati dotati di biglietto di A/R Champoluc-Crest; una discoteca a tema bovino, con ingresso riservato ai clienti muniti di corna".

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