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Attualità | 25 giugno 2026 | 19:00

Il caldo estremo non va misurato solo guardando ai record assoluti, ma anche osservando la sua capacità di alterare rapidamente gli equilibri dell'ambiente montano

Giugno, storicamente uno dei mesi meno caldi dell'estate, rischia ancora una volta di chiudersi con caratteristiche più simili a luglio o agosto, una tendenza che si sta ripetendo con frequenza crescente negli ultimi anni. Uno dei fattori che più mette in difficoltà i nevai e i ghiacciai minori delle nostre montagne, anche dopo inverni particolarmente nevosi è proprio il ripetersi di episodi di caldo eccezionale come questo

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

L'Europa occidentale sta affrontando una delle ondate di calore più intense degli ultimi anni nel mese di giugno. Un robusto anticiclone di matrice nord-africana ha spinto verso il Mediterraneo e l'Europa occidentale una massa d'aria caldissima proveniente dal Sahara, facendo schizzare i termometri ben oltre i 45°C in diverse zone.

 

Le aree più colpite (con picchi di +45°) sono quelle comprese tra Spagna, Portogallo e Francia, dove il caldo non si distingue solo per i picchi raggiunti, ma soprattutto per la lunga durata della fase anomala. Diverse stazioni meteo hanno registrato valori ben sopra le medie del periodo, con numerosi record locali superati nelle ultime settimane.

 

Quando si analizzano le ondate di calore più severe, il dato che pesa di più non è quasi mai il valore massimo assoluto, ma la sua durata. È la persistenza dell'anomalia termica, giorni e giorni con temperature molto sopra la norma, a rendere questi episodi davvero pericolosi per la salute pubblica e per l'ambiente.

 

In questo caso, un'ampia area di alta pressione si è bloccata sul continente, garantendo cieli sereni, assenza di ricambio d'aria e un progressivo accumulo di calore al suolo. Il risultato è uno stress crescente per la popolazione, per gli ecosistemi e, in montagna, per quanto resta della neve accumulata in inverno.

 

Nell'immagine, la mappa facente riferimento alle anomalie a circa 1500 metri di quota, con valori sopra media al centro-nord attesi anche nell'ordine dei 10/12°C.

 

Anche l'Italia entra nella fase più calda

La stessa configurazione atmosferica sta ora interessando il nostro Paese. Nei prossimi giorni il promontorio anticiclonico africano dovrebbe rinforzarsi ulteriormente, con il culmine dell'ondata di caldo atteso nel fine settimana.

 

Le proiezioni del modello europeo Ecmwf indicano valori sorprendenti anche in altitudine, con temperature che potrebbero toccare e superare i 26°C attorno ai 1.500 metri di quota: numeri che, in pieno giugno, hanno più il sapore di piena estate che di tardo inizio stagione.

 

L'anomalia non si limita alle pianure e alle città: anche in alta quota le temperature si stanno comportando in modo inusuale. Diverse stazioni meteo di montagna hanno già segnalato, in questi giorni, valori superiori ai 28°C anche oltre i 1.300-1.400 metri, un segnale chiaro di quanto sia carica di calore la massa d'aria in arrivo dal Nord Africa.

 

Per chi vive e frequenta l'ambiente alpino e prealpino, si tratta di un campanello d'allarme non da poco: temperature di questo tipo a quote che dovrebbero offrire un minimo di refrigerio raccontano bene l'intensità di questa fase.

 

Le previsioni a medio termine non mostrano, almeno per ora, cambiamenti sostanziali nella configurazione barica. L'anticiclone africano sembra destinato a mantenere il proprio controllo sull'Europa per diversi altri giorni, con temperature sopra media e un'atmosfera tipicamente estiva ben oltre il calendario.

 

Giugno, storicamente uno dei mesi meno caldi dell'estate, rischia ancora una volta di chiudersi con caratteristiche più simili a luglio o agosto, una tendenza che si sta ripetendo con frequenza crescente negli ultimi anni.

 

Come già osservato in altre fasi simili, uno dei fattori che più mette in difficoltà i nevai e i ghiacciai minori delle nostre montagne, anche dopo inverni particolarmente nevosi è proprio il ripetersi di episodi di caldo eccezionale come questo.

 

La quantità di neve che riesce a sopravvivere fino all'estate avanzata, infatti, non dipende soltanto da quanta ne sia caduta durante l'inverno, ma anche dalla velocità con cui viene poi consumata nei mesi caldi. Lunghe fasi di caldo intenso, specialmente quando il calore si fa sentire anche in quota, accelerano sensibilmente la fusione del manto nevoso residuo, compromettendone la persistenza.

 

Questa nuova ondata di calore conferma quindi una tendenza già nota: il caldo estremo non va misurato solo guardando ai record assoluti di temperatura, ma soprattutto osservando la sua capacità di alterare rapidamente gli equilibri dell'ambiente montano, dalle Alpi all'intero arco alpino-prealpino e sull’Appennino.

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