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30 agosto | 10:19

“La sua resistenza comincia a vacillare: il ghiacciaio del Montasio è in sofferenza. Nella parte alta una grotta scavata della pioggia (e la fusione continua)”

Il punto della Carovana dei ghiacciai di Lagambiente, i cui esperti sono saliti negli scorsi giorni sul ghiacciaio del Montasio – in Friuli Venezia Giulia – per verificare lo stato di salute dell'unico corpo glaciale ancora esistente in regione, nonché il più basso di tutto l'arco alpino

“La sua resistenza comincia a vacillare: il ghiacciaio del Montasio è in sofferenza

UDINE. “Sulle Alpi italiane la crisi climatica non risparmia nessun ghiacciaio: anche quello più resiliente dell'arco alpino, il ghiacciaio occidentale del Montasio situato nel cuore delle Alpi Giulie, oggi appare in sofferenza”. A parlare sono i responsabili della Carovana dei ghiacciai di Legambiente, saliti in quota negli scorsi giorni per verificare lo stato di salute dell'unico corpo glaciale ancora esistente in Friuli Venezia Giulia. E i risultati, purtroppo, non sono incoraggianti.

 

“Anche se negli ultimi vent'anni ha perso in tutto 2-3 metri di spessore contro i 2 metri all'anno degli altri ghiacciai alpini, nel 2026 la sua 'resistenza' comincia a vacillare”. I responsabili di Legambiente hanno effettuato il sopralluogo insieme agli esperti dell'Università di Udine e al Corpo forestale del Friuli Venezia Giulia. Quello del Montasio, precisano, è il ghiacciaio “più basso dell'arco alpino, a una quota di 1900 metri sul livello del mare”, è esteso per sette ettari e monitorato da diversi anni, risentendo sempre più delle alte temperature e soprattutto della scarsità di neve.

 

La quantità di neve misurata con il bilancio invernale 2025-26, scrive infatti Legambiente sulla base dei dati di bilancio invernale eseguiti dall'Università di Udine, si colloca a metà strada tra quelle delle annate 2022 e quella del 2023, entrambe molto negative per tutti i ghiacciai dell'arco alpino: “Preoccupa anche il caldo anomalo registrato in questi mesi estivi. Il 28 agosto, per esempio, la minima è stata di 14 gradi e la massima di 22”.

 

“In quota – continuano – la Carovana dei ghiacciai ha anche trovato un ghiacciaio molto cambiato rispetto a quattro anni fa insieme al paesaggio circostante. Se nel 2022 appariva integro e maggiormente voluminoso, oggi si presenta appiattito e in parte annerito, ha perso parte della sua copertura detritica nella parte alta, ed è segnato da crolli di rocce. Emblema della sua sofferenza la grande cavità posta nel settore superiore del ghiacciaio e in parte crollata mentre Carovana dei ghiacciai la stava osservando. A cambiare è anche il paesaggio intorno al ghiacciaio, aumenta la presenza di licheni e altre specie pioniere guadagnano spazio, mentre più giù la vegetazione risale in quota con aceri, abeti rossi e betulle. Un segnale di quanto sia importante 'Governare le Alpi che cambiano' a partire dai ghiacciai più piccoli che sono l’emblema di quello che accadrà a quelli più grandi. Non va dimenticato che il Montasio si trova in una posizione privilegiata: è esposto a nord, è protetto dalle pareti dello Jôf di Montasio che lo ombreggiano e, con la loro conformazione ad imbuto lo alimentano con valanghe di neve, in più la copertura detritica presente lo protegge dai raggi del sole. Eppure, ciò non basta”.

 

Proprio di fronte alla situazione trovata in quota, i partecipanti all'iniziativa hanno dato vita anche a un flash mob ai piedi dello Jôf di Montasio, srotolando lo striscioneNon è caldo, è crisi climatica” per lanciare un monito e un appello.

 

“Dopo quattro anni dall’ultima volta – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia – siamo tornati sul ghiacciaio occidentale del Montasio, e lo abbiamo trovato completamente cambiato insieme al paesaggio circostante. In più il grande caldo di questa estate, che abbiamo toccato con mano salendo in quota, ha anche fatto sì che in diverse malghe non ci fosse più fieno e nemmeno acqua, mentre la vegetazione sta risalendo piano piano in quota rincorrendo il ghiacciaio. Di fronte a una montagna che cambia così rapidamente, dobbiamo imparare a governare e tutelare questi nuovi ecosistemi, preziosi anche per i servizi ecosistemici che possono offrire: dalla regolazione e disponibilità dell’acqua alla protezione del suolo, dalla biodiversità alla capacità di adattamento dei territori alpini. Proteggere questi nuovi paesaggi significa proteggere anche le funzioni essenziali che la montagna svolge per le comunità che la abitano, dentro e fuori le Alpi”.

 

“Anche il ghiacciaio occidentale del Montasio – dichiara Federico Cazorzi, Fondazione Glaciologica Italiana e Università di Udine – ha ben visibili i segni del cambiamento climatico. Il suo stato di salute ad oggi non è certamente felice. Nonostante negli ultimi anni abbia dimostrato di essere più resistente rispetto ai grandi ghiacciai alpini alla fusione dovuta al cambiamento climatico, quest’anno una combinazione sfortunata di scarse precipitazioni invernali e accentuate e prolungate temperature estive, fa sì che ci siano oggi gravi compromissioni strutturali. C’è una grotta scavata nella parte alta del ghiacciaio dalla pioggia, non c’è quasi più traccia di neve e siamo solo a fine agosto. Di fronte a noi ci sono ancora settembre e ottobre, la fusione proseguirà”.

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