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Storie | 27 giugno 2026 | 12:30

Il paese della Marsica che la storia ha cancellato due volte: prima con la forza devastante del terremoto del 1915, poi con il lento abbandono. Reportage FOTO e VIDEO da Sperone

Ci sono luoghi dove il tempo sembra essersi fermato. Luoghi in cui il silenzio racconta più di qualsiasi parola e dove le pietre conservano ancora le tracce di chi, un giorno, ha dovuto lasciare tutto. Sperone, frazione di Gioia dei Marsi, è uno di questi luoghi

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Ci sono luoghi dove il tempo sembra essersi fermato. Luoghi in cui il silenzio racconta più di qualsiasi parola e dove le pietre conservano ancora le tracce di chi, un giorno, ha dovuto lasciare tutto. 

 

Sperone, frazione di Gioia dei Marsi, è uno di questi luoghi. Un paese della Marsica che la storia ha cancellato due volte: prima con la forza devastante del terremoto del 1915, poi con il lento abbandono che ha svuotato le montagne italiane nel secondo dopoguerra.

Thomas Di Fiore ed io siamo saliti fino a Sperone per raccontare con i nostri occhi e attraverso le nostre immagini quello che resta oggi di questo paese: un luogo dove l’uomo è scomparso e la natura ha ripreso possesso di ogni spazio.

 

Abbiamo camminato tra i resti di Sperone Vecchio e Sperone Nuovo, osservando muri consumati dal tempo, vecchi edifici avvolti dalla vegetazione e sentieri dove ormai il rumore più forte è quello del vento.

Sperone Vecchio sorge sul Monte Serrone, nella zona chiamata "valico delle forchette", a circa 1.224 metri di quota. Una posizione non casuale: da qui per secoli si controllavano i passaggi tra la valle del Giovenco e la piana del Fucino. Il centro abitato nacque in epoca medievale e la sua storia è legata agli antichi insediamenti di Sparnasio e Asinio. Dopo la loro distruzione nacque un nuovo centro abitato conosciuto come "Speron d’Asino", poi diventato semplicemente Sperone.

 

Era un paese di montagna fatto di famiglie, pastorizia, tradizioni e vita comunitaria. Nel XIX secolo contava oltre duecento abitanti e sembrava destinato a resistere al tempo. Ma il destino aveva in serbo un evento che avrebbe cambiato tutto.

 

Il terremoto del 13 gennaio 1915: venti secondi per cancellare un paese

Alle 7:52 del mattino del 13 gennaio 1915, un terremoto devastante colpì la Marsica. La scossa distrusse interi paesi e provocò una delle più grandi tragedie della storia italiana. Sperone si trovava in una posizione particolarmente vulnerabile, proprio vicino alla faglia del Fucino. La violenza del sisma non lasciò quasi nulla intatto. In pochi istanti il paese medievale venne distrutto. La vita quotidiana di una comunità intera si fermò sotto le macerie.

 

Oggi, tra i resti di Sperone Vecchio, rimane ancora la torre circolare medievale, una presenza solitaria che domina la montagna e sembra custodire la memoria di quello che è stato.

Dopo il terremoto, i sopravvissuti provarono a ricominciare. Il paese venne ricostruito più a valle, dando vita a Sperone Nuovo. L’obiettivo era creare un luogo più sicuro, ma la distanza dai principali collegamenti e dai servizi rese difficile la crescita del nuovo paese. Per alcuni decenni la comunità resistette. Furono ricostruite le case, venne costruita la nuova chiesa dedicata a San Nicola e si cercò di mantenere vivo il legame con il vecchio paese. Ma il cambiamento dell’Italia nel dopoguerra avrebbe portato una nuova trasformazione.

 

Se il terremoto aveva distrutto le case, il progresso e lo spopolamento hanno lentamente svuotato il paese. Negli anni del boom economico molte persone lasciarono Sperone per cercare lavoro e servizi altrove. Le città offrivano opportunità che la montagna non riusciva più a garantire. Così Sperone nuovo si è spento poco alla volta. Non un abbandono improvviso, ma una lenta partenza di famiglie, generazioni e storie. 

Oggi il nome di Sperone sopravvive anche a valle, nel quartiere Borgo Sperone di Gioia dei Marsi, testimonianza di una comunità che ha cambiato luogo ma non ha dimenticato le proprie origini.

 

Arrivare oggi a Sperone significa entrare in un luogo dove la natura ha ripreso ciò che l’uomo ha lasciato. Durante il nostro viaggio abbiamo potuto documentare questa trasformazione: alberi e piante che crescono tra le mura, edifici consumati dal tempo, strade ormai silenziose. Le immagini raccontano un paese sospeso, dove ogni angolo sembra conservare una storia. Non è solo un luogo abbandonato: è un archivio a cielo aperto della vita in montagna, delle difficoltà e della capacità dei territori di sopravvivere anche quando le persone non ci sono più. 

Negli ultimi anni Sperone è tornato a far parlare di sé anche grazie al cinema. Proprio in questa località sono state girate alcune scene del film Un mondo a parte di Riccardo Milani, con Virginia Raffaele e Antonio Albanese. A testimonianza di questo passaggio, vicino alla zona delle rovine è presente anche un cartello che ricorda il set cinematografico. Una piccola traccia lasciata dal cinema in un luogo dove il tempo sembrava aver cancellato ogni presenza umana.

Sperone non è soltanto un paese fantasma. È un simbolo delle montagne italiane, di quei luoghi che hanno perso abitanti ma non hanno perso la memoria. Io e Thomas abbiamo voluto raccontarlo così: attraverso il viaggio, le immagini e ciò che abbiamo trovato davanti ai nostri occhi. Tra quelle pietre abbiamo visto l’abbandono, ma anche qualcosa di più forte: la capacità della natura di rinascere e della storia di continuare a parlare. Perché certi luoghi, anche quando vengono dimenticati, non smettono mai davvero di esistere.

 

Video e foto di Emanuele Valeri

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