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Trento
11 giugno | 13:11

Ghiacciai trentini, copertura nevosa molto inferiore alle medie: i rilievi. “In alcuni settori è dimezzata, così rischi anche per la disponibilità d'acqua in estate”

E' questo quanto emerge dalle campagne di monitoraggio condotte nell'ambito della convenzione Sat-Pat-Muse per lo studio dei ghiacciai sul territorio provinciale: “Sul Careser, sul ghiacciaio de La Mare e sull'Adamello accumuli nevosi fino a quasi la metà delle medie stagionali”

TRENTO. Meno neve sui ghiacciai trentini: i primi rilievi primaverili confermano una stagione difficile. A riportarlo sono gli esperti di Sat, Provincia di Trento e Muse, che hanno portato avanti le campagne di monitoraggio per lo studio dei corpi glaciali sul territorio provinciale – con la partecipazione anche dell'Università di Padova e del Servizio glaciologico lombardo.

 

“I rilievi effettuati tra maggio e giugno sui principali ghiacciai trentini – dicono – confermano una stagione particolarmente povera di neve. Sul ghiacciaio del Careser, sul ghiacciaio de La Mare e sul ghiacciaio dell'Adamello l'accumulo nevoso risulta infatti fortemente inferiore alle medie degli ultimi anni, con valori che in alcuni settori si avvicinano alla metà di quelli normalmente registrati a fine primavera”.

 

La neve accumulata durante l'inverno rappresenta una protezione fondamentale per i ghiacciai durante la stagione estiva, nonché una riserva idrica strategica per l'intero territorio montano: “Un accumulo di neve ridotto – continuano infatti gli esperti – significa una minore protezione del ghiaccio sottostante dall'irraggiamento solare e una maggiore esposizione ai processi di fusione che caratterizzano i mesi più caldi dell'anno”.

 

L'attività, come anticipato, rientra nel monitoraggio annuale che gli enti coinvolti svolgono sui principali corpi glaciali del territorio, con l'obiettivo di misurare l'accumulo nevoso al termine della stagione primaverile e, successivamente, la fusione che interessa gli stessi ghiacciai alla fine dell'estate. Si tratta di un lavoro fondamentale per comprendere l'evoluzione dei ghiacciai alpini e il loro ruolo come indicatori dei cambiamenti climatici in corso.

 

Un trend del tutto simile da quello rilevato in Trentino era stato comunicato negli scorsi giorni dal Servizio glaciologico lombardo, che nel corso dei tradizionali rilievi nivologici sui ghiacciai della Provincia di Brescia aveva confermato una pessima stagione di accumulo nevoso, con scarti dalla media tra il -34% e il -43% in termini di equivalente in acqua della neve accumulata dal settembre dell’anno precedente.

 

Dalla Società meteorologica italiana è intanto arrivata la conferma della sparizione della copertura nevosa alla fronte del ghiacciaio Ciardoney (Gran Paradiso) il 9 giugno: si tratta del secondo dato peggiore in assoluto, dietro solo all'annus horribilis 2022.

 

“La stagione invernale 2025-2026 – dicono da Sat, Provincia e Muse – è stata caratterizzata da una nevosità ridotta, in particolare sul versante orientale delle Alpi. Come evidenziato da Fondazione Cima, lo Snow water equivalent nazionale è sceso a metà maggio a valori inferiori del 48% rispetto alla media del periodo, mentre il bacino dell'Adige presenta un deficit superiore al 56%. Le condizioni del Triveneto sono rimaste sotto la media per l'intera stagione”.

 

I dati raccolti sui tre principali ghiacciai monitorati confermano in definitiva una situazione coerente con quanto osservato a scala alpina e regionale, caratterizzata da una marcata riduzione dell'accumulo nevoso rispetto agli anni precedenti. Un dato confermato anche dalle autorità austriache, svizzere e tedesche nel tracciare un bilancio sulla stagione invernale 2025-2026 nelle Alpi centrali e orientali.

 

“E' un dato – concludono gli enti responsabili del monitoraggio trentino – che merita particolare attenzione. Un ridotto accumulo nevoso non riguarda infatti soltanto lo stato dei ghiacciai. La neve conservata in quota alimenta progressivamente torrenti, sorgenti, falde e fondovalle durante la stagione calda. La sua diminuzione, insieme a una fusione sempre più anticipata, può influire sulla disponibilità d'acqua nei mesi estivi e conferma come i cambiamenti climatici stiano modificando non solo il paesaggio glaciale, ma anche gli equilibri ambientali e idrogeologici delle montagne alpine”.

 

“I dati raccolti in primavera – concludono – saranno completati dalle misure di fine estate, che permetteranno di valutare il bilancio complessivo della stagione glaciologica e di comprendere quanto della neve residua sarà riuscita a proteggere i ghiacciai nel periodo più critico dell'anno”.

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