Il ghiacciaio della Marmolada può davvero essere arretrato di 200 metri in sole 2 settimane? Una fake news che aiuta a riflettere sui rischi del sensazionalismo

Negli ultimi giorni ha iniziato a circolare, anche su diverse testate, la notizia dell'arretramento di 200 metri del ghiacciaio della Marmolada in sole due settimane. Un dato abnorme per essere all'inizio della stagione estiva, anche in condizioni di caldo eccezionale come quello di questi giorni. Abbiamo chiesto a Mauro Varotto, membro del Comitato scientifico de L'Altramontagna e operatore glaciologico in Marmolada da 25 anni per il Comitato Glaciologico Italiano, di commentare la notizia per comprendere gli allarmanti fenomeni che stanno incidendo sulle alte quote

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Negli ultimi giorni ha iniziato a circolare, a partire da un articolo del Gazzettino poi ripreso anche da altre testate, tra le quali Sky TG24, la notizia dell'arretramento di 200 metri del ghiacciaio della Marmolada in sole due settimane. Un dato abnorme per essere all'inizio della stagione estiva, anche in condizioni di caldo eccezionale come quello di questi giorni: ad esempio, a Capanna Punta Penia (3343 metri), il 26 giugno la temperatura massima è stata di 12,9 gradi, con 4,8 di minima e una media di 7,3 gradi. La notizia dell'arretramento è stata data da Franco Secchieri, geologo e glaciologo da anni impegnato in monitoraggi in area dolomitica per conto dell’Arpav. Abbiamo chiesto a Mauro Varotto, membro del Comitato scientifico de L'Altramontagna e operatore glaciologico in Marmolada da 25 anni per il Comitato Glaciologico Italiano, autore del libro La lezione della Marmolada (People edizioni, 2025), di commentare la notizia al fine di riflettere sui rischi del sensazionalismo, spesso controproducenti per la causa climatica e per la comprensione degli allarmanti fenomeni che stanno incidendo sulle alte quote.
200 metri di arretramento del ghiacciaio in sole due settimane: è un dato attendibile?
Evidentemente no, si tratta di un’informazione riportata in maniera non corretta. Per quanto siano eccezionali le temperature di questi giorni e lo zero termico sia abbondantemente sopra la quota del ghiacciaio, non è ammissibile un arretramento del genere, in un ghiacciaio ormai ridotto a meno di 1 kmq di superficie. L’arretramento medio annuale delle fronti del ghiacciaio, misurato a fine estate, è stato lo scorso anno di 7 metri, un valore che continua a crescere rispetto alla media dei primi anni Duemila, quando era dimezzato.
Da dove salta fuori allora questa cifra tonda di 200 metri, e a cosa si riferisce?
Molto probabilmente si tratta di arretramento della copertura nevosa sopra il ghiacciaio, ovvero della rapida fusione della neve d’annata, che da 2600 metri di quota è arretrata fino a 2800 (quindi 200 metri in termini altimetrici, non lineari). Mi stupisce che un geologo e glaciologo esperto come Franco Secchieri (anche se non ha titolo nelle misure in Marmolada) commetta questi errori. Probabilmente è il giornalista che ha riportato l’informazione in maniera approssimata ed errata, ma le notizie vanno controllate. A partire dai titoli, che poi sono il livello informativo a cui si ferma la stragrande maggioranza dei lettori, purtroppo.
Quindi possiamo stare tranquilli? Si tratta di un falso allarme?
Purtroppo no. L’allarme c’è, e ogni anno (qui in Marmolada come in tutti i ghiacciai alpini) le misure sono inesorabili. Però è necessario essere rigorosi con i dati, perché il rischio di cadere nel sensazionalismo è sempre dietro l’angolo. E il sensazionalismo, lo sappiamo, fa notizia, ma nuoce alla verità, creando confusione o gettando discredito anche su dati reali. Questo rischia di fare il gioco dei negazionisti, che approfittano della conclusione per mettere in discussione le istituzioni scientifiche, qualsiasi dato, il riscaldamento globale e la responsabilità umana. A questo proposito, forse, al di là dei numeri l’affermazione più pericolosa contenuta nell’intervista è un’altra…
Quale?
Ad un certo punto il glaciologo afferma tra le righe che "la causa umana incide ma non è l’unica responsabile". Si tratta di un’affermazione estremamente pericolosa, perché instilla il dubbio che il riscaldamento globale in fondo non sia (del tutto) responsabilità nostra. Purtroppo non è così, e i dati sono ormai incontrovertibili.
Che cosa possiamo fare quindi?
Credo serva un forte senso di responsabilità da parte di tutti. Non si può scherzare col fuoco. È necessaria accortezza da parte degli esperti, che hanno il compito di verificare che i dati e le notizie siano riportate correttamente; serve preparazione e una rigorosa deontologia professionale da parte dei giornalisti, che hanno la responsabilità di riportare fedelmente i dati e non distorcerli a fini sensazionalistici; e infine spetta anche al pubblico sorvegliare e usare spirito critico di fronte alle notizie, verificandone l’attendibilità nei limiti del possibile. Per questo abbiamo lanciato come Università di Padova un corso di formazione (NEWMONT) espressamente dedicato al "fact checking" e alla corretta informazione su tematiche inerenti la montagna, un corso giunto quest’anno alla seconda edizione, aperto a tutti (https://www.unipd.it/newmont%E2%80%93comunicare-altra-montagna). Le iscrizioni sono aperte fino al 28 settembre.












