Sulle Alpi ogni territorio ha adottato per i sentieri una segnaletica diversa, della quale può essere utile indagare la "filosofia". A volte la comprensione dei segnali è intuitiva, altre molto meno
Paese che vai, segnavia che trovi. Inoltre, nella stessa nazione, capita di incontrare segnali differenti in aree vicine, che certo non aiuta. Il risultato è una babele di colori e di simboli dove esistono solo alcuni provvidenziali punti in comune, e talvolta nemmeno quelli: il giallo, il biancorosso e il rosa. Proviamo a fare chiarezza, nei limiti del possibile

Paese che vai, segnavia che trovi: sulle Alpi ogni nazione ha adottato per i sentieri una segnaletica diversa, della quale può essere utile indagare – almeno a grandi linee – la "filosofia". A volte la comprensione dei segnali è del tutto intuitiva, altre molto meno; inoltre, nella stessa nazione, capita di incontrare segnali differenti in aree vicine, che certo non aiuta. Il risultato è una babele di colori e di simboli dove esistono solo alcuni provvidenziali punti in comune, e talvolta nemmeno quelli: il giallo, il biancorosso e il rosa. Ma andiamo con ordine, nei limiti del possibile…
Tanto per cominciare, una ovvia ma doverosa premessa: la segnaletica si divide in verticale (i cartelli, in buona sostanza) e orizzontale, rappresentata dalle spennellate su rocce, alberi e quant’altro. Un po’ meno ovviamente, il colore delle frecce e quello dei segnavia a vernice coincide solo nei due Paesi posti alle estremità delle Alpi, Francia e Slovenia; nel mezzo, vale una sorta di compromesso: segnaletica verticale di un colore, orizzontale di un altro. La soluzione più efficace? Questione di gusti, naturalmente!

La segnaletica escursionistica in Francia
Facciamo partire questa complessa traversata da occidente, con la Francia; qui cartelli e segnavia sono accomunati dal colore giallo. Abbiamo scritto volutamente "cartelli", e non "frecce", perché da queste parti i cartelli (unico caso sulle Alpi) sono tutti rettangolari, e per cogliere il senso di marcia bisogna affidarsi a una "freccina" posta nel testo, accanto alla meta indicata.
Non è questa l’unica peculiarità della segnaletica locale, che – caso del tutto anomalo – non si limita a evidenziare il cammino da prendere, ma anche quella da evitare: presso i bivi più ingannevoli, infatti, la caratteristica linea gialla a vernice guida verso la retta via, mentre una spennellata a forma di "X" segnala quella che NON si deve imboccare. Come se non bastasse, in occasione dei cambi di direzione più bruschi, i segnali gialli formano una sorta di angolo retto, per ridurre ulteriormente la possibilità di sbagliarsi.
Ulteriore eccezione alla regola, i cartelli riportano - insieme ai consueti tempi di marcia - la distanza in chilometri del percorso, cosa che in effetti può rivelarsi di una certa praticità. In un quadro generale lineare e coerente (gialli i cartelli, gialli i segnali a vernice, entrambi peraltro poco impattanti), i sentieri di più giorni fanno storia a sé. Nel caso delle Grande Randonnée du Pays (GRP, che attraversano un territorio in qualche modo omogeneo, solitamente nella stessa regione), sotto la linea gialla ne compare una rossa; per le lunghissime Grande Randonnée (chi non ha mai sentito parlare del celebre GR 20, in Corsica?), il giallo scompare, sostituito da una "visione" a noi più familiare: linea bianca sopra, linea rossa sotto. E le difficoltà? In questa sede mi limito a dire che non sono indicate o, meglio, che i percorsi davvero difficili non sono segnalati; ma l’argomento meriterebbe una trattazione a parte… Un’ultima cosa, però, occorre aggiungere: solo i percorsi in più tappe hanno una numerazione, che manca totalmente in quelli giornalieri.
In Svizzera
Con gli altri Paesi si può procedere in maniera assai più spedita, a partire dalla Svizzera. I segnali verticali sono gialli anche qui, ma a forma di freccia; proprio all’estremità della freccia, la colorazione indica la difficoltà del percorso: nessuna colorazione (quindi giallo)? Passeggiata per tutti. Bandiera di colore bianco-rosso-bianco? Sentieri di montagna, magari con qualche attrezzato, ma senza grandi difficoltà. Bandiera bianca-blu-bianca? Sentieri impegnativi, anche al limite con l’alpinismo; i percorsi prettamente alpinistici, invece, non vengono segnalati.
Il giallo è dunque prerogativa dei soli cartelli, e della segnaletica orizzontale riferita ai tracciati elementari; quest’ultima è infatti spesso contrassegnata da piccoli rombi dello stesso colore. Sui sentieri veri e propri si trovano gli sgargianti segnavia biancorossi, o bianco-blu; nemmeno qui si è provveduto a numerare i sentieri comuni, privilegio accordato solo ai percorsi di più giorni, o a quelli più meritevoli; questi sono indicati da vistose bandierine verdi, apposte sui cartelli, su cui spiccano in bianco le fatidiche cifre. Dimenticavo: il vicino Liechtenstein segue in tutto e per tutto il modello svizzero, per fortuna…

In Austria e in Germania
Il nostro viaggio prosegue in Austria e Germania, anche qui nel segno del giallo: i cartelli, anzi le frecce, sono quasi tutte di questo colore. Le difficoltà vengono indicate, sì, ma solo sulla segnaletica verticale, attraverso un "pallino": quello blu (o l’assenza di qualsivoglia colore) indica un tracciato di fondovalle elementare, un cerchietto rosso i sentieri "normali", mentre quelli difficili sono marcati di nero. Questi ultimi, se comportano l’attraversamento di ghiacciai e le precauzioni del caso, sono accompagnati dalla dicitura "Gletscherübergang". Le vie alpinistiche più facili e popolari possono venire segnalate così, ma non in tutti i land: in qualche caso è presente un triangolo nero – corredato di punto esclamativo bianco all’interno - e l’indicazione "Alpin Route", a sottolineare la difficoltà e i pericoli di questo tipo di percorsi.
Quanto alla segnaletica orizzontale, è uguale per tutti i tracciati; una bandiera simile a quella svizzera, ma rovesciata: rosso–bianco–rossa. In generale, pur con qualche eccezione, tutti i sentieri sono numerati.
Vorremmo tanto chiuderla qui, ma non possiamo esimerci dal riportare, per completezza, due "note a margine": soprattutto in quota, resistono ancora i vecchi, gloriosi cartelli a sfondo bianco realizzati illo tempore dal club alpino, bellissimi, che immagino non vengano rimossi per il loro valore storico. E poi, un avviso a quanti frequentano le regioni più occidentali dell’Austria, quelle al confine con la Svizzera: è in uso qui un bizzarro mix, a metà strada tra segnaletica locale ed elvetica, di cui francamente si fatica a cogliere il senso...

Differenze stagionali?
Apriamo ora una breve parentesi "stagionale": fin qui il giallo dei cartelli sembra essere l’unica costante, ma la realtà è un poco diversa: tutti questi Paesi, difatti, hanno adottato la medesima segnaletica invernale, che vale tanto per i sentieri su neve battuta (noti come winterwanderweg, nelle regioni di lingua tedesca) che per i tracciati dedicati alle racchette da neve. Per cartelli e pali - segnalazioni temporanee, che per lo più vengono rimosse alla fine della primavera - il colore prescelto è ovunque una sorta di rosa / lilla, che almeno nei mesi freddi ha il merito di mettere d’accordo ben cinque nazioni: un fatto che ha quasi del miracoloso.

In Slovenia
Completamente a sé stante - in tema di segnaletica - arriva infine la Slovenia; come si accennava, si tratta dell’unica nazione insieme alla Francia a dare perlomeno prova di coerenza, seppure con un’altra tinta: rossi i cartelli, rossi i segnavia orizzontali. Questi ultimi, però (giusto per non farci mancare nulla), non ricalcano la consueta forma a bandiera, ma circolare: un bell’anello rosso, bianco al centro, segnala i tracciati di Triglav e dintorni. Tracciati privi anche qui di numerazione - fatta eccezione per pochi itinerari di più giorni - ma con indicazioni abbastanza "intuibili" in tema di difficoltà: nelle frecce, un triangolo vuoto segnala i sentieri impegnativi ma non troppo, mentre il triangolo con un punto esclamativo all’interno si riferisce a quelli ancora più complessi. Questi ultimi, mancando quasi del tutto i ghiacciai, vanno intesi come percorsi con tratti rocciosi - più o meno difficili e più o meno attrezzati, non è dato sapere - dove casco, imbrago e uno spezzone di corda possono rivelarsi irrinunciabili.
Gli ometti di pietre
Al termine di questa carrellata, pensandoci bene, esiste un solo segnavia comune a ogni angolo delle Alpi, uguale dalle Marittime alle Giulie; è il più semplice e il meno invadente, né rosso né giallo, né tanto meno blu. Ormai confinato ai tracciati meno frequentati, ignorati o appena accennati dalla cartografia ufficiale, è rimasto l’unico in grado di regalare ancora un po’ di avventura, a richiedere un briciolo di senso dell’orientamento; l’unico a cui non basta un dito di neve per scomparire. Molto più di un segnale, è diventato col tempo quasi un vecchio amico, che si rivede sempre con affetto: caro, insuperabile ometto di pietre, quante volte ci siamo affidati a te!

Cosa succede sulle Alpi al di fuori dell'Italia? Quali segnali ci mandano i nostri vicini? Gli articoli presentati in questa rubrica non hanno la pretesa di esaurire un argomento tanto vasto, ma vogliono solo offrire qualche spunto a partire da piccoli episodi vissuti in qualità di "forestieri". Uno sguardo su quanti, a vario titolo, animano la montagna oltre confine: chi la abita, chi ci lavora, chi la amministra; chi si batte per difenderla e chi no. E, naturalmente, su una categoria quanto mai composita, controversa e folkloristica di cui tutti facciamo parte, quella dei turisti.














