Durante la Prima guerra mondiale ospitò i profughi sfollati da casa. Un gruppo del piccolo Comune bergamasco sul monte Baldo per rinsaldare un'antica amicizia
Il rapporto tra le due comunità risale alla Prima guerra mondiale: la popolazione trentina venne sfollata nella bergamasca nell'imminenza della "Spedizione punitiva" dell'Austria-Ungheria contro l'Italia. Più di dieci anni fa è stata restaurata una lapide con i morti brentegani in quelle terre, recentemente una rappresentanza di Ranica si è portata sul monte Baldo per scoprire i luoghi del conflitto

BRENTONICO. Un'escursione per rinsaldare un legame tra due comunità, quella di Ranica e di Brentonico. Bisogna risalire alla Prima guerra mondiale per contestualizzare questo rapporto di antica data.
L'Altopiano di Brentonico, già occupato dal Regio esercito italiano, viene evacuato a causa dell’imminente offensiva dell’esercito dell'Austria-Ungheria. Un'operazione militare che rientra nella cornice della "Spedizione punitiva" del maggio 1916: l'Impero intende sfondare in Trentino per dilagare nella pianura veneta e accerchiare l'esercito per punire il "tradimento" dell'Italia, passata all'Intesa.
C'è così il piano di evacuazione della popolazione, con l'eccezione degli abitanti di Castione (che già avevano lasciato il paese l'anno precedente per la contiguità con il fronte collocato a corona sui rilievi della prospicente Val di Gresta), che a piedi e durante la notte abbandonano le abitazioni e si spargono in centinaia di Comuni della Penisola.

Tra le province italiane di maggiore smistamento c'è quella di Bergamo, molti nel capoluogo, molti altri nei centri minori e tra questi Ranica, piccolo Comune che oggi conta circa 6 mila abitanti.
A cento anni da quei tragici eventi un gruppo di appassionati di quelle vicende storiche ripercorrono la "diaspora" della popolazione brentegana e scoprono nel cimitero comunale una lapide che riporta i nomi di 17 profughi dell'Altopiano, morti quelle terre per le durissime condizioni di vita dovute alla prigionia, alla fame, al freddo e alle malattie. Storie fin a quel momento dimenticate o quasi ma riportate alla luce dopo svariate ricerche di archivio tra lettere e testimonianze lasciate ai posteri in quegli anni.

La lapide viene restaurata tra il 2014 e il 2015, un memoriale anche per le generazioni future inaugurato con la sfilata cittadina e la presenza delle autorità di entrambi i territori. Tra i tanti che si sono messi in moto per ripristinare la lapide e avviare i rapporti ci sono stati, tra gli altri, Grazia Vergani (sindaca di Ranica dal 2014 al 2024), Christian Perenzoni (sindaco di Brentonico dal 2015 al 2021 e oggi assessore), Quinto Canali (assessore alla Cultura del Comune di Brentonico dal 2015 al 2020), gli storici e ricercatori Gianpiero Crotti e Maurizio Vergani, Ettore Roggeri e il Gruppo alpini di Ranica.
Da quel momento seguono i contatti tra le amministrazioni comunali e l'invito all'inaugurazione del monumento funebre. Un rapporto che poi si è rinsaldato durante l'epidemia Covid, con Ranica (collocata in val Seriana tra Alzano Lombardo e Nembro) duramente colpita dall'emergenza e dai lutti (Qui articolo).
A più di 10 anni da quell'incontro per svelare la lapide della Prima guerra mondiale, una folta rappresentanza della comunità di Ranica, con il sindaco Sergio Parma, è arrivata a Brentonico per un cammino condiviso su quei monti che pure i soldati bergamaschi hanno percorso durante il conflitto. Presenti all'appuntamento il sindaco Mauro Tonolli e gli assessori Perenzoni e Alessio Bertolli.












