Contenuto sponsorizzato
Cultura | 27 giugno 2026 | 19:00

"Montagne e città vanno pensate come parte di un unico territorio, non l’una contrario dell’altra. Luoghi tra i quali avvengono scambi: flussi di persone, di energie, di servizi"

Filippo Barbera, professore di Sociologia economica e del lavoro all'Università di Torino, sarà tra gli ospiti di inBOSCATI!, il primo festival della montagna laterale. Una due giorni di eventi tra dibattiti, musica, presentazione di libri, workshop, laboratori per bambini ed escursioni, in una radura nel bosco a 1.500 metri di quota, nel comune valdostano di Fontainemore

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Le testate delle valli, in Val d'Aosta in particolare, sono occupate da stazioni sciistiche e turistiche molto rinomate. C’è poi il fondovalle, dove corrono le principali arterie stradali e si concentrano i servizi. Non si parla spesso, però, dei versanti laterali di queste valli, le quote medie. A questa terza categoria appartengono il Pian Coumarial e la località Bosc, a Fontainemore, dove si tiene inBOSCATI!: un’occasione inedita per spostare lo sguardo e guardare, non più ai resort di fondovalle o ai comprensori delle cime, ma a quello che sta ai lati.

 

inBOSCATI! è il primo festival della montagna laterale. Promosso da L’Altramontagna e dal comune valdostano di Fointainemore, porterà per due giorni - il 4 e 5 luglio 2026 - dibattiti, musica, presentazione di libri, workshop, laboratori per bambini ed escursioni, in una radura nel bosco, a 1.500 metri di quota, sul limitare della Riserva Naturale del Mont Mars.

 

Filo conduttore dei due giorni di eventi è l'ambivalenza del concetto di "essere imboscati". Da un lato, la scelta di vivere al di fuori di contesti iper-urbanizzati e la montagna "laterale" come modalità di vita alternativa a quella della pianura e delle grandi città; dall’altro, il rischio di isolamento che tale scelta può comportare o la scelta volontaria di deresponsabilizzarsi dal vivere collettivo.

Il festival, con talk ed eventi di carattere informale, vuole ragionare proprio sul continuum tra queste due posizioni (qui il programma completo).

 

In attesa dell’evento, abbiamo ricevuto qualche anticipazione dagli ospiti che parteciperanno. Ne parliamo oggi con Filippo Barbera, professore di Sociologia economica e del lavoro all'Università di Torino, che modererà un confronto tra Paolo Costa, filosofo e autore de "L’arte dell’essenziale", e Andrea Membretti, sociologo e autore di "Diventare montanari", il terzo volume della collana de L’Altramontagna.

 

 

La montagna tra riflessione individuale e collettiva. Quali contraddizioni indeboliscono il nostro sguardo rivolto da fuori alle terre alte?

 

Il nostro spesso è uno sguardo urbano-centrico, è lo sguardo dell'orientalismo, da antropologo dell'Ottocento, cioè una visione esotica della montagna. Questa diventa l'esotico "a portata di mano", l'alterità più vicina, che qualifica la montagna come altrove rispetto ai sistemi urbani complessi di pianura, come se fosse radicalmente altro.

Ovviamente c'è dell'alterità in montagna, ma lo sguardo urbano-centrico tende ad uniformarla in una totalità astratta e radicalmente diversa dal nostro quotidiano, che considera la montagna non nelle sue specificità, ma attraverso una generalizzazione. Ogni territorio andrebbe guardato, al contrario, in modo place-based, cioè ancorandolo alle dimensioni territoriali: non in modo cieco, ma in modo calibrato e curvato rispetto allo spazio.

Purtroppo, si cade spesso nella pigrizia intellettuale di cercare l’ebrezza di un esotico comodo, annullandone la complessità, e la montagna è il candidato ideale. Così nasce il piccolo-borghismo e la ricerca della natura incontaminata: tutte quelle cose che in città sembrano mancare e vengono attribuite alle terre alte.

 

 

Quali sono i limiti di questo sguardo urbano-centrico?

 

È uno sguardo sottrattivo, lo stesso che riduce un paese a "borgo". Uno sguardo che toglie tutto quello che serve alla vita quotidiana dei luoghi, alle persone che in quel territorio ci vivono tutto l'anno, o gran parte del loro tempo.

Guardando la montagna con questi elementi non si vedono tante cose, non si vede il tema delle infrastrutture fondamentali, della raggiungibilità, della connettività, della quotidianità e delle relazioni sociali, più o meno conflittuali che siano.

Bisognerebbe invece correggere questo sguardo: non guardare la montagna dalla città, ma al contrario, guardare la città dalla montagna; anche qui stando attenti ad evitare l'errore speculare, la polarizzazione opposta di cercare dentro la città quell’esotico che in montagna manca.

 

 

È corretto parlare di una migrazione verso la montagna?

 

C'è un ritorno d'interesse per la montagna che a volte si traduce anche in numeri consistenti, però questi numeri non ci dicono i modelli di residenzialità che vi sono sotto.

In genere non si tratta di trasferimenti unilaterali, per cui prendo tutto e vado in montagna: ci sono casi di questo tipo, ma sono pochi. Più che altro si tratta di forme di innovazione dei modelli di residenzialità: residenzialità diffuse in cui si compone la propria vita postandosi in un territorio vasto, al cui interno le persone si dislocano in modo differenziale lungo il corso dell'anno, dei mesi e delle settimane.

Questo è possibile perché siamo un paese metromontano, montagne e città sono prossime. In un'ora mediamente le persone raggiungono la media montagna. Ed è per questo che la migrazione interessa per lo più la montagna di mezzo: c’è una sofferenza delle alte valli e un parziale ripopolamento delle medie e basse valli. Questo avviene con movimenti talvolta interni (chi dalle alte scappa e va alle medie e basse quote) e talvolta esterni (chi dalle cinture o dalle città si trasferisce a periodi alterni o lavorando in smart working o lavorando stagionalmente).

I motivi possono essere vari: pago meno la casa, sto più al fresco, non mi muovo a piedi o banalmente perché mi piace la montagna. Allora sarebbe interessante scavare dietro questi molteplici nuovi modi di vivere la complessità territoriale, e magari incentivarla laddove può portare beneficio.

 

 

Come stanno cambiando i rapporti tra città e montagna in conseguenza di queste nuove forme dell’abitare?

 

Si stanno sviluppando sistemi territoriali integrati, in cui città e montagna non sono più mondi separati ma parti di uno stesso spazio complesso. Tra questi poli esistono flussi di persone, servizi, energie e relazioni che potrebbero essere ulteriormente sviluppati e sostenuti.

Tuttavia questi processi sono ancora debolmente governati: spesso dipendono da iniziative individuali o private, più che da politiche pubbliche strutturate. Per questo motivo il potenziale di questi nuovi modelli di vita territoriale non è ancora pienamente espresso.

La soluzione è allora proprio quella di pensare a sistemi territoriali di area vasta, metro-montani, come li chiamiamo io. Le montagne-città sono pensate come parte di un unico territorio, tutto il contrario rispetto a renderle simbolo dell'alterità una dell'altra. Sono parti dello stesso territorio, tra cui ci sono scambi potenziali e latenti, espressi e inespressi, flussi di persone, di energie, di servizi ecosistemici.

Questi scambi che vanno sostenuti e costruiti perché da soli i mercati non si attivano in questi casi. Se letta così, quindi all'interno del rapporto città-montagna, all'interno dei sistemi complessi territoriali di area vasta, la contrapposizione individuale e collettiva viene meno, perché nei flussi ci sono gli individui, perché i flussi sono possibili da infarsi pure in connessione materiale e materiali collettive.

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Storie
| 27 giugno | 18:00
La cultura, la storia, le tradizioni della Slovenia sono letteralmente imbevute di montagna, e persino sulla bandiera [...]
Storie
| 27 giugno | 12:30
Ci sono luoghi dove il tempo sembra essersi fermato. Luoghi in cui il silenzio racconta più di qualsiasi parola e [...]
Ambiente
| 27 giugno | 10:45
La fotografia sembra a prima vista impossibile, un artefatto: una delle pareti simbolo dell'alpinismo su ghiaccio, la [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato