"Gli incendi stanno cambiando, così come il clima e le vulnerabilità dei territori". Come anticipare queste trasformazioni?

Il Centro di Addestramento sull’antincendio boschivo (AIB) della Regione Toscana ha festeggiato il proprio duemillesimo corso. Un'occasione per riflettere sul ruolo dell'antincendio e della formazione, osservando i territori forestali da un altro punto di vista: più tecnico, ma non meno affascinante

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Corso numero 2.000… un traguardo che scotta".
Questa la scritta apparsa di recente su una torta speciale, realizzata per festeggiare il duemillesimo corso di formazione erogato dal Centro di Addestramento sull’antincendio boschivo (AIB) della Regione Toscana.
Ripercorrere la storia di questo Centro, riconosciuto in tutta Europa come un’eccellenza, significa comprendere come, per un problema complesso come quello degli incendi boschivi, sia sempre più necessaria una strategia di gestione integrata, di cui la formazione è un elemento imprescindibile.
In un’epoca caratterizzata dal clima che è sempre più è predisponente agli incendi, oltre che da un aumento, spesso incontrollato, della vegetazione in aree ex agricole e pastorali, l’esperienza ultratrentennale del Centro di Addestramento toscano può permetterci di riflettere su uno dei temi di maggiore attualità per la gestione delle aree interne, specialmente in ambiente mediterraneo. Troppo spesso osserviamo i boschi come uno sfondo naturale, senza chiederci chi lavora alla loro gestione e alla loro protezione in caso di incendi. Conoscere il "dietro le quinte" di un sistema antincendio avanzato come quello di Regione Toscana è un’occasione importante anche per osservare i territori forestali da un altro punto di vista: più tecnico, ma non meno affascinante

"Il Centro di formazione della Regione Toscana nasce nel 1991 in comune di Chiusdino (SI), a seguito della terribile stagione estiva del 1990, caratterizzata da numerosi incendi di grandi dimensioni che colpirono il territorio regionale", spiega a L’Altramontagna Luca Tonarelli di DREAm Italia, direttore del Centro di formazione. "Regione Toscana ha riconosciuto il valore strategico della formazione continua e dell'addestramento pratico, ritenendoli strumenti indispensabili per mantenere degli alti standard operativi in un settore che, per sua natura, è caratterizzato da una forte stagionalità e da periodi di attività operativa discontinua. La centralizzazione della formazione ha inoltre consentito di garantire uniformità di preparazione, metodologie condivise e un costante aggiornamento tecnico".
Il nuovo Centro di Addestramento "La Pineta di Tocchi", sempre in provincia di Siena, è stato inaugurato nel 2007, per proseguire e rafforzare gli stessi obiettivi ma con strutture moderne, tecnologie avanzate e spazi dedicati sia alla formazione teorica sia alle esercitazioni pratiche. Negli anni il Centro è diventato non solo un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale per la formazione nel settore degli incendi boschivi, ma anche un luogo privilegiato per il confronto tecnico e lo scambio di esperienze sul tema.

Negli anni l'offerta formativa del Centro è cresciuta moltissimo: ad oggi sono state sviluppate ben 46 diverse tipologie di corsi. La formazione viene continuamente aggiornata per rispondere alle nuove esigenze operative e per mantenere elevate le competenze delle diverse figure che operano nel sistema regionale AIB.
"Se all'inizio l'attenzione era rivolta soprattutto alla lotta attiva e alla sicurezza degli operatori", evidenzia il direttore del Centro, "con il tempo si è affermato un approccio più ampio, legato alla gestione integrata del rischio incendi boschivi. Oggi la formazione non riguarda soltanto chi interviene sul fuoco, ma abbraccia tutte le fasi della gestione del rischio: dalla previsione alla prevenzione, dalla preparazione alla gestione dell'emergenza".
Questo ha portato negli anni a sviluppare corsi molto diversi tra loro. Accanto alla formazione tradizionale per gli operatori AIB, si sono aggiunti percorsi dedicati al fuoco prescritto come strumento di prevenzione, alla meteorologia applicata agli incendi, all'utilizzo dei droni, alla pianificazione degli interventi sul territorio e alle attività di analisi e supporto alle decisioni. Parallelamente, si sono evolute anche figure sempre più specializzate, che richiedono competenze non solo tecniche, ma anche legate ai fattori umani, alla psicologia dell'emergenza, alla comunicazione e alla sociologia applicata.
"Questo percorso di evoluzione continuerà nei prossimi anni", spiega Tonarelli. "Gli incendi stanno cambiando, così come stanno cambiando il clima e le vulnerabilità dei territori. Per questo motivo nasceranno sicuramente nuovi corsi e nuove professionalità, perché la formazione deve essere in grado di anticipare i cambiamenti e preparare il sistema regionale ad affrontare le sfide future".

Nei 2.000 corsi realizzati sono state registrate quasi 32.000 partecipazioni complessive: si tratta di numeri enormi che, secondo Tonarelli, rappresentano l’ossatura della crescita culturale dell’intero sistema AIB regionale.
"Ricordo, ad esempio, quando nel 2009 abbiamo iniziato a svolgere le prime attività di analisi strutturata degli incendi", racconta. "All'inizio qualcuno viveva con una certa difficoltà il fatto che il proprio intervento venisse discusso in aula. Poteva sembrare una forma di giudizio, una ricerca dell'errore o della responsabilità. Con il tempo, però, tutti hanno compreso che lo spirito era completamente diverso. Non si trattava di giudicare le persone, ma di analizzare insieme ciò che era accaduto per trasformare l'esperienza di un singolo in una lezione utile per tutto il sistema. È il concetto delle "lezioni osservate" che diventano "lezioni apprese". Oggi questi momenti di confronto sono considerati tra i più utili e apprezzati, perché permettono una crescita collettiva e favoriscono un miglioramento continuo. Negli anni siamo passati da una visione talvolta più chiusa, sintetizzabile nel classico "abbiamo sempre fatto così", ad un approccio molto più aperto all'innovazione e allo scambio di esperienze. Questo ci ha permesso di crescere molto, anche grazie al confronto con colleghi, amici e partner provenienti da altre regioni e da altri Paesi. Se guardo alla nostra storia, posso dire che una parte importante dei nostri progressi è nata proprio dalla capacità di osservare, ascoltare e imparare dagli altri".
Nei primi anni Novanta, sottolinea il direttore del Centro, la formazione era prevalentemente basata su lezioni frontali e filmati. Oggi non sarebbe più sufficiente. La formazione è così diventata molto più partecipata e interattiva: "Si lavora in gruppo, si analizzano casi reali, si svolgono esercitazioni pratiche sia in aula sia sul territorio e si utilizzano strumenti tecnologici che consentono di comprendere meglio fenomeni sempre più complessi. La tecnologia ci offre nuove possibilità e permette di trasferire conoscenze in modo più efficace rispetto al passato".
Ma il cambiamento più importante, secondo Tonarelli, riguarda la visione complessiva del problema.
"Per molti anni l'attenzione era concentrata quasi esclusivamente sulla lotta attiva all'incendio. Successivamente, grazie all'introduzione dell'analisi strutturata degli incendi e allo sviluppo delle attività di fuoco prescritto, avviate in Toscana a partire dal 2013, si è progressivamente affermata una cultura diversa, orientata alla gestione integrata del rischio. Oggi siamo molto più consapevoli che gli incendi non si gestiscono soltanto quando si accende il fuoco. Si gestiscono anche attraverso la previsione, la prevenzione, la preparazione del territorio, l'analisi degli eventi e la capacità di apprendere dall'esperienza. In sostanza, siamo passati da un sistema focalizzato principalmente sullo spegnimento a un sistema che cerca di comprendere il fenomeno incendio nella sua interezza, intervenendo su tutte le fasi della gestione del rischio. Credo che questa sia stata una delle evoluzioni più importanti degli ultimi decenni".

Abbiamo chiesto a Tonarelli di raccontarci tre momenti chiave di questo lungo percorso virtuoso.
"Se devo scegliere tre momenti che considero particolarmente significativi in questo percorso, il primo è sicuramente l'apertura del nuovo Centro di Addestramento, nel 2007. Con il trasferimento alla Pineta di Tocchi abbiamo compiuto un salto di qualità importante, soprattutto nell'addestramento pratico. Siamo passati dalle prime esperienze nei campi base alle strutture didattiche che ancora oggi utilizziamo, dove il combustibile viene predisposto per riprodurre in scala gli effetti dei principali fattori che influenzano la propagazione degli incendi, come vento e topografia. Successivamente l'esperienza maturata ha portato allo sviluppo delle attività di fuoco prescritto, che rappresentano oggi uno straordinario strumento sia di prevenzione sia di formazione.
Il secondo momento chiave è il 2017, probabilmente una delle stagioni incendiarie più difficili che la Toscana abbia affrontato negli ultimi decenni: "Quell'estate ha rappresentato un punto di svolta perché ci ha costretti a riflettere non soltanto sulle modalità di spegnimento, ma anche sulla necessità di intervenire in maniera più incisiva nella prevenzione. Da quel percorso di analisi e confronto è nata una nuova pianificazione territoriale che ha portato all'introduzione di uno strumento innovativo: il Piano Specifico di Prevenzione Incendi Boschivi. A distanza di quasi dieci anni possiamo dire che si è rivelato uno strumento efficace, capace di integrare prevenzione, gestione forestale e riduzione del rischio, tanto da suscitare interesse e trovare applicazione anche in altre regioni italiane".
Il terzo momento che Tonarelli considera particolarmente importante è la nascita, nel 2018, della figura dell'Analista di sala. "È stata una vera innovazione culturale prima ancora che organizzativa", sottolinea il direttore del Centro, "il sistema si è dotato di professionalità dedicate all'analisi, capaci di supportare da remoto le sale operative e le strutture di coordinamento attraverso l'interpretazione dei dati, delle condizioni meteorologiche, delle informazioni territoriali e dell'evoluzione attesa degli incendi. Questo ha introdotto un approccio più proattivo alla gestione delle emergenze, affiancando all'esperienza operativa sul campo una capacità di analisi e supporto decisionale che oggi consideriamo fondamentale".
Guardando al futuro, la sfida più importante, secondo Luca Tonarelli, sarà innovare senza perdere il patrimonio di esperienza costruito in trentacinque anni di attività.
"Gli incendi stanno cambiando, così come stanno cambiando il clima, il territorio e le vulnerabilità da proteggere", sottolinea il direttore del Centro. "Per affrontare questi scenari serviranno competenze sempre più avanzate, capacità di analisi, nuove tecnologie e una forte collaborazione tra territori, regioni e Paesi diversi. Se c'è una lezione che il Centro di Addestramento ci ha insegnato in questi trentacinque anni è che la formazione non è mai un traguardo raggiunto, ma un percorso continuo. Per questo motivo il nostro obiettivo rimane lo stesso di allora: imparare, condividere e migliorare ogni giorno, affinché il sistema sia sempre pronto ad affrontare le sfide che il futuro ci presenterà".












