Dai -42 metri del Mar Ligure ai 4.810 del Monte Bianco: la sfida di Andrea Pedemonte tra sport, ambiente e solidarietà

Andrea Pedemonte, medico dello sport genovese d'origine e oggi residente a Verona, in poco più di ventidue ore ha collegato i -42 metri del Mar Ligure ai 4.810 metri della vetta più alta delle Alpi: un viaggio che ha unito apnea, bicicletta e alpinismo, nato non soltanto come sfida sportiva ma anche per sostenere una raccolta fondi benefica e richiamare l'attenzione sugli effetti del cambiamento climatico negli ambienti estremi

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Diciannove gradi a 42 metri di profondità. Ventotto gradi in superficie. Un grado sopra lo zero sulla cima del Monte Bianco. Sono numeri che raccontano meglio di molti discorsi l'impresa compiuta il 22 giugno da Andrea Pedemonte, medico dello sport genovese d'origine e oggi residente a Verona, che in poco più di ventidue ore ha collegato i -42 metri del Mar Ligure ai 4.810 metri della vetta più alta delle Alpi.
Un viaggio che ha unito apnea, bicicletta e alpinismo, nato non soltanto come sfida sportiva ma anche per sostenere una raccolta fondi benefica e richiamare l'attenzione sugli effetti del cambiamento climatico negli ambienti estremi.
Dal mare al tetto d'Europa
L'idea accompagna Pedemonte da anni. Dopo aver completato nel 2025 una traversata tra il Mar Ligure e la Capanna Margherita sul Monte Rosa, ha deciso di alzare ulteriormente l'asticella. "Volevo unire tutte le attività che fanno parte della mia vita: l'acqua, la bicicletta e la montagna".
L'avventura è iniziata al largo di Vesima, dove si è immerso in apnea fino a 42 metri di profondità. Un dato che colpisce non è soltanto la quota raggiunta, ma la temperatura dell'acqua: circa 19 gradi a quella profondità e 28 gradi in superficie.
Rientrato a riva, è salito in sella alla bicicletta per affrontare circa 300 chilometri attraverso Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta. Da lì è iniziata l'ultima parte della traversata: la salita al Monte Bianco passando dal ghiacciaio del Miage e dal rifugio Gonella.
Alle 11.35 del mattino successivo era in vetta, a 4.810 metri.
Il momento più difficile? Non il Monte Bianco
Verrebbe naturale pensare che la parte più impegnativa sia stata la salita finale. In realtà il momento più critico è arrivato molto prima. "Il momento peggiore è stato dopo Alessandria". La traversata si è svolta durante una delle prime intense ondate di calore dell'estate. Il Garmin ha registrato temperature fino a 39 gradi e, nel pieno della pianura padana, il fisico ha iniziato a cedere. "È stato l'unico momento in cui ho pensato davvero di non farcela".
Uno degli amici che lo seguivano lungo il percorso lo ha convinto a fermarsi. Per quasi un'ora il gruppo ha cercato di abbassare la temperatura corporea con acqua fredda e tavolette di ghiaccio infilate direttamente sotto la maglietta. "Probabilmente senza quella sosta sarebbe saltato tutto".
Paradossalmente, il principale ostacolo dell'impresa non è stato il ghiacciaio ma il caldo estremo.

Conoscere il proprio corpo
Medico dello sport e responsabile medico della nazionale italiana maschile di sci di fondo, Pedemonte attribuisce gran parte del successo alla capacità di ascoltare il proprio corpo. Durante la pedalata si è trovato anche a fare i conti con la rottura del supporto del Garmin, restando per oltre un'ora senza dati su frequenza cardiaca e potenza. "In quel momento sono tornati utili gli anni di nuoto agonistico. Quando nuoti non hai dati, hai soltanto le sensazioni". Una capacità che si è rivelata decisiva nei momenti di maggiore fatica.
Un ghiacciaio che cambia rapidamente
Se il caldo è stato il nemico fisico, il Monte Bianco rappresentava il cuore simbolico dell'impresa. Nelle settimane precedenti alla salita, Pedemonte aveva effettuato diversi sopralluoghi insieme alla guida alpina. Quello che ha osservato lo ha colpito profondamente. "Ogni volta che tornavo trovavo meno neve".
Ponti di neve sempre più fragili, crepacci che si aprono rapidamente e condizioni che cambiano nel giro di poche settimane. "Essere al 22 giugno e avere già dubbi sulla percorribilità di alcuni passaggi fa riflettere".
Secondo Pedemonte gli effetti del cambiamento climatico sono particolarmente evidenti proprio negli ambienti estremi, spesso lontani dagli occhi della maggior parte delle persone. Per questo la scelta di partire dal mare e arrivare sul Monte Bianco non è casuale: unire in un'unica giornata due ecosistemi diversi ma accomunati dalla stessa vulnerabilità.
Mare, salute mentale e nuove generazioni
L'impresa è stata accompagnata da una raccolta fondi che sostiene due realtà particolarmente care a Pedemonte: Marevivo, impegnata nella tutela degli ecosistemi marini, e "C'è da Fare", associazione che offre supporto psicologico e neuropsichiatrico ad adolescenti e giovani adulti.
"Lo sport mi ha letteralmente salvato la vita in momenti difficili e sono convinto che possa rappresentare uno strumento importante per tanti giovani". Una convinzione che nasce anche dal suo lavoro quotidiano."Nella maggior parte dei casi visito adolescenti e giovani adulti. Sono felice quando continuano a praticare sport, perché lo sport sano è spesso un vettore di valori positivi".
Dietro la sfida c'è infine una riflessione che guarda al futuro. "Vorrei che le nuove generazioni potessero vedere le stesse meraviglie del mondo che oggi abbiamo la fortuna di vedere noi". Una frase che richiama il motivo più profondo dell'impresa: raccontare il legame tra salute, ambiente e responsabilità verso chi verrà dopo di noi.
Il plauso della città di Genova
L'impresa ha ricevuto anche il riconoscimento della sindaca di Genova Silvia Salis. "A nome mio, dell'amministrazione comunale e della città desidero rivolgere ad Andrea Pedemonte le congratulazioni per un risultato straordinario che ci parla di preparazione, coraggio e grande forza mentale. La sua impresa parte dal mare di Genova e arriva sul punto più alto d'Europa, portando con sé anche un messaggio importante di attenzione per l'ambiente e per i bisogni dei giovani. È una storia di sport, responsabilità e determinazione di cui Genova deve essere orgogliosa".
Come contribuire
La raccolta fondi è ancora attiva sulla piattaforma GoFundMe: https://gofund.me/bfad3500c












