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Storie | 08 agosto 2026 | 06:00

I cartografi nel Tirolo venivano irrisi, a volte aggrediti fisicamente, dai valligiani. La cose cambiarono grazie ai leggendari Bauernkartografen, i "cartografi contadini"

I più sono rimasti nell'ombra ma hanno esplorato le Alpi, salendone molte cime per primi; hanno effettuato misurazioni, raccolto un infinità di nomi e infine pubblicato il frutto del loro lavoro, contribuendo a far conoscere un territorio enorme e complesso: di chi stiamo parlando? Della grande famiglia costituita da topografi e cartografi. Una delle "vicende cartografiche" più strabilianti riguarda il '700 e la vasta regione che allora si estendeva a nord e a sud delle Alpi, il Tirolo

scritto da Lorenzo Naddei

Hanno esplorato le Alpi, salendone molte cime per primi; hanno effettuato misurazioni, raccolto un infinità di nomi e infine pubblicato il frutto del loro lavoro, contribuendo a far conoscere un territorio enorme e complesso: di chi stiamo parlando? Della grande famiglia costituita da topografi e cartografi, che in epoche diverse, con strumenti diversi, si sono cimentati in quest'opera preziosa e colossale. I più sono rimasti nell'ombra, come testimoniano le guide alpinistiche; quante volte, cercando il nome del primo salitore di una vetta, ci siamo imbattuti nella fatidica frase: "Prima ascensione attribuita ad anonimi topografi nel…"? In generale, si può tranquillamente affermare che i protagonisti di questa appassionante "saga" di ascensioni e rilievi - costellata di successi, ma anche di sviste ed episodi rocamboleschi – non hanno abbiano la fama che avrebbero meritato… I pochi a conquistarsi un posto nella storia, anche o soprattutto per meriti alpinistici, sono vissuti in tempi relativamente recenti: potremmo citare Johann Coaz (1822 – 1918, indiscusso pioniere del gruppo del Bernina), o Julius Payer (1841 – 1915), infaticabile visitatore di Ortles, Adamello e Cevedale, entrambi celebrati da vette e rifugi che portano i loro nomi.

 

Una delle "vicende cartografiche" più strabilianti, però, riguarda un'epoca più lontana, il '700, e la vasta regione che allora si estendeva a nord e a sud delle Alpi, il Tirolo. Le mappe di questa zona, realizzate nei due secoli precedenti, erano fino a quel momento tutte piuttosto lacunose (per non dire fantasiose) e per giunta andavano aggiornate; gli Asburgo affidano dunque l'opera al barone Joseph von Sperges, in virtù delle sue grandi conoscenze del territorio compreso fra Innsbruck e Trento. I lavori non iniziano certo sotto i migliori auspici: i funzionari incaricati non sembrano a loro agio in alta montagna, né la strumentazione, scomoda e pesante, li aiuta sui terreni più accidentati; c'è poi un'altra grana, i rapporti con gli "indigeni"… Nelle vallate regna infatti la diffidenza, se non l'ostilità; il problema non è da poco, perché senza collaborazione con i locali avere un tetto e del cibo diventa un'impresa, così come tutta la questione dei toponimi: a chi rivolgersi, per venire a sapere i nomi di cime, alpeggi e ghiacciai? I cartografi si trovano ben presto a mal partito, incapaci di capire la parlata locale (il tedesco e i dialetti erano mondi a sé stanti), irrisi a causa dell'abbigliamento troppo "pomposo" e in qualche caso tacciati di essere delle spie del governo, giunte sin lì per carpire chissà quali segreti o, peggio ancora, per imporre nuove tasse. Tra incomprensioni, problemi logistici e persino qualche aggressione fisica, i rilievi cartografici stagnano e nel frattempo von Sperges viene trasferito a Vienna per un altro incarico: a chi passare la patata bollente? Per fortuna, il suo amico Ignaz Weinhart, studioso e padre gesuita di Innsbruck, ha la soluzione: ai Bauernkartografen!


Un ritratto di Peter Anich (fonte: Wikimedia Commons)

Da qualche anno, Weinhart impartisce lezioni private di astronomia e matematica a un giovane contadino di Oberperfuss, in cui ha intravisto le stimmate del genio. Il suo nome è Peter Anich, che potremmo definire un formidabile autodidatta; nelle lunghe notti estive, mentre è in montagna a fare il pastore, inizia a osservare le stelle e a studiarne i movimenti; non appena impara a leggere e a scrivere dal parroco del villaggio, corre a Innsbruck alla corte di Weinhart. La morte del padre lo costringe a lasciare gli studi, ma gli dà modo di imparare a tornire e a prendere dimestichezza con una serie di attività manuali; questo fortunato connubio di nozioni pratiche e scientifiche lo porta a costruire una stupefacente meridiana in grado di segnare anche i mesi, e – nel volgere di pochi anni – a produrre mappamondi e ogni sorta di strumenti scientifici: ce n'è abbastanza perché nel 1760 gli venga affidata la mappatura del Tirolo.

 

Nell'affrontare il compito, decide di ripartire da zero; senza avvalersi dei rilievi effettuati dai colleghi, effettua tutte le misurazioni con la sua attrezzatura, scrupoloso e sistematico. Quasi certamente sale anche molte vette per primo, ma non è dato sapere quali e quante... Le umili origini, gli abiti dimessi e la conoscenza del dialetto lo portano a intendersi a meraviglia con i valligiani, da cui raccoglie una sterminata messe di toponimi mai rilevati sino a quel tempo. Accanto a elementi imprescindibili (città, villaggi, catene montuose, passi, fiumi), com'è ovvio già indicati in precedenza, Anich ne inserisce di nuovi: mappa minuziosamente alpeggi e miniere, ghiacciai e un formidabile numero di vette, arrivando a segnalare persino baite isolate e locande, chiesette e mulini, castelli in rovina e dimore nobiliari; inoltre, provenendo dal mondo contadino, dedica un'attenzione particolare a boschi, coltivi e pascoli, che - almeno nell'ambito della montagna - segnala e classifica con un'accuratezza senza precedenti.

 

L'opera si rivela semplicemente ciclopica per un uomo solo e costa ad Anich sforzi immani, tra rari trasferimenti in carrozza e ben più frequenti marce a piedi, affrontate in ogni stagione e con ogni clima; ammalatosi infine nelle malsane paludi dell'Adige, si fa affiancare dal concittadino Blasius Hueber, cui insegna parte del suo sapere. Sarà quest'ultimo a portare a termine quella che all'epoca viene considerata la più fedele, articolata e stupefacente opera capace di raffigurare una regione alpina, l'Atlas Tyrolensis, che vede la luce sotto forma di elegante incisione in rame nel 1774 e riscuote un successo eccezionale. Nel frattempo, Anich è passato a miglior vita senza potersi godere i riconoscimenti (e il congruo vitalizio) assegnatigli da Maria Teresa d'Austria, mentre Hueber, ormai altrettanto conosciuto, viene incaricato di realizzare i rilievi per nuove mappe, tra cui quella del Vorarlberg. Alla ricerca di aiutanti, Hueber avvia alla cartografia il figlio Magnus e il nipote Anton Kirchneber: questo terzetto, insieme ad Anich, costituisce il leggendario gruppo di autodidatti chiamati Bauernkartografen, i "cartografi contadini".


Atlas Tyrolensis 1774 (fonte: Wikimedia Commons)

Sono questi i protagonisti di un'epoca breve e irripetibile, destinata a concludersi di lì a poco con l'avvento dell'istruzione obbligatoria (e dei topografi militari dell'Impero), ma in tutta l'Austria il loro ricordo è ancora vivo: per sincerarsene - e ammirare una copia dell'Atlas Tyrolensis - basta visitare il Ferdinandeum di Innsbruck, il museo regionale del Tirolo, o spostarsi a Oberperfuss, il loro villaggio natale. Qui si trova un altro museo, minuscolo ma delizioso, che raccoglie mappamondi, astrolabi e "ferri del mestiere" del duo Anich - Hueber, e nei paraggi ci si può incamminare lungo la comoda Peter Anich Weg, un piacevole sentiero nel verde. Molto più a ovest, sopra l'abitato di Rietz, merita sicuramente una visita la Anich Hütte, del club alpino austriaco, edificata su un poggio delle sue montagne di casa, le Alpi di Stubai; ben più arduo è raggiungere la Ramolhaus, bellissimo rifugio a 3005 metri di quota, poco lontano dal Passo del Rombo. Si tratta del punto d'appoggio ideale per salire la Anichspitze (3428 metri), intitolata al "nostro" circa un secolo dopo la sua scomparsa; il percorso non è banale, ma il panorama è meraviglioso e comprende molte delle vette glaciali della valle di Obergurgl e delle Ötztaler Alpen: il modo migliore – e il più spettacolare – per rendere omaggio al capostipite dei cartografi contadini!

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La montagna del vicino

Cosa succede sulle Alpi al di fuori dell'Italia? Quali segnali ci mandano i nostri vicini? Gli articoli presentati in questa rubrica non hanno la pretesa di esaurire un argomento tanto vasto, ma vogliono solo offrire qualche spunto a partire da piccoli episodi vissuti in qualità di "forestieri". Uno sguardo su quanti, a vario titolo, animano la montagna oltre confine: chi la abita, chi ci lavora, chi la amministra; chi si batte per difenderla e chi no. E, naturalmente, su una categoria quanto mai composita, controversa e folkloristica di cui tutti facciamo parte, quella dei turisti.

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