"La bicicletta rispecchia il turismo ideale per luoghi delicati come le montagne". Davide Cassani ospite al Festival L'Altramontagna: "È in salita che succede tutto quello che di bello c'è nel ciclismo"

"Io amavo le salite brevi e dure, ma la montagna è l'essenza del ciclismo". Davide Cassani, ex ct della nazionale di ciclismo, parteciperà all'evento "Ciclismo e montagna: tra viaggi, gare e sicurezza", inserito nel programma del Festival de L'Altramontagna. L'appuntamento è per venerdì 5 giugno, ore 18.30, a Palazzo Baisi (Brentonico). Nella cornice del festival, Cassani dialogherà anche con il telecronista sportivo Franco Bragagna (5 giugno, ore 16, Via Roma, Brentonico)

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Domenica scorsa a Roma si è conclusa la 109^ edizione del Giro d'Italia, che ha visto vincere con grande vantaggio il corridore danese Jonas Vingegaard.
Secondo, ad oltre 5’, è arrivato l’austriaco Felix Gall, mentre terzo si è piazzato l'australiano Jai Hindley.
Non è un caso che il podio della classifica generale ricalchi perfettamente quello dell’arrivo in salita di Piancavallo, l’ultima vera tappa prima della passerella finale nella capitale.
Non è un caso perché da sempre sono le montagne a decidere le corse di ciclismo, a decretare chi vince o chi perde. Che si tratti di una corsa a tappe come il Giro d’Italia o il Tour de France, oppure di una gara di un giorno la Milano-Sanremo o il Giro delle Fiandre, i momenti decisivi sono sempre, immancabilmente, quelli in cui la strada inizia ad andare all’insù.
Può essere lo Stelvio oppure una collinetta nelle Fiandre, quello che conta è la pendenza, la difficoltà, il loro essere luoghi obliqui rispetto alla banale normalità dell'orizzonte. Tutte cose che, a pensarci, accomunano tra loro le terre alte.
Di montagna e ciclismo si parlerà anche venerdì 5 giugno al Festival de L’Altramontagna, in un incontro intitolato, appunto, Ciclismo e montagna: tra viaggi, gare e sicurezza (ore 18.30, Palazzo Baisi, Brentonico).
Gli ospiti saranno Davide Cassani (ex professionista, cronista ed ex ct della nazionale italiana maschile di ciclismo su strada), Marco Scarponi (Fondazione Michele Scarponi), Silvia Gottardi (Cicliste per caso) e Luigi Torreggiani (autore del volume Senza quasi lasciare traccia).
Per avvicinarci a questo appuntamento abbiamo contattato Cassani, appena rientrato dal Giro d’Italia.
L'ex ct ha le idee piuttosto chiare a riguardo.
"La montagna è l'essenza del ciclismo" ci ha detto. "La prima cosa che ti viene in mente pensando ad una gara in bici è quella. Anche al Giro non vedi l’ora che arrivi la prima tappa di montagna, quest’anno abbiamo aspettato il primo arrivo in salita del Blockhaus, e poi quello dopo e quello dopo ancora, fino a Piancavallo. Anche per chi va in bici per piacere gli obiettivi sono scalare la tal salita, quella che sogni da tanto tempo",
Ci sono corridori che in montagna volano e altri che soffrono in ogni metro. Tu che tipo eri?
Io amavo le salite brevi e dure, infatti ho vinto tra volte il Giro dell’Emilia, dove c’è la rampa che arriva a San Luca. Purtroppo non sono mai riuscito ad essere protagonista nei tapponi alpini, perché pativo le salite lunghe, il mio limite era quello.
Il più bel ricordo di una tappa di montagna?
Appunto non ero uno scalatore, ma alla fine sono riuscito a vincere una tappa che iniziava a Corvara, al Giro del 1993, un tappone di 260 chilometri. Pronti via c’era subito il Passo Gardena, ma per fortuna era all’inizio e sono riuscito a resistere e partire a Fai della Paganella con un gruppetto e poi Lumezzane, nel bresciano.
Invece il giorno più brutto?
Una delle tappe dove ho fatto più fatica in assoluto è stata quelle con l’arrivo a Isola 2000, al Tour del ‘93. Quel giorno ero in cerca di punti per la maglia a pois (quella dedicata agli scalatori, ndr) e andai in fuga sull'Izoard, ma poi ebbi una crisi terribile sul Col de la Bonette e alla fine arrivai ultimo a 30" dal tempo massimo, una sofferenza. Ma comunque mi sono salvato.
Si parla sempre più spesso di sicurezza, e in effetti le discese sono tra i momenti più pericolosi, sia nelle gare che per i cicloturisti. Cosa si potrebbe fare per migliorare su questo aspetto?
Si potrebbe e si deve fare tantissimo perché sulle strade muoiono centinaia di persone all’anno. Quello che posso dire a chi va in bici per passione è che quando si affronta una discesa non bisogna rilassarsi ma avere invece molta attenzione. Bisogna anche pensare a quello che possono fare gli altri, cercare di prevedere le situazioni. Andare piano soprattutto, la velocità ridotta tante volte ti permette di correggere anche gli sbagli degli altri. Divertirsi per quello che si sta facendo.
Il passaggio di corse come il Giro è un’ottima pubblicità per i territori montani. Può però anche contribuire all'overtourism o non vedi questo pericolo?
Non penso, perché la bici non inquina, non fa rumore, è ancora un mezzo che ti permette di entrare con dolcezza e delicatezza in un territorio. Credo sia uno di quei mezzi che aiutano la montagna, sono sempre di più i cicloturisti che la scelgono come meta. E forse quello è il tipo di turismo ideale per luoghi così delicati.
La montagna seleziona, setaccia, mette a nudo, nel ciclismo e non solo. È questo il segreto del fatto che sia così popolare ultimamente?
Sì perché la gente vuole vedere l'eccellenza, i campioni l’uno contro l’altro, la sfida. In pianura vanno tutti in gruppo perché è importante la scia, in montagna no, conta solo la forza. Per un amatore è importante la sfida con sé stesso, fare la Maratona delle Dolomiti, ...
E poi per capire quanto è importante la salita basta vedere dove si mette la gente a guardare le gare. Se in una tappa in pianura di 200 chilometri c’è uno strappo di 3 chilometri, le persone vanno tutte lì. Anche perché i corridori vanno più piano e si vedono meglio, certo, ma soprattutto perché è lì che succedono le cose. E lì che succede tutto quello che di bello c’è nel ciclismo.
Nella cornice del Festival de L'Altramontagna Davide Cassani dialogherà anche con il telecronista sportivo Franco Bragagna (ore 16, Via Roma, Brentonico).













