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Sondrio
09 settembre | 22:20

“La trasformazione è sempre più veloce, ora il ghiacciaio è diviso in due settori: in due anni si è ritirato di 60 metri”

Il confronto fotografico è stato condiviso dagli esperti del Servizio glaciologico lombardo e mostra il rapido cambiamento vissuto in due anni dal ghiacciaio di Dosdè Est – tra il 2024 e il 2026. “Le attuali condizioni climatiche – scrivono – causate dalle emissioni antropiche di gas climalteranti, non sono più compatibili con la sopravvivenza della maggior parte dei ghiacciai alpini, che sono ormai da considerare dei 'fossili climatici'”

“La trasformazione è sempre più veloce, ora il ghiacciaio è diviso in due settori: in due anni si è ritirato di 60 metri”

TRENTO. Mentre l'arrivo di una nuova perturbazione ha portato a un sensibile calo delle temperature in diverse zone del centro-nord, dalle montagne continuano ad arrivare testimonianze dirette legate all'impatto che la caldissima estate 2026 – la più calda mai registrata in molte aree, Trentino compreso, superando anche la fatidica stagione 2003 – e, più in generale, le ultime annate hanno avuto sulle prime “sentinelle” del cambiamento climatico: i ghiacciai.

A condividere un suggestivo confronto fotografico legato al ghiacciaio di Dosdè Est, nel territorio comunale di Valdidentro in provincia di Sondrio, sono gli esperti del Servizio glaciologico lombardo, che già la scorsa settimana avevano mostrato la drammatica accelerazione subita dal processo di fusione nell'ultimo anno sul ghiacciaio di Ponciagna, sul versante nord-orientale del Pizzo Stella, in Val di Lei (sempre in Provincia di Sondrio).

“Negli ultimi due anni – scrive il Sgl nel riportare l'evoluzione del corpo glaciale – il ghiacciaio è andato incontro a una trasformazione sempre più veloce. Al forte ritiro di quello che rimane della lingua valliva (-60 metri) si è aggiunta un'accentuata perdita di spessore, che ha provocato la definitiva divisione dell'apparato in due settori. Le attuali condizioni climatiche, causate dalle emissioni antropiche di gas climalteranti, non sono più compatibili con la sopravvivenza dei ghiacciai alpini, che sono ormai da considerare dei 'fossili climatici'”.

 

A spiegare nel dettaglio il processo a il Dolomiti era stato il glaciologo e fondatore del Servizio glaciologo lombardo, Antonio Galluccio, inviando al nostro giornale un'analisi sullo stato dei ghiacciai alpini alle medie quote e sulle modificazioni che le terre alte si trovano a subire in epoca di crisi climatica.

 

Le lingue che scendono ancora sotto i 3000 metriscriveva – sono transeunti, sono condannate a disgregarsi assai prima di quanto potevamo aspettarci fino a pochi anni fa. Come attestato da modelli attendibili e puntuali, resisteranno per alcuni decenni solo gli ambiti glaciali che attingono ai quattromila metri di quota: Monte Bianco, Oberland Bernese, Monte Rosa, Bernina. Dall'Argentera al Canin le nostre montagne non sono dunque più le stesse, e per molto tempo non torneranno all'aspetto che abbiamo fin qui conosciuto. Forse mai più. Resteranno i milioni di fotografie, le cartoline, i lavori scientifici, le ricostruzioni storiche, la cartografia a perpetuare in qualche modo la memoria”.

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