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Trento
11 agosto | 23:24

“Il ghiacciaio dell'Adamello, 10 anni dopo: due immagini satellitari raccontano in modo immediato la trasformazione del più grande corpo glaciale delle Alpi italiane"

A condividere gli scatti sono gli esperti di Ingv Ambiente, che sui social sottolineano come il confronto fotografico mostri anche un altro cambiamento significativo: “In dieci anni la fronte della lingua del Mandrone, principale sbocco del ghiacciaio, è arretrata di circa 550 metri, secondo i dati della Fondazione glaciologica italiana”

“Il ghiacciaio dell'Adamello, 10 anni dopo: due immagini satellitari raccontano in modo immediato la trasformazione del più

TRENTO. Quando si parla di crisi climatica e di ghiacciai, il confronto fotografico è uno degli strumenti più forti a disposizione per mostrare direttamente e “senza filtri” gli effetti del continuo aumento delle temperature nel mondo delle terre alte. Solo pochi giorni fa la Commissione glaciologica della Sat (Qui Articolo) aveva condiviso due scatti, realizzati sulla Presanella a distanza di soli tre anni: un lasso di tempo brevissimo, ma ormai sufficiente in alta montagna “per assistere a trasformazioni profonde del paesaggio glaciale”.

 

Allargando lo sguardo, un paragone analogo è stato condiviso oggi dagli esperti del Dipartimento ambiente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, per mostrare i profondi cambiamenti che, in appena 10 anni, ha subito il più grande dei ghiacciai delle Alpi italiane: il ghiacciaio dell'Adamello.

 

Le foto condivise sono immagini satellitari, catturate rispettivamente il 7 agosto 2016 e il 5 agosto 2026 dal servizio Copernicus. E il paragone, osservando l'intera superficie del corpo glaciale, è impressionante.

“Due immagini satellitari – scrive Ingv Ambiente – acquisite quasi nello stesso giorno a distanza di dieci anni, raccontano in modo immediato la trasformazione del più grande ghiacciaio delle Alpi italiane. Nella prima, del 7 agosto 2016, si vede una copertura di ghiaccio e neve ancora ampia e continua. Nella seconda, del 5 agosto 2026, la superficie appare molto più scura: il ghiaccio è in gran parte scoperto e segnato dalla presenza di detriti”.

 

L'inverno 2025-2026, continuano gli esperti: “Ha portato poca neve sul massiccio dell'Adamello, lasciando il ghiaccio esposto alla radiazione solare prima del consueto. Le ondate di calore dell'estate hanno poi aggravato la situazione, con lo zero termico salito oltre i 4.900 metri, al di sopra delle cime più alte della zona. Il confronto – concludono – mostra anche un altro cambiamento significativo: in dieci anni la fronte della lingua del Mandrone, principale sbocco del ghiacciaio, è arretrata di circa 550 metri, secondo i dati della Fondazione glaciologica italiana”.

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