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Trento
30 maggio | 06:00

Caldo, caldissimo. Portata dell'Adige -50% rispetto alla media e manca neve in quota: i dati. Scattano le prime ordinanze per emergenza idrica in Alto Adige

Il punto sulla questione idrica in Regione: in Trentino la portata dell'Adige è dimezzata rispetto alla media storica – con un trend simile anche per Brenta e Sarca – e in quota la copertura nevosa è scarsa. Nel frattempo, in Alto Adige scattano le prime ordinanze per limitare il consumo di acqua

TRENTO. Mentre l'attuale ondata di caldo sul Trentino (e non solo) è destinata a durare ancora fino a domenica, portando a temperature già pienamente estive e ben sopra la media (Qui Articolo), sul fronte delle risorse idriche il trend sul territorio provinciale è negativo – mentre in Alto Adige scattano già le prime ordinanze per limitare l'utilizzo di acqua. Ma procediamo con ordine.

 

Il Trentino: giù le portate dei fiumi, reggono i bacini

 

Tracciando un quadro d'insieme della situazione ad oggi in Trentino, infatti, per gli esperti dell'Ufficio dighe della Provincia si può parlare di una fase di transizione, tra un periodo generalmente in media – la prima parte dell'anno, nella quale comunque il livello dei fiumi è stato spesso inferiore ai valori attesi, Qui Articolo – e uno che, ad oggi, inizia a confermarsi moderatamente secco. Ad aiutare, innanzitutto, ci sono sicuramente i dati di riempimento sostanzialmente in linea dei bacini maggiori Santa Giustina in primis –, mentre per i corsi d'acqua la situazione si presenta più complicata.

 

Guardando in particolare all'Adige, negli ultimi giorni la portata del principale fiume trentino all'altezza del Ponte di San Lorenzo è stata di circa il 50% inferiore rispetto al valore medio annuale, pur rimanendo su livelli attualmente superiori alle soglie di sicurezza. A livello numerico, nella mattinata di ieri la portata del fiume era pari a circa 150 metri cubi al secondo, poco più della metà del valore atteso per maggio – circa 280 metri cubi – e leggermente in crescita grazie all'apporto della maggior fusione in quota dovuta alle altissime temperature di questi giorni.

 

Per intenderci, il valore limite per i prelievi nella zona del Rodigino – dove già nelle scorse settimane era arrivato un allarme sul fronte della disponibilità idrica in vista dell'estate, Qui Articolo – è di 80 metri cubi al secondo a Boara Pisani; limite al di sotto del quale non si riesce più a impedire la risalita del cuneo salino.

 

E la situazione è simile anche per altri corsi d'acqua sul territorio: la portata del Brenta segna infatti un -58% rispetto al valore medio degli ultimi 40 anni, il Sarca un -30%. Rispetto al passato però, a peggiorare la situazione è la scarsa – per non dire scarsissima disponibilità di neve in quota. Ad oggi non si può infatti sperare in massicci apporti di acqua di fusione: in generale, nonostante siano ancora diverse decine i milioni i metri cubi di acqua immagazzinati in quota in Provincia, rispetto ai valori storici questo valore si conferma inferiore del 90% per quanto riguarda il bacino del Brenta, del 70% per quello di Noce e Avisio e del 60% per quello del Sarca.

 

Visto il periodo dell'anno – la maggior parte della fusione, a questo punto, è già avvenuta – in termini assoluti non si parla di valori straordinari, ma la scarsità di copertura nivale si traduce, inevitabilmente, in una maggior dipendenza dalle condizioni meteorologiche e dalla frequenza delle piogge – attese comunque in Trentino a partire dalla settimana prossima (Qui Articolo).

 

Migliore invece, come anticipato, il quadro sul fronte dei bacini: attualmente il lago di Santa Giustina conta circa 100 milioni di metri cubi di acqua stoccati. Il riempimento è al 50% del totale, ma sostanzialmente in media per il periodo dell'anno. A Forte Buso si è invece leggermente sotto media-30% – con 12 milioni di metri cubi immagazzinati. A Stramentizzo si è invece addirittura al di sopra del valore storico +10% – con un totale di circa 8 milioni di metri cubi d'acqua.

 

L'Alto Adige: “Riserve idriche prosciugate dal caldo record?”. A Merano scattano l'ordinanza per limitare i consumi

 

Nel frattempo in Alto Adige è già arrivata un'ordinanza per “l'emergenza idrica” in corso sul territorio. A firmarla è la sindaca di Merano, Katharina Zeller, che sottolinea come “a fronte della persistente scarsità di acqua potabile e del conseguente abbassamento delle riserve idriche” si sia deciso di “limitare l'uso di acqua potabile per scopi di annaffiamento nella zona di Maia Alta, Merano Centro e Sinigo”.

 

L'ordinanza prevede “un divieto rigoroso di irrigazione nella fascia oraria compresa tra le 5 le 22” nelle zone di riferimento “al fine di ridurre gli sprechi e favorire un impiego più sostenibile delle risorse idriche nelle ore di maggiore evaporazione. Inoltre, nelle suddette zone vige fino a revoca il divieto di riempimento di piscine, di lavaggio delle macchine o di altre attività, nelle quali l'acqua potabile viene utilizzata per scopi che non siano di importanza vitale”.

 

Un appello specifico è rivolto anche alle attività economiche e al settore agricolo, invitati ad adottare un uso “estremamente parsimonioso ed efficiente dell'acqua”. “L'acqua – dice infatti la sindaca – è un bene prezioso e limitato, che richiede la responsabilità e la collaborazione di tutte e tutti. Con questa ordinanza chiediamo un contributo concreto alla cittadinanza, alle imprese e al mondo agricolo affinché l'acqua disponibile possa essere garantita anche nelle prossime settimane per gli usi essenziali. Ogni gesto di risparmio, anche il più piccolo, è importante. Confidiamo nel senso civico della popolazione e ringraziamo sin d'ora cittadine, cittadini e operatori economici per il supporto e la collaborazione in questa fase delicata”.

 

Già la scorsa settimana la Provincia di Bolzano aveva lanciato un'allerta per la poca presenza di neve in montagna e il conseguente rischio di carenza idrica sul territorio. L'osservatorio permanente sugli utilizzi idrici aveva dichiarato il primo livello di allerta per il bacino idrografico dell'Adige, lanciando un appello per l'utilizzo parsimoniosa dell'acqua in tutta la Provincia.

 

Ad intervenire sulla questione è anche Eurac Research, che ha posto a due esperti del centro di ricerca bolzanino – l'idrologo Giacomo Bertoldi e la climatologa Alice Crespi – una domanda chiara: “Il caldo record sulle Alpi prosciuga le riserve idriche?”. Guardando agli ultimi giorni, spiega Bertoldi, nelle scorse notti in diverse località della valle dell'Adige sono state registrate minimetropicali”, quindi superiori ai 20 gradi, con lo zero termico schizzato a 4000 metri di quota.

 

“Il cambiamento è stato improvviso – spiega – fino a metà maggio faceva molto freddo. Domenica 18 ha perfino nevicato in Marmolada e tantissime persone sciavano su una neve polverosa come quella che si trova a gennaio”. Poi, la situazione è cambiata rapidamente: “Il clima si sta trasformando – dice Crespi – e sta rendendo questi eventi sempre più frequenti. In uno studio abbiamo analizzato le ondate di calore e gli eventi di siccità che hanno colpito il bacino dell'Adige dal 1950 al 2023. Queste condizioni, in combinazione con la fusione anticipata della neve e la persistenza dei periodi senza piogge, possono aggravare la diminuzione della portata dei fiumi e aumentare lo stress idrico. Bisogna poi considerare un altro fattore: il momento dell'anno in cui un'ondata di calore si verifica influisce enormemente sulla gravità dei suoi effetti. A fine primavera, quando le riserve idriche devono ancora sostenere l'estate, le conseguenze possono essere particolarmente severe”.

 

In questa fase infatti, spiega ancora Bertoldi: “Il clima, in larga parte per nostra responsabilità, non riesce più ad usare con parsimonia le sue riserve. Si riesce ancora ad accumulare neve nelle ondate fredde, ma poi queste ondate di calore intense (e spesso molto più durature di quelle fredde) dissipano in fretta le nostre risorse idriche, i ghiacciai perdono velocemente la loro coperta invernale. Le nostre azioni hanno cambiato il clima, che oggi non è più un gran risparmiatore, è diventato una cicala che spreca tutto in fretta e allegramente. Di fronte a questa situazione, se il clima è così 'spendaccione', noi come società dobbiamo 'risparmiare' di più, gestire più oculatamente le nostre risorse idriche e non farci trovare impreparati”.

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