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FVG
23 giugno | 18:24

Il rifugio Calvi compie 100 anni, la storica struttura accolse anche Papa Wojtyla che "si fermò a sorseggiare un tè e parlare con il gestore"

Il rifugio Pier Fortunato Calvi è stato testimone di momenti divenuti storici, come ad esempio la visita di Giovanni Paolo II, che da lì intraprese un sentiero impegnativo per raggiungere la cima del  monte Peralba, dove si ritirò in preghiera davanti alla statua della Madonna. Oggi la via normale porta il suo nome

Foto dal sito e dalla pagina Facebook del Rifugio Calvi

SAPPADA (Udine). Sarà una grande festa quella del prossimo sabato 4 luglio 2026 al rifugio Pier Fortunato Calvi, nell'alta Val Sesis, nel punto di contatto tra la Carnia e il Cadore, tra musica e tradizioni per celebrare un momento speciale della la storia del rifugio stesso, poiché a settembre di quest'anno la struttura compie cento anni dalla sua inaugurazione.

 

Un fatto che ci riporta a un'epoca, gli anni Venti, in cui la frequentazione delle Dolomiti (comprese quelle friulane) si stava appena avviando ad assumere i contorni di quel turismo di massa che si sarebbe visto crescere nei decenni a seguire, e quelle montagne erano per gran parte ancora una frontiera battuta dagli alpinisti.

 

Un terreno di scontro ideologico (quello vero e proprio si era già svolto durante la Grande Guerra) sul quale proprio in quel periodo emergeva la novelle vague dell'alpinismo italiano in contrapposizione alla grande scuola degli alpinisti austriaci ma soprattutto tedeschi che a suon di nuove e spettacolari vie aperte compivano la propria vendetta morale su quei luoghi che per secoli avevano rappresentato un vero e proprio confine naturale con la sfera italofona.

Negli anni Venti del Novecento la montagna equivaleva all'avventura, e moltissimi agognavano l'ardita avventura, incoraggiati anche da una certa retorica di regime. Tanto è vero che c'erano alpinisti un po' ovunque anche dove meno ce li saremmo immaginati, anche tra le più alte cariche dello stato. Per fare un altro esempio del quale ricorrerà tra pochi anni il centenario, si pensi ai Patti Lateranensi, gli accordi tra lo Stato e la chiesa che sappiamo essere stati siglati da Benito Mussolini da e da Papa Pio XI.

Tuttavia se da un lato sappiamo tutti benissimo chi fu Mussolini, molti meno fanno caso a chi fu Pio XI, al secolo Achille Ratti, alpinista brianzolo sin da quand'era un giovane prete, poi membro onorario del Cai, artefice tra le varie di un'invidiabile prima salita italiana, avvenuta però molti anni prima, cioè la scalata della Punta Doufur, attraverso il versante Est del monte Rosa, del luglio 1889, illustre rappresentante della categoria non dichiarata ma decisiva dei preti-alpinisti dell'Ottocento.

Una storia che però trova una chiusura ideale del proprio cerchio un altro secolo dopo, 99 anni dopo per l'esattezza, quando nel luglio del 1988 un altro Papa raggiungeva una vetta alpina. Si trattava di Giovanni Paolo II e della sua celebre camminata fino alla cima del monte Peralba, una delle più alte della Carnia che con i suoi 2694 metri segna il confine tra il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, dove Wojtyla si raccolse in preghiera di fronte alla statua della madonna.

 

Il sentiero che il Papa intraprese per la vetta del Peralba si sviluppa lungo la via normale che oggi porta il suo nome e che parte proprio dal rifugio Pier Fortunato Calvi, che esibisce anche le foto che ritraggono il pontefice trovare ristoro dopo le fatiche della montagna, come tratteggia il ricordo presente oggi sul sito web del rifugio, che racconta: “Di ritorno, il Santo Padre, si fermò presso il rifugio dove, sorseggiando tranquillamente un tè, tenne colloquio con il gestore Giulio Galler e la famiglia. Si inginocchiò poi nella Cappellina del Rifugio e dopo qualche momento di preghiera, fece rientro a Lorenzago di Cadore dove stava trascorrendo le sue vacanze estive”.

 

Certo il paragone tra gli aneddoti dei due papi potrebbe far storcere il naso a qualche purista della disciplina nell'apparenza che si voglia confondere un'escursione con un'ascesa alpinistica, ma a onor del vero andrebbe anche considerata l'accentuata severità della via normale al Peralba, oltre al fatto che quando Ratti compiva i suoi exploit alpinistici non era ancora Papa e aveva trent'anni, mentre Karol Wojtyla al momento di questa escursione quasi settanta. Con queste e altre storie il rifugio Calvi si appresta a celebrare il suo primo secolo di attività, caratterizzato da vicende di alpinismo, ma anche da solidarietà e amicizia di quello che è a tutti gli effetti un simbolo delle Alpi Carniche.

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