"La natura è più forte di noi: il ghiacciaio soffre, la montagna va in pezzi. Siamo alla frutta: per la prima volta nella storia chiudiamo il rifugio e ce ne torniamo a casa"
Emozione ed amarezza nelle parole di Bianco Lenatti, storico gestore del rifugio Marco e Rosa De Marchi Agostino Rocca, a quota 3.600, chiuso a causa degli effetti delle alte temperature sulle vie di accesso alla montagna

LANZADA. "È la prima volta nella storia, ma dovremo andarcene a casa. La situazione è sotto gli occhi di tutti, la vedete. Peggio di così non si può, siamo alla frutta. Mi dispiace, ma la verità è che la natura è più forte di noi".
Sono parole cariche di emozione e amarezza quelle che arrivano dalle alte vette del Bernina, dove i gestori del rifugio Marco e Rosa De Marchi Agostino Rocca, a quota 3.600 metri, sono stati costretti a chiudere i battenti e scendere a valle a causa degli effetti delle alte temperature di questa incandescente estate 2026 (qui l'articolo).
A parlare con un malinconico video è Bianco Lenatti, guida alpina e gestore del rifugio: "Si tratta di una situazione senza precedenti nella storia recente della montagna, di sicuro è la prima volta dall'anno di costruzione della struttura datata 1913".
Con il ghiacciaio in enorme sofferenza le vie d'accesso al rifugio e all'intero massiccio del Bernina infatti sono particolarmente pericolose ed esposte a frane e situazioni di rischio per gli escursionisti, così sia sul lato italiano che su quello elvetico si è preferito chiudere gli accessi alla montagna e quindi anche il rifugio, punto di riferimento fondamentale per chi affronta il Bernina dal versante italiano.
La chiusura del rifugio durerà "fino a nuove condizioni di fruibilità della montagna".













