Si accorse che una lingua di neve resisteva sul fianco del monte nonostante la stagione avanzata: nacque così uno slalom gigante tra i più originali d'Italia

Dopo dieci anni di assenza, domenica è tornata la Coppa Monte Vettore. Niente seggiovie, gli sciatori salgono a piedi con gli sci sulle spalle. I materiali, un tempo trasportati con i muli da Forca di Presta, arrivano ancora oggi con la stessa fatica di un tempo

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Ci sono appuntamenti che la montagna ti concede di rado, e che proprio per questo valgono doppio. Il 14 giugno 2026, sulla Pista delle Ciaule (Canalone delle Ciaule) a 2.476 metri di quota, il Monte Vettore ha restituito a un manipolo di sciatori appassionati qualcosa che sembrava perduto: la possibilità di scendere su neve vera, alle porte dell'estate, nel cuore dei Sibillini. È tornata la Coppa Monte Vettore, dopo dieci anni di assenza.
La gara - uno slalom gigante tra i più originali d'Italia - era nata nel 1966 da un'idea di Augusto Giammiro, ufficiale degli Alpini di Ascoli Piceno, e di Marcello Formica, allora presidente dello Sci Club Spoleto. Il seme era stato piantato ancora prima, nella primavera del 1944: Giammiro, impegnato con il suo reparto ad Amatrice durante la guerra, aveva visto dall'alto una lunga lingua di neve bianca che resisteva sul fianco del Vettore nonostante la stagione avanzata. Quel bagliore rimase con lui per vent'anni, finché il boom sciistico del dopoguerra non gli offrì il contesto giusto per trasformarlo in realtà.
L'edizione 2026 è stata organizzata dallo Sci Club Ascoli e ha radunato atleti amatoriali e appassionati arrivati da tutta Italia, attratti non dalla comodità, che qui non esiste, ma da qualcosa di più difficile da spiegare. Niente seggiovie, niente riscaldamento, niente strutture. I materiali, un tempo trasportati con i muli da Forca di Presta, arrivano ancora oggi con la stessa fatica di sempre. Gli atleti salgono a piedi con gli sci sulle spalle.

A rendere possibile il ritorno della competizione è stata una combinazione fortunata di fattori: un inverno complessivamente mite alle quote più basse, ma nevicate tardive e abbondanti in alta quota, favorite anche dal passaggio del Ciclone Erminio in primavera. Senza quella neve extra, la gara non ci sarebbe stata.
Ed è proprio questo il punto che vale la pena di non dimenticare, in mezzo alla gioia del ritorno. La Coppa Monte Vettore non è la prova che le cose vadano bene. È, semmai, l'eccezione che conferma la regola: le occasioni per sciare d'estate sull'Appennino centrale si sono rarefatte nel corso dei decenni, erose dall'aumento delle temperature e dalla riduzione delle stagioni favorevoli. Quello del 2026 è stato un anno fortunato.
A testimoniare tutto questo c'era Alfonso "Fonzì" Bianchini, 90 anni, storico atleta dello sci piceno, sceso in gara insieme ai concorrenti molto più giovani di lui. La sua presenza vale più di qualsiasi discorso: racconta di una passione che non chiede impianti né garanzie meteo, che si accontenta di neve e pendio e di qualcuno con cui condividerli.
Le fotografie sono di Francesco Ameli, condivise anche nel Gruppo Amanti dei Monti Sibillini Marche












