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Ambiente | 23 giugno 2026 | 18:00

In montagna abbiamo ancora bisogno dei pastori?

Pascolo libero o pascolo guidato? Quali sono le ricadute sulla salute dei pascoli e degli animali? Gli animali da pascolo possono rispondere alla crescente riforestazione spontanea dei versanti alpini, ma a quali condizioni? Con quali conseguenze sul loro benessere? Il progetto interregionale Italia-Austria "WeideWert" porta queste domande sul campo mettendo al centro il ruolo del pastore

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Il cespugliamento e la riforestazione spontanea di molte preziose superfici alpine e pascoli nelle aree montane rappresenta una sfida crescente sia per l’agricoltura sia per la tutela dei biotopi alpini. La diffusione di arbusti e vegetazione legnosa comporta non solo la perdita di importanti aree di pascolo, ma anche di habitat ricchi di specie, fondamentali per la biodiversità dell’arco alpino.

 

Per questo motivo è nato il progetto interregionale Italia-Austria WeideWert, che analizza come il pascolamento guidato possa contribuire a mantenere aperte le superfici soggette a cespugliamento, conservare il tradizionale paesaggio culturale alpino e promuovere la biodiversità, mettendo però in primo piano il benessere degli animali.

 

Nella malga Hofalm, in Alto Adige, uno dei "laboratori viventi" del progetto, durante la stagione d’alpeggio animali come pecore e capre pascolano in modo mirato per diverse ore al giorno nelle aree fortemente interessate dal cespugliamento. Qui gli animali dovrebbero contrastare la diffusione di arbusti come il rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum), il mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) o la brughiera comune (Calluna vulgaris), contribuendo così al mantenimento delle superfici aperte e alla protezione delle specie che necessitano di ambienti luminosi.

 

Questa pratica non deve essere vista esclusivamente come uno strumento per la conservazione della biodiversità, ma anche come un’attività agricola compatibile con la produzione zootecnica e con la salute degli armenti, ragion per cui il progetto ha all’attivo una collaborazione con l’Università di Medicina Veterinaria di Vienna. I ricercatori seguono il monitoraggio sanitario degli animali attraverso analisi del sangue, controllo degli zoccoli, campionamenti fecali e controlli del peso corporeo effettuati prima della salita in alpeggio, durante la stagione di pascolo e al termine del periodo estivo.


Credits: Eurac Research | Andrea De Giovanni

Dalle potenziali conseguenze dell’assunzione di rododendro ferrugineo, principale responsabile del cespugliamento e leggermente tossico, fino alle eventuali infestazioni parassitarie nelle greggi. La costante presenza umana, però, può essere la soluzione preventiva a questi problemi.

 

In Alto Adige, un contesto in rapido cambiamento sia dal punto di vista ecologico sia da quello economico, c’è però una forte carenza di personale dedicato alla gestione dei pascoli alpini. Questa mancanza riguarda sia la cura degli animali che pascolano nelle aree di alta montagna, sia la gestione e il mantenimento della qualità dei pascoli stessi.

 

Ce ne parla Benjamin Kostner, ecologo della fauna selvatica e membro del progetto coordinato da Julia Stauder, e promosso dall’Istituto per lo sviluppo regionale Eurac.

 

"Uno studio che abbiamo condotto ha mostrato che le perdite di animali in montagna sono dovute principalmente a malattie, smarrimenti causati dal maltempo o cadute accidentali. Si tratta di problemi che, in larga misura, sono riconducibili all’assenza di una presenza costante sul territorio. In Alto Adige, infatti, non esiste tradizionalmente la figura del pastore che accompagna il gregge: prevale il cosiddetto pascolo libero, in cui gli animali vengono lasciati sui pascoli alpini e controllati solo periodicamente, soprattutto nel caso di ovini e caprini".

 

 

 

 

 

 

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Quello delle infezioni diffuse nelle greggi, a questo proposito, è un aspetto particolarmente importante su cui riflettere.

 

"Il pascolo guidato viene talvolta criticato da alcuni allevatori, che temono una maggiore diffusione di malattie all’interno dei greggi. In Alto Adige, molti allevatori possiedono solo piccoli gruppi di pecore che vengono riuniti durante l’alpeggio. Nel pascolo libero gli animali tendono a rimanere più distanti tra loro, mentre nel pascolo guidato le greggi si riuniscono per essere portate in alpeggio, e il contatto è maggiore. Per questo motivo tutti gli animali devono essere sottoposti a controlli sanitari preventivi e arrivare all’alpeggio in buone condizioni di salute".

 

Inoltre, va tenuto presente che il pascolo libero non rappresenta lo strumento più efficace per contrastare il cespugliamento. "Gli animali lasciati liberi tendono infatti a essere molto selettivi nell’alimentazione, con un impatto limitato sulla vegetazione arbustiva". Arbusti e piante legnose offrono, infatti, un apporto nutritivo significativamente inferiore rispetto alle fresche erbe e piante aromatiche alpine.

 

L’obiettivo consiste quindi nel trovare un equilibrio tra una gestione efficiente del paesaggio e un’alimentazione equilibrata per gli animali al pascolo. "Ecco perché è importante che ci sia un pastore che guidi sistematicamente il gregge verso aree specifiche seguendo una strategia di pascolamento ben definita, e garantisca contemporaneamente la salute degli animali e l’efficacia nel controllo dei cespugli aumenta notevolmente".

 

In sintesi, la figura del pastore può contribuire contemporaneamente al benessere animale, alla conservazione della biodiversità di questi ecosistemi e al miglioramento della qualità agronomica dei pascoli. Si crea quindi una situazione vantaggiosa per tutti: per l’agricoltura, per l’ambiente e per la gestione del territorio.


Credits: Eurac Research | Andrea De Giovanni

Assodata l’efficacia scientifica di quest’approccio, allora, non rimane che metterlo in pratica; ma non è così semplice. Il problema di fondo è proprio il mancato riconoscimento economico di questo contributo fondamentale, e naturalmente questo si riflette anche sulla scarsa disponibilità di pastori.

 

Tuttavia - puntualizza Kostner - esistono esempi virtuosi. "In Svizzera, ad esempio, il sistema è molto più avanzato. Da anni, per i pascoli alpini e le malghe, esiste un modello di finanziamento differenziato: chi porta semplicemente gli animali in alpeggio riceve un contributo di base, mentre chi fornisce servizi aggiuntivi - come il pascolo guidato, ulteriori attività di gestione del territorio o la produzione di determinati prodotti locali - riceve sostegni economici progressivamente maggiori".

 

In Alto Adige, invece, è sufficiente che gli animali vengano portati in alpeggio, questo servizio aggiuntivo non è affatto riconosciuto. "Il modo in cui il pascolo viene gestito durante la stagione non influisce sull’entità dei contributi ricevuti. Esiste quindi un sistema uniforme che non distingue tra chi svolge attività aggiuntive e chi no. Di conseguenza, servizi come il pascolo guidato non vengono valorizzati economicamente e non si crea un incentivo concreto a impiegare e retribuire adeguatamente i pastori".

 

Nelle regioni dove questi sistemi sono già attivi da anni – argomenta l’ecologo - si osserva una diffusione molto maggiore del pascolo guidato. In Svizzera, ad esempio, oltre il 70% delle malghe adotta questa pratica e riesce anche a trovare il personale necessario.

 

Il progetto mira dunque a istituire il pascolo guidato dai pastori come misura basata sulla natura per promuovere la biodiversità, la qualità dei pascoli e la gestione del paesaggio in Alto Adige e Tirolo. Identifica i fattori che favoriscono e ostacolano tale pratica, raccoglie dati scientifici sull'efficacia e sviluppa un modello di finanziamento innovativo che tenga conto del carico di lavoro aggiuntivo dei pastori.

 

Per quanto riguarda il ruolo dei grandi carnivori, il progetto non li pone al centro delle proprie attività, ma è evidente che la presenza del pastore rappresenta una misura preventiva molto importante anche rispetto a questo tipo di rischio.


Credits: Eurac Research | Andrea De Giovanni

"Il pastore contribuisce a proteggere il gregge non solo da predatori, ma anche da maltempo, incidenti e problemi sanitari. Matthias (il pastore nel video), ad esempio, dispone di un sistema completo di gestione del gregge: utilizza recinti elettrificati, recinti notturni specifici, ricoveri per alcuni animali e cani da protezione. La sua presenza è l’elemento centrale che coordina tutti questi strumenti. Senza il pastore, infatti, l’efficacia dell’intero sistema diminuirebbe notevolmente".

 

Il progetto, avviato ad aprile, è ancora in fase di maturazione, ma promette ottimi riscontri. I risultati dello studio forniranno importanti indicazioni su come integrare in modo efficace la gestione del paesaggio e la salute degli animali. È inoltre prevista la pubblicazione congiunta dei risultati su riviste scientifiche specializzate, nonché la loro presentazione nell’ambito di convegni e incontri tecnici di settore.

 

 

Foto in apertura: Eurach Research | Andrea De Giovanni

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